Sulla vicenda Alitalia molto e’ stato scritto, e molto continuera’ a essere scritto, specie nel lungo periodo. Saranno lacrime di coccodrillo, poiche’ i danni che questa vicenda provocherà nel tempo credo saranno ben più ingenti di quelli che, ad oggi, possiamo intuire anche alla lontana. Per me e’ una grande vittoria giornalistica, perché credo di essere uno dei pochissimi che possano fare la parte di quello che: “io l’avevo detto”, e in più di un’occasione. Magra consolazione se ai panni del giornalista sostituisco quelli del comune cittadino (Alberto Leoncini).
Tengo a sottolineare che Alitalia presentava fino all’anno scorso positivi dati di traffico, riempimento e yield, anche comparativamente con i concorrenti europei, certo con pesanti perdite, ma non era sicuramente questo il modo di affrontare la situazione. E rilevo inoltre che il coefficiente di riempimento dopo le batoste, la pubblicità negativa e i tagli di rotte, supera nonostante tutto il 60%. Morale della favola: di Alitalia, purtroppo, ne avevamo bisogno. Hanno sbagliato tutti, ma proprio tutti. Politici e dirigenti in primis.
Berlusconi ha usato questo caso come grimaldello per diminuire tutele ai lavoratori di aziende da cedere (modifica art.2112 cc), per creare nuove sacche di rendita (liberista? A chi??) e per inaugurare una nuova stagione di sfregio del patrimonio pubblico. “Oggi tocca a noi, domani tocca a voi”, questo era lo slogan scandito, e ci stiamo sempre più rendendo conto della sua veridicità. Che quella dell’Alitalia sia stata una vicenda gestita in modo quasi fraudolento, lo testimonia il voto di fiducia resosi necessario per far passare, obtorto collo, il decreto contenente una delle più scandalose operazioni degli ultimi anni, se non decenni; che tuttavia pare caratterizzarsi come precedente per almeno altre due realtà centrali del nostro sistema di trasporti: Tirrenia e FS. La torta va ai privati, i debiti alla collettività. Qualcuno è in grado di suggerirmi un sinonimo al termine vergogna? Ostellino, nel pezzo che ho riportato di seguito parla di porcata; il problema sarebbe quello di domandarsi dove fosse la sua testata negli ultimi mesi. Sicuramente non ha svolto il ruolo di “cane da guardia”, ma, più verosimilmente, quello di scodinzolante “cane da compagnia” (aerea, in questo caso!).
L’Alitalia rappresenta per l’industria ciò che la Parmalat ha rappresentato per la finanza: una macchia indelebile a livello internazionale.
Quella che si è consumata in questi mesi è una vergogna nella nostra storia industriale per un molteplice ordine di motivi, che cerco di sintetizzare in questa sede, senza ovviamente la pretesa della completezza, questo sia chiaro: è stato di fatto abbandonato un aeroporto (Malpensa) costato miliardi pubblici, si è creato un danno di immagine enorme per i disagi continui, gli allarmi e le titubanze che colpivano chi si dovesse recare in aeroporto, è stato compiuto un drastico taglio ai voli con il sud Italia, che necessita di essere collegato con il resto del mondo per evidenti ragioni di sviluppo economico, turistico e industriale, è stata attuata una ritirata su tutto il traffico intercontinentale a tutto vantaggio della concorrenza, sono stati creati danni aggregati enormi a imprese e viaggiatori, l’indotto industriale e fiscale mosso da Alitalia è stato ridotto al lumicino, si è lasciata mano libera a tutti i vettori stranieri che vogliano entrare in Italia (vedi Lufthansa Italia, vettore che collegherà Malpensa con varie città italiane), e come ciliegina sulla torta il contribuente si accollerà tutti i debiti della “bad company”, alla faccia dei “capitani coraggiosi” della CAI, dalla quale, non a caso, la Marcegaglia tenta di scansarsi. Non è proprio una bella compagnia, in tutti i sensi, e forse l’Emma nazionale un po’ alla sua reputazione ancora ci tiene, anche se in quanto ad ombre neppure lei scherza… E last but not least, giova menzionare qualche migliaio di lavoratori in cassa integrazione.
