Il comunicato stampa del 1 agosto e’ chiaro. Etica sgr ha nominato gli amministratori indipendenti “rifacendosi alle recenti raccomandazioni del Governatore della Banca d’Italia relative a una maggiore attenzione da parte delle Sgr alla riduzione dei conflitti di interesse”. Bene. Sembra giusto e importante, in un paese invaso dal conflitto di interesse tanto da non percepirlo più nemmeno nei casi più vistosi. Chi sono dunque i consiglieri indipendenti scelti da Etica sgr? Alessandro Antoniazzi, Sergio Morelli, Mario Cavani, Marco Vitale. Qualcosa stona subito [Finansol.it].
Come possono definirsi indipendenti?
Forse conviene capire bene cosa si intende con questo termine. Nel dubbio (nella speranza) di aver capito male siamo andati dunque a leggere la definizione di “amministratore indipendente” presente nel Codice deontologico e protocollo di autonomia di Assogestioni, l’associazione delle societa’ di risparmio gestito.
Lì si legge che… “si considera indipendente il consigliere […] (che) non intrattiene significativi rapporti di affari o professionali, ne ha o ha avuto un rapporto di lavoro subordinato con la SGR, con società controllanti o con società da questa controllate, a questa collegate o sottoposte a comune controllo, n’é con i consiglieri muniti di deleghe”.
Oggettivamente Cavani e Morelli non intrattengono significativi rapporti di affari o professionali, ne hanno un rapporto di lavoro subordinato con la SGR o con Banca Etica. Sono volontari. Si sa che nel Cda di Banca Etica siedono solo volontari.
Sollievo? Insomma, mica tanto. Resta un disagio, nel socio di Banca Etica.
Forse aiuta a capire da dove proviene, la spiegazione, sempre di Assogestioni, del ruolo dei consiglieri indipendenti: “La presenza nel consiglio di soggetti indipendenti si piega in un’ottica di controllo e di prevenzione dei conflitti di interessi, ma anche in chiave di serietà dell’organizzazione interna dell’intermediario: si tratta di un segnale dato all’esterno, al quale gli investitori, soprattutto esteri, attribuiscono particolare rilievo e che può tradursi per il gestore in un incremento di fiducia del mercato nell’affidabilità del servizio prestato. Peraltro, l’efficacia di una soluzione diretta ad assicurare la presenza di amministratori indipendenti nei consigli non risiede nella soluzione in sé, bensì è strettamente correlata in primo luogo al rigore con cui vengono tracciati i caratteri della loro indipendenza.”
Ecco spiegato il disagio. Il fatto che non vi siano rapporti professionali tra il consigliere e la banca controllante, è condizione sufficiente a garantirci dal potenziale conflitto di interesse (tra controllante e contrallata) quando sappiamo che il consigliere spende tempo ed energie nel progetto della banca? Il volontariato – gratuito e dunque non professionale per definizione – esclude qualunque interesse di per sé?
La risposta sembra – ahinoi – negativa. E neanche cosi’ sofisticata. Possibile che sia sfuggita al management della banca?
Il caso di Vitale può sembrare diverso. Il consigliere in questione, infatti, non ha rapporti professionali con Banca Etica. Ma ne ha – come detto – con Banca Popolare di Milano (ne è vice-presidente), secondo azionista di Etica sgr (28% del capitale sociale a fine 2007) e – forse ciò che più conta – controllante di Bipiemme Gestioni, la quale cura la gestione dei fondi Valori Responsabili di Etica Sgr.
Anche per Vitale sembra difficile parlare di indipendenza, dunque.
Ma forse qualcuno, in Etica sgr o in Banca Etica, può fornire delle spiegazioni…
Be the first to comment on "Etica senza indipendenza? Lo svarione di Etica Sgr"