Prova di evacuazione con ex-re. E’ successo qualche settimana fa che, “per caso”, l’erede di casa Savoia, Emanuele Filiberto, candidato alle elezioni europee per l’Udc si facesse fotografare a Susa assieme ad una classe mentre rientravano appunto dalla prova antincendio. Una situazione strumentale denunciata da un genitore di un alunno di quella scuola che proprio non ci tiene che la faccia di suo figlio minorenne compaia accanto a chi si fa propaganda elettorale. E lo stesso genitore ha fatto di tutto affinché quelle foto non venissero pubblicate con la faccia del figlio.
di Davide Pelanda
Paradossalmente, infatti, se ne sono accorti anche quelli del centrodestra che solo ora, dopo aver votato a favore della cosiddetta “riforma Gelmini”, tuonano contro la stessa: infatti, dopo aver saputo che in Piemonte la riduzione delle cattedre per le sole scuole superiori l’anno prossimo sarà di ben 572 mentre 1819 cattedre in totale si perderanno nelle scuole di ogni ordine e grado.
La Provincia più colpita dal provvedimento Gelmini è quella di Torino con 201 posti da insegnante in meno, mentre segue a ruota Cuneo con un taglio di 99 posti, poi Novara con 67, Biella con 47 docenti in meno, Alessandria con meno 46 insegnanti, fino ad arrivare ad Asti con solo 26 tagli di posti di lavoro.
Ma paradossalmente il primo politico del centrodestra ad essere molto arrabbiato per la situazione che si verrà a creare è Raffaele Costa, presidente della Provincia di Cuneo, entrato da poco nella Pdl, non è d’accordo con questi tagli che dice essere troppo rilevanti, e che quindi si dice pronto «a difendere le nostre scuole e pronti a collaborare con lo Stato e con la Regione per risolvere la situazione».
Anche in casa Udc e Lega si dicono preoccupati per l’effetto dei tagli che verranno effettuati dal prossimo anno scolastico sulla scuola. Mi riferisco, nello specifico, ad alcuni esponenti politici che, nelle ultime settimane, si dicono preoccupati per la situazione che si verrà a creare in alcune vallate piemontesi.
Ci si chiede da più parti come la stessa Udc quando si doveva votare al Governo la “riforma Gelmini” si sia astenuta invece di contrastarla. Sono altresì preoccupati della situazione dei tagli i genitori rappresentanti dei vari Consigli d’Istituto che chiedono, al di là della coloritura partitica, di difendere la scuola pubblica, istanza cui gli stessi genitori dicono che “non rinunceremo per nessun motivo”.
Ma se le risorse per il funzionamento ordinario delle scuole sono diminuite, fino in alcuni casi a venir meno, le risorse per pagare il normale materiale di cancelleria, la colpa secondo il ministro in persona, è sicuramente dei presidi che se non sanno dirigere cambi mestiere: «A un dirigente scolastico – dice la ministra – è richiesto di dirigere una scuola e io credo che debba assumersi oneri e onori. Deve finire l’abitudine di fare politica, a fare comunicazione, a scaricare sul ministero le responsabilità».
Nonostante le strigliate ministeriali e che in cassa non ci siano più euro, alcuni presidi sono stati costretti a chiedere contributi alle famiglie. Anche perché in molte scuole le supplenze brevi e le visite fiscali – obbligatorie anche per un solo giorno di assenza e volute dal ministro Brunetta per “punire” il pubblico impiego – non si possono pagare. Ed una sentenza del 28 maggio 2008 della Corte Suprema di Cassazione – Sezione I ha escluso la gratuità di dette visite fiscali effettuate su richiesta del datore di lavoro, mentre fa sapere la Direzione generale per la politica finanziaria e per il bilancio del Ministero dell’istruzione che «si starebbero intensificando, da parte delle Asl, le richieste di pagamento delle predette visite disposte dalle scuole, le quali – preoccupate per possibili situazioni debitorie che aggraverebbero la loro già difficile situazione finanziaria – si rivolgono alla scrivente Direzione generale richiedendo l’assegnazione di ulteriori risorse finanziarie».
La novità atta ad assicurare comunque l’ordinato svolgimento delle attività di istruzione e per garantire il diritto allo studio a tutti, la citata Direzione generale per la politica finanziaria e per il bilancio «si è fatta promotrice – si legge in documento che porta la data del 29 aprile scorso – di una iniziativa tesa ad investire della questione anche altre Amministrazioni competenti (Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione – Dipartimento della Funzione Pubblica, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Economia e delle Finanze), al fine di individuare una soluzione condivisa che non gravi ulteriormente sulle istituzioni scolastiche».
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