E’ un’idea semplice come l’uovo di Colombo, ma ha provocato ressa e code antelucane davanti ai negozi come quando escono i libri di Harry Potter. A Londra nei giorni scorsi sono andate a ruba le prime ottomila borse shopper di robusta tela con bei manici cordonati e lo logo-proclama graziosamente disegnato: «I am not a plastic bag», ovvero «io non sono una busta di plastica». Costo 5 sterline. Le ha create l’organizzazione «We are what we do» («Siamo ciò che facciamo») nell’ambito della campagna contro i sacchetti della spesa di plastica, grandi e piccoli, che imperversano nel mondo dall’Alpi alle Piramidi. In cotone, canapa, juta, a reticella, sono il passato e il futuro dello shopping (dalla grande spesa al piccolo oggetto), dopo la lunga e irrazionale parentesi dello shopper usa e getta. Da decenni ovunque nel mondo molte associazioni cercano di promuovere il ritorno della borsa della spesa. La campagna inglese diventerà internazionale; una versione color blu marin per la sacca che sarà lanciata quest’estate negli Stati Uniti. Il Giappone avrà una versione sul verde fra qualche mese. Si spera che sia copiata anche altrove. Individualmente, lo si può fare benissimo: andando sempre a far spesa con borse di tela, anche non modaiole né british [Il Manifesto].
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