Purtroppo questa penosissima storia va ben oltre il “patrio orgoglio”, poiché la perdita di indotto che, a vario titolo, si sta verificando ha dimensioni enormi, specie se innestata su un contesto di generale recessione e messa in mobilità di lavoratori, dal settore auto alle manifatture creando enormi problemi di ricollocamento. La perdita di competenze (capitale economico), la regressione su un settore strategico e la fuga continua di capitali verso l’estero dovuta al ricorso a compagnie straniere o che comunque immatricolano gli aerei all’estero, specie in Irlanda (guardacaso la patria di Ryan Air, ma questa prassi è seguita anche dall’italianissimo Toto e dalla sua italianissima AirOne, che comunque presenta perdite superiori al patrimonio netto) è solo l’inizio. Non ci sarà più alcun servizio pubblico garantito, come Costituzione vorrebbe, tra l’altro; solo compagnie che oggi nascono e domani muoiono, come successo a Club Air, Air Bee, Alpi Eagles, Gandalf, Med Airlines, Italy First e potrei continuare a lungo, spesso tra l’altro nate morte, con contratti di leasing (wet o dry, se vogliamo essere tecnici) assolutamente capestro, insostenibili nel medio lungo termine se non con leve di indebitamento ad altissimo rischio, o altre operazioni di ingegneria finanziaria.
L’Italia è tagliata fuori da un vero e proprio network di collegamenti intercontinentali e capillari, che sarà ricreato da molte compagnie estere senza alcun coordinamento, senza permetterci di sfruttare la nostra felice posizione geografica per diventare punto di transito per passeggeri e merci. Non è finita: diminuendo i voli diretti diminuirà l’importanza dei nostri scali e i viaggiatori transiteranno all’estero, con evidente perdita di tempo, oltre che di danaro.
Era tutto ampiamente annunciato, risaputo e non è vero, sottolineo non è vero, che “non si sa di chi siano le responsabilità”, che “non si sa dove siano gli sbagli”. E una menzogna. Una pura e semplice menzogna costruita ad arte per disfarsi di un bene pubblico, da parte di una classe politica di manigoldi, bugiardi, impostori e ladri. Dov’era il ministro Padoa Schioppa, l’alfiere del libero mercato, quando si doveva compiere la trattativa con Air France? E’ stato comodo demandare la patata bollente ai sindacati e, in seguito, al tritacarne della campagna elettorale! E il suo “capo” Prodi, ne sa qualcosa di Alitalia quando era ad dell’IRI?
Quanti biglietti bisogna vendere per far su otto milioni di euro? Questa è la sola liquidazione di Cimoli (amministratore delegato), senza contare indennità e stipendi ad un apparato di “dirigenti” assolutamente elefantiaco, peraltro incrementato esponenzialmente proprio negli anni 90, quegli anni del “meno stato più privato”?
E tutto ciò per trovarci di fronte a “piani industriali” che appaiono folli ad una persona di buon senso, prefigurando pertanto reati da codice penale contro il patrimonio pubblico. E speriamo che la magistratura porti avanti le iniziative prese contro i manager degli ultimi dieci anni, i quali hanno avuto perfino la faccia tosta di dichiarare ai giornali la loro estraneità alle vicende della compagnia e al suo disastro. Ve lo ricordate il famoso principio: “primo rubare, secondo farla franca”?
Come accettare sotto questo profilo il continuo ridimensionamento delle rotte intercontinentali quando queste presentano il margine di contribuzione per passeggero più ampio e il settore low cost in quel ramo si può considerare inesistente?
Qualche tempo fa mi è caduto l’occhio su una pubblicità apparsa su “la Repubblica” di una compagnia aerea araba in forte espansione che cercava piloti con esperienza per gli aerei che, guardacaso Alitalia sta mettendo a terra (B-777, B-767…) promettendo paghe da capogiro e vantaggi da nababbi. E ora vi propongo un indovinello, a chi erano indirizzati, a vostro modo di vedere?
