Il dolce totalitarismo

Se noi proviamo ad osservare le trasformazioni sociali ed urbanistiche che sono in atto nelle nostre città o paesi siamo colti da un senso di disgregazione e non appartenenza sempre crescenti. L’ideologia che si sta imponendo è quella del nichilismo distruttivo, passivo. di Ludovico Polastri

Personalmente ritengo il nichilismo una ideologia positiva nel momento in cui spogli e liberi l’individuo da dogmi e retaggi culturali tali da farlo porre, solo e nella propria intimità, di fronte alla consapevolezza del proprio esistere. Il nichilismo è l’unica strada da percorrere se ci si vuole porre sullo scomodo crinale della propria esistenza; è lo strumento più potente e pericoloso che ha l’individuo per misurarsi con il proprio sé. Tuttavia quando questa ideologia diventa strumento per imporre subdolamente un totalitarismo negativo, volto al dominio delle persone e dei loro modi di comportamento, allora diventa l’arma più micidiale e perversa che l’uomo possa mettere in campo. Prenderò come esempio paradigmatico la città di Brescia, seconda città della Lombardia e che conosco, esempio-tipo della mutazione sociale di una zona fino a poco tempo fa altamente industrializzata e che sta attraversando un periodo di trasformazione molto complesso e difficile. Insomma la tipica città della provincia italiana. Consideriamo il progetto che il comune di Brescia ha affidato al noto architetto di fama internazionale Daniel Liberskind per riorganizzare i futuri nuovi uffici comunali. La presentazione del progetto è avvenuta con toni trionfalistici, occasione irripetibile per proiettare la città verso un’innovazione architettonica. La zona scelta è periferica, ex agglomerato industriale ormai dismesso. In verità come si può osservare è un vero obbrobrio (1), un non senso sia estetico che funzionale. Un vero pugno nell’occhio per una persona che ha un normale senso del “bello”. Questo è un esempio di nichilismo architettonico e culturale. A Brescia ci sono altri fulgidi esempi di nichilismo. Prendiamo il tanto decantato termovalorizzatore. E’ il monumento all’inefficienza energetica: un mega impianto da 800.000 tonnellate l’anno, che produce un decimo dell’energia erogata da una normale centrale turbogas. Per contro il suo costo impiantistico per mega watt è cinque/sei volte tanto. Solo il 20% del potere calorifico presente nei rifiuti viene recuperato, contro il 55% di una centrale turbogas. Poco importa se nel latte di alcune aziende nei dintorni della città si è recentemente scoperta una presenza di diossine fuori norma (2). Chi se ne frega se si nota un’elevatissima incidenza di tumori al fegato. Il registro tumori dell’ASL tranquillizza tutti: è colpa dell’abuso di alcolici (3). Il territorio bresciano è, dulcis in fundo, disseminato di discariche. Le discariche in provincia di Brescia nel 2006 Data P.G. Ditta Comune Tipo 10.8.2006 CERCA Srl TRAVAGLIATO (Santella Madonna Valverde) RCA (Amianto) 14.3.2006 BETTONI Spa TRAVAGLIATO (cascina Rinascente) INERTI 7.8.2006 PROFACTA BRESCIA RCA (Amianto) 6.8.2004 FAECO Spa BEDIZZOLE PERICOLOSI 19.4.2005 SYSTEMA AMBIENTE Srl MONTICHIARI PERICOLOSI 19.6.2003 GEDIT Spa MONTICHIARI PERICOLOSI 20.7.2006 ASM Brescia CASTEGNATO NON PERICOLOSI 8.8.2006 D.R.R. CAZZAGO S. MARTINO (Macogna) NON PERICOLOSI 3.8.2006 MONTICHIARIAMBIENTE Spa MONTICHIARI NON PERICOLOSI 17.10.2005 ECOETERNIT Srl MONTICHIARI NON PERICOLOSI 5.7.2005 PANNI ANGELO & FIGLI Snc BEDIZZOLE INERTI 20.3.2006 CAVA INFERNO Srl GHEDI INERTI 8.8.2006 RE.T.I. Srl PADERNO FC INERTI E allora a cosa serve questo mostro che sparge al disopra della città particelle tossiche? Se prendiamo la stampa locale notiamo linee editoriali volte a tranquillizzare la popolazione, a negare le apparenze. Sul “Giornale di Brescia” di sabato 27 giugno viene riportato che dall’indagine condotta dall’istituto superiore di sanità commissionata dal Comune di Brescia a proposito della presenza di inquinanti organici ed inorganici che riguardano la città emerge che “ Non c’è posto al mondo che non sia inquinato e che a Brescia, dove la popolazione è tenuta sotto controllo, non si evidenzia alcuna alterazione dello stato di salute dei cittadini dovuto a contaminazioni ”, ed a proposito della nota zona cittadina inquinata da PCB (zona ex Caffaro) si legge” che la presenza di “forzanti ambientali sull’area bresciana dovute all’alta antropizzazione passata ed attuale (ex Caffaro) la situazione nel suo complesso può ritenersi in linea con le altre aree”. Non la pensa così il sito del ministero della salute alla pagina “Emergenze sanitarie” in sui si