Immigrazione come la Shoah, meglio tardi che mai

In diverse prese di posizione, la Chiesa italiana ha condannato con un’asprezza raramente riscontrata il comportamento verso i disperati che cercano di raggiungere le nostre coste su natanti di fortuna. Addirittura l’indifferenza dell’opinione pubblica è stata paragonata a quella durante la Shoah. Parallelo più che condivisibile nel merito, tuttavia assolutamente tardivo. Sono mesi che questo governo attua una precisa campagna di criminalizzazione del fenomeno immigratorio, sotto il ricatto della Lega che vuol evidentemente diventare la forza politica egemone nel Nord Italia. Pardon, in Padania (Alberto Leoncini).


Ma nessuno vuole togliere le responsabilità al presidente della Camera, Fini, che oggi fa il garante dei Diritti dell’Uomo e dei valori più alti, dopo aver affiancato il suo nome a quello di Bossi nella famosa legge che ha segnato un ulteriore passo indietro nella gestione del fenomeno immigratorio. Salvo poi recitare stucchevoli teatrini in occasioni come la commemorazione del dramma di Marcinelle, nelle quali ci si ricorda che fino ai primi anni ’70 i marocchini eravamo noi.

Non  solo: questa è solo l’ennesima tragedia, perché sarebbe ora di iniziare a chiamare questi fatti con il loro vero nome, a cui vanno anche riallacciate le innumerevoli situazioni di sfruttamento bestiale della manodopera, specie in agricoltura, a fronte di salari irrisori, caporalato e vita in condizioni indegne anche per gli animali da soma.

Mi si scuserà lo scetticismo, ma io leggo tale intervento della Chiesa non come un onesto richiamo ai grandi valori che dovrebbero contraddistinguere un Paese civile, quanto piuttosto un tentativo di scaricare Berlusconi e il suo governo sia perché indifendibile moralmente, sia perché la sua maggioranza non è così granitica come da ogni parte si vuol far credere. Mi ha suffragato in questa analisi anche un articolo apparso in prima pagina sull’allineatissimo  “Corriere della Sera” venerdì 21 agosto sulla situazione di Alitalia nella quale veniva nettamente condannata la scelta berlusconiana, che ha portato ai noti esiti… Un segnale sospetto in un Paese dove l’informazione è ferramente controllata. Non parliamo poi dei continui ricorsi alla fiducia che caratterizzano molti passaggi parlamentari.

Poco importa  alla fine se, ad esempio, verrà fatto un bel regalo alle organizzazioni mafiose con la prevedibile nascita di una “sanità in nero” e parallela per gli irregolari che non accederanno alle strutture pubbliche con il timore della denuncia. Come sono lontani i tempi nei quali la RAI, trasmettendo una puntata di “Un medico in famiglia”, la famosa fiction, ha dovuto far scorrere nella puntata seguente una comunicazione che enunciava l’assenza del pericolo di denuncia per gli immigrati privi del permesso di soggiorno che si fossero rivolti a strutture sanitarie pubbliche, perché nella puntata precedente, appunto, era apparso che la denuncia fosse un ricatto possibile. Era l’Italia di inizio anni duemila, non certo il paese della cuccagna!

Oggi noi ci trastulliamo con il rimpallo di responsabilità fra Roma, La Valletta e Bruxelles…. Un ottimo diversivo, perché è arcinoto che le istituzioni comunitarie non faranno nulla per supportare i Paesi di arrivo nell’accoglienza. Anzi! L’Europa, e sarebbe ora di dirlo, con gli immigrati sbarra la porta, e la civilissima e socialista Spagna si è resa protagonista di episodi di repressione a Ceuta e Melilla che sarebbero degni della polizia della Germania Est! Non parliamo poi della Grecia e del confine a Est.  Che questo sia l’andazzo della Comunità Europea non mi sembra una buona ragione per rinunciare ad utilizzare il cervello, e, magari anche il cuore.

Mi sono sempre dichiarato contrario alle varie “giornate della memoria”, sia perché in quella per antonomasia (27 gennaio) vengono sempre menzionati gli ebrei, che chiaramente nessuno vuole dimenticare, e mai gli altri quattro milioni di vittime dei lager nazisti (e anche qui ci sono morti di serie A e morti di serie B) come zingari, sacerdoti, omosessuali, dissidenti, portatori di handicap… sia perché questo tipo di ricorrenze sono l’occasioni per disgustose passerelle per i politicanti di turno che le sfruttano per proprie finalità elettorali. C’è un motivo superiore, però, per il quale io aborro le ricorrenze di questo tipo: perché i drammi umani consumatisi in quei frangenti storici si ripetono, immutati, in ogni dove nel mondo. Non sarebbe un modo più serio, umano, leale e onesto impegnarsi ogni giorno perché genocidi e pulizie etniche varie non accadano più invece di mostrare filmati strappalacrime pronunciando le famose, ipocritissime, parole “mai più” quando in realtà quegli eventi si stanno replicando nel preciso istante delle commemorazioni? Non è che si tratti dell’ennesimo stratagemma per tacitare la coscienza del nostro bel mondo-tutto-intorno-a-te?

Ma probabilmente è più importante avere il parquet in legno tropicale in salotto e trovare, sui banchi del mercato, le banane ad un prezzo più passo delle mele coltivate fuori porta. Se non lo chiamate silenzio assordante suggeritemi un sinonimo.

Alberto Leoncini

albertoleoncini AT libero.it

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