Gli embrioni di Bagnasco – seconda parte –

Il concetto di persona nell’ambito cristiano, è stato oggetto di riflessione sia di Sant’Agostino che di San Tommaso il cui apporto per il pensiero cristiano fu decisivo. Si dovette affrontare subito il problema della persona di Cristo sceso nell’utero della Vergine per compiere l’esperienza umana; fu necessario affrontare la questione delle inspiegabili persone della Trinità.


La persona umana o divina, centro di pensiero e di decisione è tale per il suo libero agire. San Tommaso dice che la persona è “qui habet dominum sui actus”. L’idea giudaico-cristiana fa derivare la persona dalla libertà di azione nell’ambito della disobbedienza originaria nel Paradiso terrestre. Ai giorni nostri Umberto Galimberti dice che lo status di persona corrisponde ad un ruolo, una funzione che viene assunta sul palcoscenico della vita e ricorda che il termine “ruolo” deriva dal rotolo di pergamena sul quale l’attore in scena leggeva la sua parte assumendo una precisa personalità.

Persona, quindi, come svolgimento di una parte. Sarebbe stato l’uso improprio del termine “persona”- ha spiegato Lorenzo Valla- a trasformare il ruolo o funzione fittizia in naturale. Ho dovuto fare queste precisazioni per giungere a dire che per la Chiesa ciò che costituisce l’essere persona, collocata nel ciclo vitale con diritto ad un corpo, ad una dignità, è lo spirito immortale introdotto da Dio nell’embrione. Per tale conferimento divino l’embrione è persona uguale all’uomo maturo dotato di dignità e di responsabilità. L’elaborazione dei diritti dell’embrione è recente e passa anche, giova ricordarlo, attraverso il nuovo diritto umano espresso nella “dichiarazione di Teheran” del 1968 nel programma “family planning”. Dove l’embrione comincia, forse, a guadagnare centralità grazie anche alle moderne rivendicazioni femminili nel faticoso avvicinamento alla conoscenza della specie umana.

Ma la Chiesa corre molto avanti. L’embrione che è dichiarato persona e a cui si attribuisce un’anima immortale, pone, in modo irrinunciabile, il problema della salvezza eterna. Come s’è visto, la maggior parte è destinata a morire presto. Avremo, allora, uno sciame di embrioni defunti, senza speranza perché senza battesimo, destinati a migrare in quel luogo che si chiama Limbo. E come vivono nel Limbo i nostri piccoli embrioni ignari di tutto, di sofferenza, di gioia, di colpe, di speranza, di fede? Per l’eternità? Sant’Agostino condannava tutti i neonati senza battesimo all’inferno a causa della colpa originaria. I teologi rinascimentali hanno opposto a tanta severità, l’idea del Limbo, contestata da Lutero, da Zwinglio e , in area cattolica, dai giansenisti. Il dibattito sull’argomento, dominato dai dominicani, iniziò al Concilio di Firenze nel 1450. Non era più possibile ignorare le discussioni sulla eccessiva severità divina.

Intende, ora, la Chiesa riformulare una più completa dottrina sulla natura umana che includa gli “embrioni persona” provvisti di anima immortale? Se possibile, sorretta scientificamente? Intende somministrare loro il battesimo, ancora nascosti nel corpo materno, ancora senza corpo, senza testa, senza tutto? Un bell’impegno per i liturgisti. Eppure, solo così sembra possibile innescare quel processo di redenzione che, salvandoli dal Limbo, aprirà la loro anima immortale alla salvezza, quella tertulliana “salutis cardo”, il cardine della salvezza del credo niceno. E a proposito del credo di Nicea che dire della resurrezione della carne? Come possono le “ossa sbiancate”, delle quali parla Ezechiele, reclamare anche per gli embrioni un “posto nella terra rinnovata”? Dichiarare l’embrione “persona umana” e “essere immortale” potrebbe trasformarsi in un’idea destabilizzante, un’autorete su cui la Chiesa non potrebbe calare facilmente il sipario.

Ludovico Polastri

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