scrive:” Il dato più significativo è l’anomala incidenza di tumori che si registra a Brescia, sia per quanto riguarda il totale dei tumori maligni sia per alcune sedi tumorali che costituiscono noti organi bersaglio dei cancerogeni prodotti dalla Caffaro e presenti in concentrazioni elevate nelle matrici ambientali. Il confronto dei dati del Registro Tumori territoriale bresciano colloca Brescia al vertice dei tassi di incidenza rispetto i dati degli altri registri tumori italiani. I tassi più alti si registrano per il tumore del fegato sia nei maschi sia nelle femmine”. (http://www.emergenzeiss.it/content/view/267/77/) . Si banalizzano fatti di cronaca nera, si censurano denunce di cittadini non “allineati” ai poteri che controllano la città. I poteri economici, rappresentati dalle banche, diventano “risorsa per il territorio”, “motore indispensabile per l’economia”, “portatori di valori etici e sociali” (4) “promotori di manifestazioni culturali e di solidarietà, addirittura lottano contro l’esportazione delle armi, quando nel consiglio di amministrazione di una delle banche più influenti siede Beretta, proprietario della nota industria armiera (5). La recente farsa del caso A2A (6) ha mostrato inoltre ai più attenti la guerra intestina per accaparrarsi il potere dei servizi necessari alla cittadinanza come viatico per altri insediamenti in ruoli chiave del potere locale. Ricordo che A2A è la cosiddetta multiutility milanese-bresciana, decantata come “fiore all’occhiello della città”, monopolista di tutti i servizi cittadini. Una roccaforte politico-economica che fa pagare alla cittadinanza prezzi esorbitanti per i propri servizi. Se per caso un utente si dovesse ribellare o protestare, la ritorsione è immediata. La multiutility ha sempre ragione, non sono tollerate dissonanze con la “perfezione” che il potere centrale desidera. E gli organi di stampa non possono pubblicare inefficienze o proteste troppo marcate della cittadinanza. Il recente scontro politico che ha voluto l’allontanamento del precedente presidente è stata la cartina tornasole che ha dimostrato come, poiché era cambiata la bandiera politica in comune, anche il presidente doveva per forza cambiare. Querelle che si è risolta a colpi di carta bollata ed in tempi record (quando per i comuni mortali per avere giustizia ci si impiega anni). Ulteriore esempio nichilista è lo sventramento del sottosuolo della città per la costruzione della metropolitana, opera pubblica totalmente inutile sia per il volume esiguo di utenti che ne usufruiranno sia perché il cittadino bresciano ama in modo viscerale la propria automobile disprezzando i mezzi pubblici che sono invasi solo da stranieri. E a proposito di stranieri Brescia è la seconda città della Lombardia per tasso di immigrazione ed ormai diventata capitale europea per incontri multietnici e razziali (7). Ci sono plessi scolastici dove la percentuale di bambini stranieri arriva all’80% e le carceri cittadine sono occupate per il 70% da queste persone. I problemi di convivenza sono notevoli ma sempre occultati e negati dal potere politico locale e dalla stampa che invece li ritrae sempre come persone volenterose di integrazione. Eppure aprendo un giornale locale i fatti di cronaca nera sono quasi tutti imputabili a cittadini stranieri. Riporto una testimonianza di una ragazza, testimonianza censurata, ovviamente, dalla stampa locale: «Sono donna e ho 19 anni. Vivo a San Polo Vecchio al confine con due quartieri (San Polo nuovo e San Polino) in cui il tasso di criminalità è veramente alto. Abito a 10 minuti dal centro da cui passo tutti i giorni per andare a scuola, quindi direi che vivo benissimo la situazione bresciana. Adesso siamo in luglio e io personalmente dal mese di settembre (inizio della scuola) ho subito 6 tentativi di scippi (in autobus, in stazione) tutti in pieno giorno, ho visto uomini stranieri masturbarsi per le vie del centro in pieno giorno e sempre uomini stranieri strusciarsi su di me sull’autobus e palpare in ogni modo. So per certo che da sola in certe vie è meglio non andarci (vedi via San Faustino) e che quando fa buio è meglio non prendere un autobus nè aggirarsi in città senza essere almeno in una decina. So che quando vado in giro in macchina da sola devo sempre abbassare le sicurezze perchè in certi luoghi (Ospitaletto, Mandolossa) potresti trovarti un trans nudo/a in macchina oppure qualcuno potrebbe aprirti la portiera e rubarti tutto ciò che hai. Ho subito 2 furti in casa nel giro di pochi mesi e tutti da parte di zingari residenti a Buffalora e dopo che il sindaco e il parroco gli hanno