Volano gli acquisti diretti dagli agricoltori

Secondo la Coldiretti nel 2008 il valore della vendita diretta dei prodotti agroalimentari è stato di 2,7 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente. Volano gli acquisti in campagna. Si cercano risparmio e genuinità In testa la Toscana, tra i generi primo il vino, seguito da frutta e verdura e formaggi.


Comprare il formaggio o il vino direttamente dal contadino

produttore è sempre stata considerata un’opportunità per una piacevole

gita. Ma da qualche anno si sta trasformando in una formidabile leva

economica per gli agricoltori, e, dal punto di vista degli acquirenti,

in una minirivoluzione delle modalità di consumo. Secondo i dati della

Coldiretti il valore delle vendita diretta dei prodotti agroalimentari

in Italia nel 2008 è di 2,7 miliardi di euro, con un aumento dell’8

per cento rispetto all’anno precedente. Dal 2002 ad oggi le aziende

con vendita diretta sono cresciute del 57 per cento.


Non è più un fenomeno di nicchia. Non si tratta più dunque di un

fenomeno di nicchia, anche se rappresenta una porzione limitata di

mercato. Ma in crescita, assicura la Coldiretti: se infatti solo il

3,8 per cento dei consumatori ha dichiarato di effettuare regolarmente

acquisti diretti dal produttore, ben il 52 per cento, secondo

un’indagine SWG, lo ha fatto almeno una volta nel corso dell’anno. Il

passaggio dalla seconda categoria alla prima sarà sempre più

frequente, assicura l’associazione: “La vendita diretta è una

opportunità per il Paese, con un aumento della concorrenza – dice il

presidente della Coldiretti Sergio Marini – che va a beneficio delle

imprese agricole e dei consumatori che possono così risparmiare e

garantirsi acquisti sicuri e di qualità”.


Si può risparmiare fino al 30%. Genuinità (55 per cento) e risparmio

(30 per cento) sono infatti le motivazioni principali di chi effettua

acquisti in campagna. Correttamente, il risparmio è una variabile

considerata meno rispetto alla genuinità e all'”autenticità” del

prodotto: se infatti, secondo stime Coldiretti, il risparmio potrebbe

arrivare fino al 30 per cento, bisogna sottolineare che va considerato

rispetto a prodotti “omogenei”, e che vanno messi in conto anche i

tempi di spostamento per raggiungere il luogo di vendita (certamente

più lunghi rispetto a quelli necessari al raggiungimento del

supermercato sotto casa).



Chilometri zero. ma per chi? Tanto che alcuni economisti contestano il

principio della spesa “chilometri zero”, dell’acquisto cioè di

prodotti che non vengono trasportati per raggiungere il punto vendita,

ma vengono acquistati direttamente sul luogo di produzione. Vanno

anche considerati i chilometri macinati dall’acquirente.


Si cerca soprattutto il prodotto tipico. Risparmio e sostenibilità

ambientale non sono comunque le sole motivazioni che spingono i

consumatori. “Quando il consumatore va a comprare direttamente cerca

in primo luogo il prodotto tipico del posto, – sostiene Michele

Cavuoti, responsabile delle indagini e ricerche di mercato di

Altroconsumo – quindi considera elementi quali la tipicità e il legame

con il territorio, e poi semmai altre caratteristiche particolari,

come quelle del prodotto biologico. Non si aspetta il risparmio

assoluto: cerca di risparmiare quello che spenderebbe per quello

stesso prodotto acquistato da un’altra parte. Il formaggio di fossa in

Emilia Romagna per esempio si compra solo dai produttori. E’ un

formaggio caro, però che posso trovare garantito nella sua tipicità e

originalità. Quindi non si tratta quasi mai di una scelta economica,

ma di carattere culturale, associata alla ricerca della qualità del

cibo, che sono sempre più importanti per il consumatore”.


La Toscana è in testa grazie al turismo. Tant’è vero che le regioni

che registrano il maggior numero di produttori dotati di punti vendita

e di acquisti diretti effettuati dai consumatori sono anche quelle con

maggiore vocazione turistica, a cominciare dalla Toscana, in testa con

oltre 10.000 aziende, un sesto del totale: “La Toscana è un territorio

che ha un forte afflusso turistico. – rileva Lorenzo Bazzana,

responsabile economico della Coldiretti – Lo sviluppo della vendita

diretta dipende anche dal fatto che ci siano tante persone che girano

sul territorio. Al contrario, ci sono regioni come la Puglia, con una

forte specializzazione per quello che riguarda l’olio d’oliva, ma con

un afflusso turistico non sufficiente. Dipende dal mix tra domanda e

offerta”.


Sempre più diffusi i farmer’s market. Proprio per facilitare

l’incontro tra domanda e offerta la Coldiretti ha messo a punto un

sito, Campagna Amica, dotato di un motore di ricerca che permette di

trovare l’azienda agricola più vicina che vende il prodotto che

s’intende acquistare. Grande successo stanno avendo anche i farmer’s

market, punti vendita per lo più in città che mettono insieme nello

stesso spazio diverse aziende agricole (quindi in questo caso si evita

la gita in campagna…): una sorta di grande mercato, ma con prezzi

all’ingrosso, che permette comunque di tagliare gli intermediari ed

evitqa lunghissime filiere che gonfiano i prezzi finali e lasciano i

produttori quasi a bocca asciutta.


In testa il vino. Cosa si acquista soprattutto dal produttore? Secondo

i dati Coldiretti al primo posto c’è il vino (43 per cento) seguito da

prodotti ortofrutticoli (23 per cento), formaggi, carne e derivati,

olio, piante ornamentali, altri prodotti (dal miele ai cosmetici

naturali).


Gli acquisti diretti sono “sicuri”. Comprare dal produttore richiede

cautele maggiori rispetto all’acquisto al supermercato? “Le aziende

che fanno trasformazione e vendita diretta sono soggette a una serie

di normative. – spiega Bazzana – Chi fa la vendita diretta deve fare

la comunicazione al sindaco, chi fa la trasformazione deve invece

avere le autorizzazioni dell’autorità sanitaria locale. Le norme

esistono sia per il grande produttore agricolo che per il piccolo, e

del resto le sofisticazioni alimentari vengono a galla spesso anche

nella grande industria”.


Insomma, non ci sono ragioni particolari per diffidare dei prodotti

acquistati presso le aziende agricole. Spesso, anzi, ricorda Cavuoti,

“per alcuni prodotti ci sono i marchi di qualità come doc, dop, Igp,

che valgono anche per i piccoli produttori, e si avvalgono di

dettagliatissimi disciplinari di produzione”.


Ma non bisogna dimenticare il buon senso. Certo, recenti vicende come

quello del latte crudo consumato senza la bollitura fanno venire in

mente che, come in tutte le cose, serve buon senso. Il boom del latte

crudo ‘alla spina’ ha indotto infatti alcune settimane fa il ministero

della Salute a emanare una circolare nella quali si dispone che i

venditori di latte non pastorizzato dovranno informare i loro clienti

della necessità di bollire il prodotto, prima di consumarlo, per

evitare infezioni. Un principio che era noto alle nostre nonne, ma che

evidentemente è stato dimenticato, data l’amplissima diffusione del

latte pastorizzato.

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