Si aggrava il divario fra ricchi e poveri. Disuguaglianza e povertà sono cresciuti rapidamente e l’Italia si trova al sesto posto per gap fra ricchi e poveri nei trenta paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. È il quadro che emerge dallo studio su redditi, disuguaglianza e povertà pubblicato oggi dall’Ocse dal titolo “Growing Unequal? Income Distribution and Poverty in OECD Countries” (Helpconsumatori).
Si tratta di un fenomeno diffuso. Secondo quanto rileva l’Ocse, la differenza fra ricchi e poveri è aumentata negli ultimi due decenni in oltre tre quarti dei paesi che fanno parte dell’organizzazione. Dalla crescita economica hanno tratto beneficio più i ricchi che i poveri. E in paesi come Canada, Finlandia, Germania, Italia, Norvegia e Stati Uniti il gap è aumentato anche fra i ricchi e la classe media. E, aggiunge l’Ocse, la mobilità sociale è più bassa nei paesi con una più elevata disuguaglianza, come Italia, Regno Unito e Stati Uniti, mentre è più elevata dove il reddito si distribuisce in maniera più uniforme.
I ricchi, rileva l’organizzazione, hanno beneficiato della crescita economica più dei poveri o della stessa classe media. Il tasso di povertà è diminuito fra la metà degli anni Novanta e il 2005, in particolare quello infantile che è passato dal 19% al 15%, anche se resta ancora al di sopra della media Ocse del 12%.
Altra nota dolente è rappresentato dalla mobilità sociale che, rileva l’Ocse, è più bassa rispetto a Paesi come Australia o Danimarca così che i figli di genitori poveri hanno una probabilità più bassa di diventare ricchi rispetto ai figli di genitori ricchi. La ricchezza si distribuisce in modo ancora più diseguale: il 10% dei più ricchi possiede il 42% della ricchezza totale.
“La crescente disuguaglianza – ha detto il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría – crea divisione. Polarizza le società, divide regioni e paesi, divide il mondo fra ricchi e poveri. L’aumentata disuguaglianza di redditi soffoca la mobilità verso l’alto fra generazioni”. Per Gurría “la parte più rilevante dell’aumento della disuguaglianza deriva dai cambiamenti nel mercato del lavoro. Lì devono agire i governi. I lavoratori a bassa specializzazione stanno avendo problemi sempre più gravi nel trovare lavoro. Aumentare l’occupazione è il modo migliore per ridurre la povertà”.
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