fornito cibo, istruzione, luce, gas, acqua corrente e pure una cascina tutta per loro hanno deciso di incendiarla perchè non gli piaceva come erano accomodati. In stazione (e anche in altri luoghi) spacciano di tutto e di più, defecano dove ne hanno voglia e se vedono che sei sola ti inseguono (facendo commenti) fino a che non trovi una buona anima che ti difenda. Questo è quello che vivo io tutti i giorni». Il Corriere della Sera recentemente ha dedicato un ampio servizio al degrado in cui è precipitato il centro storico a seguito dell’invasione di cittadini stranieri. Centro storico che dista pochi metri dal comune (8). Quello che ho descritto è l’esempio di Brescia, ma penso che anche i lettori possano trovare elementi similari nelle loro città. Viene da chiedersi da cosa sia alimentato questo disegno nullificante. La risposta sta nella creazione di una strategia volta a distruggere i valori fondanti l’individuo umano, come ad esempio la famiglia e i suoi spazi di aggregazione. Non a caso Brescia è una delle città lombarde a più alto tasso di divorzi, di convivenze e famiglie allargate (9) ed è la città in Italia con la più alta densità di centri commerciali (10), aree in cui la gente non ha tempo né voglia di comunicare spinta da un desiderio compulsivo di fare acquisti, territori asettici ed artefatti in cui nulla è reale e si vendono solo oggetti in franchising, esempio emblematico del prodotto globalizzato. Un eccesso bulimico di oggetti in vendita con la netta prevalenza della quantità sulla qualità, paradigma anch’esso del sistema capitalistico che sta distruggendo tutto. Si è arrivati dunque alla transmutazione della società in una massa omogenea di consumatori d’immagini e messaggi ad alto impatto figurativo e di “prodotti” che esaltano l’illusione dell’uomo di dominare il futuro: tutto ciò non è nient’altro che un gioco di potere. La massa segue la moda definita per mezzo dei media. Del resto la distruzione della critica intelligente dell’essere umano è la “conditio sine qua non” per l’indottrinamento che mette i cervelli umani all’ammasso. I giovani sono spinti a guadagnare immediatamente per non essere tagliati fuori dal gorgo consumistico, la conseguenza è un precoce abbandono degli studi che diminuirà la facoltà critica e costruttiva delle future generazioni (11). Questa è una testimonianza di una giovane ragazza che esprime tutto il suo disagio: «Voglio scappare perchè sono molto infelice, sono stufa degli uomini, di un lavoro noioso d’ufficio , di combattere con i centesimi, di aver comprato un appartamento a fatica (sono sola) che ora mi ritrovo a vendere perchè gli appartamenti vicino a me sono stati affittati ad extracomunitari che vi lascio solo immaginare come si comportano e in più mi importunano, perchè l’Italia fa schifo e non aiuta mai ma sopratutto non difende i deboli, perchè la mia città Brescia non la riconosco più, perchè ho 33 anni e sono stufa di uomini superficiali che pensano solo alla macchina, sono stufa di tirarmi per entrare nei locali più esclusivi dove passo le notti dei miei week end e mai mi fossi divertita una volta. Sono stufa di stare col tacco 12 in piedi con un drink in mano a fare a gara a chi se la tira di più, sapendo dentro di me che siamo solo una manica di stolti che lavorano un sacco tutta la settimana per permettersi di uscire e poi, uscire, è diventato ancora più faticoso e competitivo di lavorare Spero di trovare serenità e un pò di felicità. Voglio avere il tempo di pensare voglio essere, vivere, sentire, toccare qualcosa di vero, non le sedie del locale alla moda o la borsa di Gucci ». Al cuore del modello nichilista è possibile in definitiva scorgere un metodo per far fuori la società e la cultura tradizionale. Una tattica per prendere il potere. Dapprima si distruggono gli spazi abitativi costruendo case sempre più piccole, loculi abitativi che rendono impossibili i rapporti familiari, poi si dice che la cultura del diverso ti arricchisce quando in realtà distrugge la tua identità locale, poi si creano centri di aggregazione consumistici, infine, una volta disintegrato l’individuo, che rimane vittima di una solitudine devastante, lo si abbraccia in una sorta di “coperta” globalizzante che lo istupidisce e lo rende docile ai poteri forti. Anzi, li ringrazia, ne reclama la protezione. Questo è il metodo totalitario “dolce”, che evita disordini e rivolte sociali. E’ una presa di potere estremamente efficace. Un colpo di stato utilizzando il consenso pilotato della gente: un golpe completamente democratico.

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