Sessant’anni di storia non si inventano, e, dal momento in cui l’Alitalia è sempre stata strapagata lira su lira, dovevano almeno rimanerci i cocci: oltre al danno la beffa! Ormai si parla di nazionalizzazione come se fosse un’ovvietà, se si tratta di banche, e perché mai ciò non è possibile per le grandi aziende pubbliche? Per quanto ancora il nostro disgraziatissimo paese dovrà essere attaccato a questa nefanda politica liberista, quando perfino i paladini della concorrenza perfetta, i cervelloni comunitari, scricchiolano sotto il peso di una insostenibile politica sociale, come testimonia fra l’altro la strenua opposizione alla direttiva Bolkestein e la rincorsa a massicci piani di intervento pubblico inseguendo quanto accade oltreoceano?
E vorrei infine sfatare un altro mito: la vendita a Air France. Neppure quella era la soluzione, o meglio non a quelle condizioni. Il fatto che poi la malapolitica abbia trasformato una svendita in un miraggio è semplicemente l’ennesima riprova di un “miracolo italiano”, tuttavia le condizioni poste dai francesi erano assolutamente insoddisfacenti. Se mi si viene a dire che la proporzione azionaria 1 a 70 è equa, allora possiamo dire qualsiasi cosa, ma se vogliamo davvero entrare nel merito dei problemi, dobbiamo dire che quella sarebbe potuta essere una soluzione industrialmente valida, senza dubbio, ma a condizioni diverse: con una partecipazione del Tesoro italiano alla nuova società almeno del 7/8%, rinunciando ad un pagamento cash e procedendo poi ad un buy back sulle obbligazioni Alitalia, portando Alitalia come conferimento azionario al nuovo gruppo, mantenendo manutenzione pesante in proprio (Atitech) e l’indotto industriale italiano, il settore cargo e una moratoria su Malpensa alle stesse condizioni di quella concessa ad Amsterdam al momento dell’acquisto di KLM da parte di Air France. Non vi sembra ragionevole tutto ciò?
Riporto un pezzo di Ostellino, dal Corriere della Sera, a proposito delle lacrime di coccodrillo di cui si faceva cenno poc’anzi. L’illustre firma e la sua ancor più illustre testata possono dunque essere insignite di qualche prestigioso premio per la scoperta dell’acqua calda. Sarebbe buona norma, anche per i colleghi di via Solferino una qualche documentazione preventiva.
Essendo Alitalia quotata in borsa tutta la documentazione contabile e di gestione era reperibile semplicemente cliccando sul sito stesso. Non servivano talpe o soffiate. E’ brutto dirlo al Corriere della Sera, ma, sapete, non si è mai finito di imparare!
