L’ultimo grido di rabbia del premier contro la stampa italiana («I direttori di giornali come La Stampa e il Corriere della Sera dovrebbero cambiare mestiere»), accusato di aver avvantaggiato la sua Mediaset alzando l’Iva sulle trasmissioni della televisione satellitare, ovvero del concorrente Sky, è arrivato ieri da Tirana e ovviamente si sono sprecati i commenti politici e giornalistici sull’ennesima uscita di Berlusconi (Diego Barsotti, Greenreport).
Ebbene nel corso della visita ufficiale italiana a Tirana sono stati firmati tre accordi nel settore energetico per un totale di 2,2 miliardi di euro di investimenti.
Il primo progetto a finire nel carrello italiano della spesa al supermarket albanese riguarda le rinnovabili: la siciliana Moncada costruirà una centrale eolica da 500 MW e la connetterà con un cavo sottomarino fino all’Italia; il gruppo Falcione costruirà un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi l’anno che poi attraverso un gasdotto trasporterà il gas in Puglia; l’Enel invece, giusto per non perdere l’abitudine, costruirà una centrale a carbone (ovviamente pulito!) da 800 Mw al costo di 1,6 miliardi. Infine, a latere della questione energetica, firmato anche l’accordo per un nuovo cementificio della Colacem e di una strada per il gruppo Todini.
Il premier albanese Sali Berisha non si è certo nascosto, annunciando di voler far diventare il suo Paese «una piccola superpotenza energetica dei Balcani» e di vedere «l’Italia come il primo partner dell’Albania nella cooperazione dell’energia nucleare». Che c’entra il nucleare con eolico, gas e carbone? Per esempio c’è già chi scommette sul fatto che prima si farà il cavo sottomarino e poi se ci saranno i soldi anche il parco eolico, ma intanto il cavo potrebbe essere sfruttato per immettere in Italia energia non rinnovabile…. bensì nucleare.
Torniamo comunque ai fatti. Le 250 turbine eoliche che il gruppo Moncada dovrà costruire a partire dal 2010 saranno installate in un’area di un centinaio di ettari che è stata ceduta dal governo albanese all’impresa italiana, e che in realtà facevano parte del Parco nazionale di Liogara. Le polemiche dei gruppi ambientalisti albanesi sulla vicenda, che ipotizzano anche intrecci poco chiari e leggi ad hoc per espropriare il terreno al parco, non arrivano ovviamente in Italia, e in ogni caso appare secondario in questa fase, almeno per noi, interrogarsi sulla sostenibilità reale del progetto e sulla bontà delle proteste, che potrebbero anche essere uno dei tanti casi Nimby.
Quello che invece è importante rilevare è che si tratta dell’ennesima dimostrazione del fatto che il segno generale della politica di questo governo continua a essere sbagliato e mira voler rimettere la locomotiva sullo stesso binario che l’ha fatta deragliare. E anche quando la pessima ‘strategia’ energetica (fare tutto senza distinzione) di Berlusconi si indirizza alle energie rinnovabili, come in questo caso del parco eolico, si attua il modello tradizionale dei grandi impianti centralizzati, che poi diffonderanno ma soprattutto disperderanno l’energia nelle centinaia di chilometri di tubi sottomarini e di gasdotti necessari ad arrivare nelle case e nelle imprese.
L’utilizzo ottimale di fonti quali il sole e il vento – seppur permetta anche di produrre all’interno di parchi dedicati discrete quantità di energia elettrica – è invece molto più legato ad una maniera diffusa di produzione, sino all’autoproduzione, per destinare poi l’eccedenza alla distribuzione in rete. Questo permette un maggior controllo locale e un uso più efficiente del calore di scarto, con maggior rendimento del sistema e minori emissioni. Proprio quello che anche grazie agli incentivi sull´efficienza energetica del 55% (che forse saranno salvati) si comincia a fare.
Be the first to comment on "La spesa di Berlusconi all’ipermercato energetico albanese"