Lettera aperta a Beppe Grillo, sulla questione della sovranità monetaria. L’autore è Alberto Leoncini, collaboratore di Criticamente e di ABCVeneto.
ti do del “tu” in virtu’ del fatto che anch’io sono un cittadino italiano e, se il web e’ la nuova “agora’” della democrazia, non puo’ che caratterizzarsi come comunita’ di pari secondo i due principi di parresia e isonomia (liberta’ di parola e uguaglianza di fronte alle leggi).
Risolte le questioni di forma, vengo subito al punto: ho letto la tua introduzione al libro di Elio Lannutti “La repubblica delle banche” (Arianna Editrice, € 13,50). In un primo momento ho pensato che il “Beppe Grillo” fosse in realtà quel “Grillo Giuseppe detto Beppe” che “No Euro” ha candidato come capolista al Senato alle scorse politiche. Ma credo si tratti proprio di te, il comico genovese. Ebbene ho deciso di scrivere questa lettera aperta perché, se hai scritto questa prefazione, non mi sembra una congettura azzardata pensare che tu conosca il libro, almeno nei suoi assunti fondamentali ed essenziali.
Dalla lettura emerge chiaramente che il vero Problema che ci troviamo davanti è quello legato alla sovranità monetaria, oltre alla questione ambientale, sulla quale ti stai spendendo già in modo ampio.
Non devo sicuramente farti una lezione di economia, poiché sai già bene come stanno le cose, visto che ne hai parlato anni addietro in “Apocalisse morbida”, di recente hai postato un video di Eugenio Benetazzo (www.youtube.com/eugeniobenetazzo) che di sovranità monetaria parla spesso e con dovizia, come pure se ne parla nel testo di Lannutti. Non sono poi ignote o segrete le tue frequentazioni con Giacinto Auriti, ideatore del SIMEC e grande studioso di problemi monetari.
Se proprio vogliamo spigolare, viene ancora utilizzata la definizione di “signoraggio”, mentre invece si dovrebbe parlare di “validazione monetaria”, come fa Nino Galloni nel suo “Il grande mutuo” (Editori Riuniti), ma lasciamo perdere le questioni più specificamente economiche. La sostanza non cambia; ciò che mi ha piacevolmente colpito, tuttavia, è stato che, il testo “La repubblica delle banche”, non sia stato scritto da qualche oscuro personaggio dell’ultradestra con il casellario giudiziario fitto di trascorsi nel brigatismo nero, bensì da quello che ben potremmo definire “un rappresentante delle Istituzioni”, visto che Lannutti è senatore con L’Italia dei Valori, partito che ha parecchie note di consonanza con le tue battaglie, ma che certamente non può dirsi eversivo…
Si tratta comunque di un capo d’accusa circostanziato e sostanzialmente condivisibile di un criminoso modo di gestire la moneta e il risparmio, anche se ci sono alcune cose che ridiscuterei, ma rimando le disamine di questo tipo ad altra sede…
Solo su un aspetto mi premuro di riportare una critica, ripresa dal sito www.signoraggio.com che mi sembra assai utile considerare
Lannutti propone infatti di contribuire a risanare il debito pubblico attraverso la vendita dell’oro “della Banca d’Italia”, cioè di quell’oro mediante il quale la cartamoneta era “pagabile a vista al portatore”! Pagabile solo in teoria però. Perché di fatto quell’oro non fu mai restituito agli italiani possessori di valuta “pagabile a vista”. Ed ora, in nome del risanamento dell’economia, l’armata Brancaleone, anzi l’armata “Brankitalia dei valori”, o “Brancavalori”, vuole addirittura vendere l’oro! Sorgono due domande.
Prima domanda: chi è il proprietario che vende l’oro? Seconda domanda: chi è il non proprietario che compra l’oro? La risposta a queste due domande sembra essere una sola: la “Banca d’Italia”, che con questa ennesima truffa legale sarebbe promossa a “Istituto del diritto… di Stato”! Altro che Stato di diritto. Questo mio parere poggia sull’ultimo libro di Lannutti, in cui è presente una colossale contraddizione, o svista, di cui il senatore mostra di non accorgersi.
Se infatti Lannutti parla nel suo libro di “debito pubblico” e di “prodotto interno lordo” rispettivamente come di cose generate da “politiche economiche di finanza allegra, attivate dagli anni Settanta” (E. Lannutti, “La repubblica delle banche”, Bologna, 2008, p. 227) e di “vecchia tirannia” (p. 69) perché nel medesimo libro queste stesse cose sono indirettamente ed acriticamente postulanti l’esigenza di “risanare il debito” (p. 220) senza spiegare come mai diventi così importante che gli italiani tartassati da queste così allegre tirannie debbano vendere poi il loro oro per sopperire agli ulteriori danni da quelle generati?
In altre parole come fa a divenire seria la finanza allegra nella testa di Lannutti? Se il debito pubblico è una truffa fatta al pubblico da parte di truffatori che non sono il pubblico, perché dovrebbe pagarlo il pubblico in luogo dei truffatori? Non sarebbe ora di finirla con questi giochetti? Perché Lannutti, Di Pietro, Grillo, e &, e tutti coloro che continuano ad illudersi che mediante una magistratura “reset” o alla Chavez, o mediante governi alla Tizio o alla Caio, sia possibile avere uno Stato etico in cui non vi sia corruzione, quando la storia ha dimostrato che ciò è impossibile?
Eppure, caro Beppe Grillo, all’osservatore attento non è certo sfuggito il tuo “non rompetemi i coglioni con il signoraggio” pronunciato in quel di Torino lo scorso 25 aprile, non è sfuggito il fatto che tu abbia detto, nel tuo discorso di Piazza Navona l’8 luglio che “lo Stato è fallito per il debito pubblico”, quando il debito pubblico è un debito contratto, nei fatti, con banche che hanno usurpato allo Stato il potere di emettere moneta a corso legale in modo autonomo, così come citi la “banca dei poveri” all’inizio della prefazione del libro, quando tutti sanno che quella banca, pur non chiedendo interessi è gestita su criteri privatistici… E, soprattutto, non si è visto un post dedicato nello specifico a questi temi. La finanza, l’industria, l’ambiente, le grandi opere… Tutti temi interessantissimi e importanti, ma perché non andare alla radice?
A quale Beppe Grillo dobbiamo credere? E su quali basi?
Certo, io non sono nessuno per importi di fare divulgazione su questi temi centrali, ma non credi sarebbe un atto di onestà il prendere una posizione univoca anche su questo?
Questa mia lettera, se rimarrà senza risposta, sarà forse una piccola ombra sulla tua immagine, o quantomeno un elemento che la mette in discussione, anche se non è una mia intenzione, come peraltro ce ne sono tanti nella rete dei quali sicuramente non ti curerai, ma ho ritenuto di scriverti perché chi ha i mezzi per cambiare le cose, ha il dovere morale di farlo. Tu li hai, e lo sai bene. Te la senti di sposare la frase di Auriti: “qua la lotta è mortale”? Io voglio solo fornirti un’occasione per dimostrare all’opinione pubblica italiana che c’è qualcuno che le cose le vuole cambiare davvero, che non vuole più accontentarsi e che ha deciso di stare da una parte della barricata, non di qua e di là… Ne abbiamo fin troppa di gente del genere!
Buon lavoro!
Alberto Leoncini
www.abcveneto.com
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