Alberto Leoncini – albertoleoncini@libero.it
Il dubbio
I piloti, l’ Alitalia e quegli strani conti
Guardando i bilanci, troppe cose non si spiegano e sono sospette
Nel fondo di martedì scorso (Aerei, Danton e Robespierre), avevo accusato gli «irriducibili» dell’ Alitalia – che hanno proclamato lo sciopero – di «cieco rivendicazionismo minoritario». Anche se resto della stessa opinione, mi pare utile riferire i dati – elaborati da quelli dell’ Annuario dell’ Associazione delle aviolinee europee – che mi ha fatto avere un comandante della nostra compagnia. Nel 2006, Alitalia ha avuto a libro paga 62 persone per ogni aereo, contro 159 di Iberia, 808 della British, 659 di Air France-Klm, 542 di Lufthansa. Ogni dipendente di Alitalia ha prodotto, nel 2006, 413.300 euro, contro 210.000 dei dipendenti Lufthansa, 188.900 di Air France-Klm. Anche per il trasporto merci i dati comparativi collocano la nostra compagnia al primo posto in Europa per produttività del personale. Dall’ analisi dei «Ricavi del traffico» e delle spese, l’ Alitalia, per ogni 100 euro incassati, ne spende 15,6 per il personale e 94,2 per tutto il resto, con un passivo di 9,9 euro; Air France-Klm, sempre su 100 euro incassati, ne spende 31,5 per il personale e 65,6 per tutto il resto, con un utile di 2,8 euro. Per carburante, catering, tasse di sorvolo e stazionamento, manutenzione, alberghi, consulenze, pubblicità, eccetera, l’ Alitalia spende mediamente il 25 per cento più delle altre compagnie, mentre per il personale la metà o poco meno. Questo 25 per cento di spese in più, rapportato ai ricavi (dati 2006), equivale a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Senza queste spese in più, l’ Alitalia potrebbe avere un attivo di 500 milioni di euro. Poiché, nell’ ultimo piano industriale è stata individuata una perdita di circa 150-200 milioni di euro per i voli per Malpensa – che portano i passeggeri dalle altre città italiane a quelli internazionali o intercontinentali – ne restano ancora circa 900. Dove vanno a finire? Di qui, altre domande: come è possibile che nessuno si sia accorto di questa sproporzione dei costi? Perché nessun amministratore delegato si è dato da fare per ridurli? Come mai, invece, si vendono i gioielli di famiglia e si tagliano le linee? Perché in Alitalia non è mai venuta la Finanza a controllare i conti, e neppure la magistratura si è interessata di un’ azienda che, dopo aver speso miliardi di euro dei contribuenti, è andata in bancarotta? Tolti i costi «diretti» – per far volare gli aerei – che dovrebbero essere gli stessi, o addirittura inferiori a quelli delle altre aviolinee, resta il mistero di quelli «indiretti». Ad esempio, perché l’ Alitalia – con un coefficiente dell’ 80 per cento di riempimento – ha pensato di cancellare le tratte Milano-Delhi e Milano-Shanghai, mentre l’ Iberia, con un coefficiente di 63,5, ci guadagna? Se si riducono le linee, calano spese dirette e ricavi, mentre quelle indirette restano le stesse. Spalmate su un numero inferiore di linee, renderebbero passive anche quelle attive, aprendo la strada a ulteriori cancellazioni. Ho il sospetto che il «caso Alitalia» sia una delle più colossali porcate prodotte nel dopo-guerra dall’ intreccio fra politica e affari. C’ è qualcuno che mi vuole smentire? postellino@corriere.it * * * Il dubbio di Piero Ostellino
Ostellino Piero Pagina 42 (15 novembre 2008) – Corriere della Sera
In appendice riporto alcuni video e segnalazioni che possono aiutare il lettore ad approfondire questa vicenda, in modo più esaustivo di quanto non abbia potuto fare in queste poche battute.
Antonio Rudoni, Alitalia: gli anni dell’oblio, Travel Factory €20,00
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=463
http://it.youtube.com/watch?v=e9cKaq8Vi1c
http://it.youtube.com/watch?v=_7LRcCmRmrQ
http://it.youtube.com/watch?v=0-n0ZgZk1RI
http://it.youtube.com/watch?v=ZKIUxW3Gqv0
http://it.youtube.com/watch?v=AFwVMO5J26s
http://it.youtube.com/watch?v=lowvzg4Zqlc
http://it.youtube.com/watch?v=0qQgVNIOETY
http://it.youtube.com/watch?v=ZqYBXF2-V8k
http://it.youtube.com/watch?v=-_1YKECi_24
http://it.youtube.com/watch?v=uxL6nGcYS8s
http://it.youtube.com/watch?v=BZKc_fdk5zg
http://it.youtube.com/watch?v=kanrsK2Ih-I
Quello che scrivevo su Alitalia:
http://www.abcveneto.com/abcveneto08/articoli/a08/aleoncini.html
https://www.criticamente.it/Article3372.html
https://www.criticamente.it/Article3607.html
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