Anche se l’ONU ha negato di aver sparato da elicotteri da guerra, un ventottenne non identificato è morto mentre lo stavamo riprendendo e dichiarava di essere stato colpito da un proiettile all’addome da un elicottero ONU che girava in cerchio facendo piovere morte su quelli che stavano sotto. Questa non è la prima volta che l’ONU ha negato di aver ucciso civili disarmati a Cite Soleil [Haiti Information Project]. Qualche settimana prima del suo arresto, il signor Leconte ha preso la parola ai funerali delle vittime di quello che i residenti di Cite Soleil chiamano il secondo massacro nella loro comunità ad opera delle forze militari dell’ONU. Leconte ha espresso parole di condanna per gli omicidi, sedendosi vicino a un grosso striscione su cui era scritto “Presidente Preval, grazie per questo regalo di Natale”, una evidente allusione all’approvazione che Preval sembra abbia concesso a questo attacco mortale. “Hanno ammazzato donne, bambini ed anziani. Gli hanno sparato come se fossero animali”, ha affermato il signor Leconte cominciando a piangere nel microfono. E ha concluso: “Non ci impediranno mai di chiedere il ritorno del presidente Aristide. Continueremo a manifestare, e non ci fermeremo finché la terra di Dessalines sarà libera e indipendente!!”. Fino a questo momento, il signor Leconte è detenuto senza accuse dalla polizia haitiana nel famigerato carcere Delmas 33, chiamato Fort Dimanche, in ricordo di una ex prigione dei tempi della dittatura di Duvalier.
Secondo i residenti di Cite Soleil, le forze ONU hanno attaccato il loro quartiere nelle prime ore del mattino del 22 dicembre 2006 ed hanno ammazzato più di 30 persone, tra cui anche donne e bambini. Per molti, questa è stata una replica dell’azione militare ONU del 6 luglio 2005, in cui più di 26 persone sono state uccise in un tentativo riuscito di assassinio di Emmanuel Wilmer, detto “Dred”, e di quattro dei suoi più stretti collaboratori. Wilmer era apertamente ostile all’occupazione militare del suo Paese da parte dell’ONU, e si era opposto alla deposizione del presidente costituzionalmente eletto Jean-Bertrand Aristide. Aveva guidato la resistenza armata ed ispirato altre persone a fare lo stesso contro la brutale polizia haitiana e contro il sistema legale corrotto in modo irreparabile.
L’obiettivo, questa volta, era una banda di sequestratori guidata da un giovane di nome Belony. Pare che l’operazione militare sia stata autorizzata dal presidente Rene Preval in persona, che era stato eletto l’anno scorso con l’appoggio del movimento Lavalas, che fa capo ad Aristide. Decine di migliaia di sostenitori di Lavalas paralizzarono la capitale per più di una settimana per protestare contro la buffonata elettorale sponsorizzata dall’ONU con 76 milioni di dollari. Il Provisional Election Council, appoggiato dall’ONU, tentò dei brogli nel conteggio delle schede per impedire a Preval di essere eletto.
Il paradosso è che l’attacco del 22 dicembre sembra sia stato causato non da un aumento dei sequestri di persona come afferma l’ONU, ma un’altra massiccia manifestazione di sostenitori di Lavalas cominciata a Cite Soleil.
Circa diecimila persone erano scese in piazza qualche giorno prima per chiedere il ritorno del presidente Aristide, e esprimendo una ferma condanna di ciò che chiamavano occupazione militare straniera del loro Paese. Queste enormi manifestazioni non sono da confondere con quelle più piccole, note come “manifestazioni studentesche”, o con quelle del movimento “testicoli nel didietro” o GNB che furono concausa della caduta di Aristide il 29 febbraio 2004. Ai manifestanti di Cite Soleil l’ONU ha riservato un trattamento molto diverso che ai cosiddetti “studenti”.
Le riprese degli operatori dello HIP mostrano civili disarmati che muoiono per il fuoco indiscriminato delle forze ONU il 22 dicembre 2006.
