di Nereo Villa Sostenendo che le vigenti norme del 1984 sui Patti Lateranensi limitano l’intervento della Chiesa nella legislazione italiana, la maggior parte degli attuali politici dimostra di non avere per nulla letto almeno il comma 2 dell’art. 7 della Costituzione, oppure di avere completamente rimosso la propria facoltà di giudizio critico. Tale comma infatti recita: “Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”! Il giudizio critico dovrebbe far chiedere: cosa significano queste parole? Significano che la cosiddetta revisione del 1984 è semplicemente essa stessa la modificazione dei Patti, oppure che ne è l’abolizione, la cancellazione, l’annullamento? Detto con altre parole: se è vero – come è vero – che la revisione del 1984 era partita dalla convinzione, maturata dagli anni ’50 agli anni ’80, che l’art. 7 era contraddittorio (in quanto affermava che lo Stato italiano era cattolico e contemporaneamente laico, vale a dire che era e non era laico, e/o che era e non era cattolico, assunto logico della serie “un po’ di qui e un po’ di là”, alla Panariello!), perché non si volle cambiare tale art. 7? Qual’è la logica che ha fatto credere assennato il liberarsi di una contraddizione concordando “dalle due parti” che la sua modifica non esigesse alcun “procedimento di revisione costituzionale”? Se una legge è contraddittoria, dovrebbe essere considerato contraddittorio anche tutto quanto si fa in relazione ad essa. E se, oltretutto, essa è illegale, dato che la logica sta alla base del diritto, dovrebbe essere considerata anticostituzionale. Infatti il senso della revisione dei Patti Lateranensi attuata nel 1984 non stabilisce affatto che il cattolicesimo non sia la religione di Stato. Dunque si tratta di una revisione fasulla, dato che l’art. 7 della Costituzione dice che i rapporti fra Stato e Chiesa “sono regolati dai Patti Lateranensi”. Dunque, per la Costituzione italiana, tali patti sono vivi e vegeti, mentre per la revisione del 1984 dovrebbero essere vivi solo in apparenza, e dunque realmente morti e sepolti.. Fra il testo della Costituzione e quello della revisione esiste perciò una contraddizione maggiore di quella precedente che si voleva risolvere, in quanto tale revisione non eliminò la contraddizione dell’art. 7, ma la sostituì con un’altra ancora più grave, vale a dire col citato illogico comma 2 in cui da ambo le parti si dice: “Siamo tutti d’accordo: le modifiche non richiedono procedimento di revisione. Ma una modifica che non chiede revisione, è una modifica? È una revisione? O non è forse questa un’espressione sintomatica, percepibile da tutti (basta leggere la Costituzione) dello stile gattopardiano per cui tutto deve cambiare affinché nulla cambi? È pertanto naturale, secondo me, che la Chiesa talloni lo Stato italiano al rispetto degli accordi. Fino a quando non si modifica la Costituzione nell’art. 7, comma 2, la Chiesa ha tutto il diritto – nel senso strettamente giuridico della parola – di esigere che lo Stato italiano abbia un carattere teocratico (e non laico, come molti politici fanno mostra di credere). Così come stanno le cose, l’Italia continua ad essere, proprio in forza della sua Costituzione, uno Stato cattolico, e la laicità dello Stato un’illusione. Pur non essendo un credente nella filosofia teoretica, credo che abbia ragione Emanuele Severino quando dice che “sono gli italiani a dover decidere se vogliano o no mantenere il diritto della Chiesa a intervenire nella legislazione italiana” (da Emanuele Severino, “Nascere”), e che se si vuole evitare tale invadenza occorre cambiare l’art. 7 della Costituzione. Chi saranno i politici che opteranno per lo Stato laico reale, coloro che si basano sulle norme dei 1984, o coloro che si basano sulla buona novella? In questo secondo caso, c’è da chiedersi se costoro l’hanno letta. Il Vangelo infatti principia con la tradizione che fa capo ad un esattore fiscale, Matteo, che testimonia la propria conversione nel seguire chi ha il coraggio di rovesciare i banchi (banche) e di frustare i cambiavalute ed i venditori di “colombe”, cioè di pensieri pensati per la frode e per “Società per Azioni” cruente, monopolizzate da manipolatori di capitali; ieri come oggi: la cosiddetta Banca d’Italia è infatti una S.p.A. privata, a scopo di lucro, e nessuno lo sa! Anzi, tutti lo sanno, e nessuno lo dice…
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