Al centro della discussione in corso all´Onu c´è la crisi di un continente che rischia di pagare per molto tempo il conto di uno sviluppo economico imposto da altri: l´Africa. Il segretario generale dell´Onu Ban Ki-moon ha ricordato che «Nel corso dell´anno trascorso,i prezzi del carburante, delle derrate alimentari e dei prodotti di base sono schizzati verso l´alto. Così i Paesi ricchi lamentano una recessione, mentre i più poveri non hanno più da mangiare. Ma Ban non ha potuto non far rilevare che «Malgrado i suoi sforzi per sviluppare una “rivoluzione verde” in Africa l´Onu manca sempre di risorse, la comunità internazionale non ha fatto corrispondere le parole ai fatti». Ma cosa dicono i capi di Stato africani presenti all´Onu di questa “attenzione” che non si traduce in fatti concreti. Cosa dice la voce dell´Africa rappresentata da politici a volte complici, a volte disattenti, a volte schiacciati da situazioni interne catastrofiche ed ai quali non viene mai riservata l´attenzione data ai grandi del pianeta che aprono e chiudono i summit e riempiono le pagine dei giornali di buone promesse?
Vi sottoponiamo il riassunto di due interventi che secondo noi rappresentano bene i problemi ma anche le sorprendenti energie dell´Africa. La presidente liberiana Ellen Johnson (Nella foto) ha voluto dare un´immagine positiva del suo Paese uscito da una guerra civile devastante ed interminabile, ricordando che l´Onu mantiene in LIberia un contingente di 11.000 persone per consolidare la pace ed ha sottolineato l´importanza della cooperazione regionale, citando il caso dell´Unione del fiume Mano che comprende Liberia, Guinea, Sierra Leone e Costa d´avorio.
La Johnson ha anche detto che «Il continente africano conosce una crescita economica senza precedenti» ed ha deplorato la situazione in Somalia e in Darfour, in Ciad e nella Repubblica democratica del Congo: «Questi Paesi hanno bisogno degli sforzi concertati dell´Onu e di un più grande appoggio dell´Unione africana e di altri organismi sub-regionali». Per questo c´è bisogno di misure più rigide per garantire un controllo efficace sulle armi leggere e di piccolo calibro.
La presidente liberiana ha rivendicato con orgoglio i risultati del dopoguerra: «La produzione agricola è aumentata e il debito estero è sul punto di essere annullato», la settimana scorsa è stata istituita una commissione anticorruzione, «Dobbiamo questa riuscita fenomenale al popolo liberiano ed alla comunità internazionale che opera sotto la direzione delle Nazioni Unite». Ma rimane molto da fare, per la Johnson – occorre un impegno maggiore nella lotta ad Aids, malaria, tubercolosi e ad altre malattie che creano danni in molte parti dell´Africa, il 6% della popolazione liberiana ha l´Aids.
Marc Ravalomanana, presidente del Madagascar ha chiesto che nonostante la crisi economica mondiale vengano rilanciati gli Obiettivi del millenni per lo sviluppo e ha ricordato che anche grazie ai Mdg il suo Paese ha portato il tasso di scolarizzazione primaria dal 67% à 92% negli ultimi 5 anni. Ma ha anche ricordato che l´aiuto è insufficiente e che «I principali donatori non hanno rispettato i loro impegni di raggiungere l´obiettivo dello 0,7% del Pil versato per l´aiuto pubblico allo sviluppo» necessario a garantire la pace e la stabilità nel mondo. Secondo Ravalomanana, la crisi alimentare “E´ il risultato in parte delle pratiche dei Paesi sviluppati e della dipendenza in rapporto al mercato mondiale alla quale sono sottoposti i Paesi in via di sviluppo. La comunità internazionale deve agire con urgenza per contrastare gli effetti negativi del rialzo dei prezzi sui poveri ed i Paesi vulnerabili, soprattutto riformando le politiche di sovvenzione agricola dei Paesi sviluppati. In Africa occorre aiutare l´80% della popolazione che lavora nella piccola produzione agricola, dando loro l´accesso ai finanziamenti, una formazione ed attrezzature. In Madagascar, promoviamo l´utilizzo del sistema di intensificazione della produzione risicola, che si basa sulle risorse naturali del Paese ed assicura un equilibrio ecologico. Speriamo per il momento di mantenere il prezzo del riso ad un livello sufficientemente basso perché i poveri, che rappresentano il 70% della popolazione, possano procurarselo».
Per il presidente malgascio le altre sfide che ha di fronte l´Africa sono «I cambiamenti climatici, l´aumento dei costi dell´energia, la penuria di petrolio, il carattere imprevedibile dei mercati finanziari ed altre minacce per la pace e la sicurezza. Le risorse previste per raggiungere i Mdg sono state utilizzate ad altri fini, come la stabilizzazione del mercato alimentare. Questo non deve portare i donatori a rinunciare alle loro promesse per l´educazione, la salute e le infrastrutture per i Pesi in via di Sviluppo». Ravalomanana ha chiesto un nuovo Piano Marshall per l´Africa che affronti i problemi più gravi.
Concetti ripresi anche dal presidente della Tanzania Jakaya Mrisho Kikwete che ha sottolineato l´apertura dell´Africa alla democrazia, dal vicepresidente del Gabon Didjob Divungi Di Ndinge, preoccupatissimo per la crisi alimentare nel suo Paese, dal contestato presidente del Kenia Mwai Kibaki, che ha vantato la riottenuta riconciliazione nazionale e ricordato la fragilità delle democrazie africane, dal carismatico presidente dell´Uganda Yoweri Kaguta Museveni che ha detto che i problemi dell´Africa dimorano nell´assenza di accesso ai mercati a causa del protezionismo americano, europeo, giapponese e cinese. Il presidente della Namibia, Hifikepunye Pohamba ha riportato all´attenzione dell´Assemblea Onu il global warming che ha colpito il suo Paese con inondazioni e siccità catastrofiche nel 2007 e 2008, causando magri raccolti, perdita di bestiame, degrado ambientale e danni infrastrutturali.
Bony Yayi, presidente del piccolo Benin, ha detto che la comunità internazionale deve mobilitarsi per assicurare le risorse necessarie per correggere le gravi distorsioni che sono all´origine della crisi alimentare: «E´ giunto il momento d dare al diritto all´alimentazione un significato, perché è intollerabile che la fame continui a far parte della sofferenza umana nel XXI secolo». Peccato che gli esponenti dell´Africa abbiano potuto far risuonare le loro forti parole in coda al dibattito dell´Assemblea Onu, dopo i che i grandi della terra spesso se ne vanno senza ascoltarli, magari a discutere di come salvare l´Africa.
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