Anche se l’ONU ha negato di aver sparato da elicotteri da guerra, un ventottenne non identificato è morto mentre lo stavamo riprendendo e dichiarava di essere stato colpito da un proiettile all’addome da un elicottero ONU che girava in cerchio facendo piovere morte su quelli che stavano sotto. Questa non è la prima volta che l’ONU ha negato di aver ucciso civili disarmati a Cite Soleil. Le forze di occupazione hanno anche negato di aver ucciso civili disarmati il 6 luglio 2005. Eloufi Boulbars, portavoce ONU, ha affermato l’8 luglio 2005: “Abbiamo visto cinque persone uccise; tanti ne abbiamo contati. I banditi armati che hanno cercato di resistere sono stati uccisi o feriti”.
Nonostante i tentativi di insabbiamento, di fronte alle prove, alla fine l’ONU ha dovuto ammettere di aver ucciso civili disarmati.
Il 22 dicembre 2006 la situazione non era molto diversa, con l’ONU che ammanniva ai media aziendali la storia dell’intervento militare contro i sequestratori e negava ancora una volta lo sproporzionato uso della forza con le conseguenti pesanti perdite di vite umane tra civili disarmati. Un’altra somiglianza è stata la totale mancanza di piani per le vittime civili. Come nel luglio 2005, neanche un’ambulanza ha accompagnato le forze ONU, mentre i residenti, colpiti da fuoco indiscriminato e persistente, morivano dissanguati in mezzo alla strada o riuscivano a strisciare fino a casa per morire fra le braccia dei familiari.
“Non sono riuscita a contare le vittime”, afferma una sopravvissuta che ha chiesto di rimanere anonima temendo per la propria incolumità. “Sono arrivati sparando. Guarda quella donna incinta a cui hanno sparato. Guarda quel giovane. Siamo tutti banditi? Tutti rapitori?”. Annette Auguste, prigioniero politico ad Haiti per più di due anni, ha aggiunto: “Abbiamo visto giovani, uomini e donne, abbattuti dalle forze ONU a Cite Soleil. Giovani colpiti a morte. Anche loro erano tutti rapitori?”.
Oltre tre ore di riprese video e un’ampia raccolta di foto digitali illustrano, meglio di quanto le parole potrebbero mai fare, ciò che l’ONU sta facendo ad Haiti. I feriti e i moribondi nei video esprimono il loro orrore e la loro confusione sulle ragioni per le quali le forze ONU li hanno colpiti. Un ragazzo sedicenne, rendendosi conto di stare per morire, si chiede perchè le forze ONU gli hanno sparato. Meno di un’ora più tardi, vediamo il suo corpo senza vita al posto di quello che era stato un giovane che si esprimeva con chiarezza e con passione. Kevin Pina, redattore e fondatore di HIP, ha dichiarato: “È chiaro che questo costituisce un atto terroristico contro la comunità. Questo video è la prova chiara che, ancora una volta, l’ONU è accusata di aver colpito dei civili disarmati a Cite Soleil. Non ci può essere alcuna giustificazione per l’uso della forza a questi livelli in questi quartieri. È evidente che l’ONU, in qualche modo, considera accettabile l’uccisione di civili al fine di pacificare questa comunità. Ogni manifestazione, non importa quanto sia pacifica, è vista come una minaccia al loro controllo se tra le altre cose chiede il ritorno di Aristide ad Haiti. In questo contesto, è difficile continuare a vedere la missione ONU come una forza indipendente e neutrale ad Haiti. Devono aver deciso tempo fa che fosse accettabile usare la forza militare per alterare il panorama politico di Haiti in modo da renderlo conforme ai loro obiettivi strategici per il popolo haitiano”.
Il popolo di Cite Soleil ora vede il presidente Preval come uno che ha le mani sporche di sangue innocente, così come l’inviato speciale ONU ad Haiti Edmond Mulet e il generale brasiliano sostituito di recente Jose Elito Carvalho de Siqueira. Nella mente dei sopravvissuti essi sono ora accomunati al generale Heleno Ribera, all’ex inviato ONU Juan Gabriel Valdes e all’ex primo ministro di nomina USA Gerard Latortue, tutti implicati come mandanti ed insabbiatori del primo massacro del 6 luglio 2005.
Titolo originale “UN in Haiti accused of second massacre”. Traduzione di Bruno Bontempi per Z-Net.it
Articoli, foto e video sulle vicende narrate in questo articolo sono reperibili su: http://www.haitiaction.net
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