Nubi sinistre sui cieli del Congo

Pubblichiamo la testimonianza di una volontaria nella R.D. del Congo che descrive il clima di forte tensione che si respira in questi tempi nel Paese dove pochi mesi fa si sono svolte le prime elezioni democratiche dopo 40 anni di dittatura [a cura di Cinzia Agostini].

Eccomi qui, ancora una volta a Goma.

La stagione delle piogge rende l’ambiente più rigoglioso, e trasmette al contempo una sensazione di vita e pericolo. L’atmosfera di guerra sembra nascosta dall’ombra dei rami intricati, ma si respira ovunque.

Il Centro di Ngangi non sembra quello di sempre. Sono giorni di festa per celebrare la morte del primo Kabila e di Lumumba. Niente attività, niente movimento, niente chiasso festoso dei bambini.

Ma non è la sola cosa che trovo cambiata. I bebé si sono trasferiti nella nuova ala, più spaziosa ed accogliente. I neonati infatti sono in aumento a causa della ripresa delle guerriglie che stronca le vite e moltiplica gli orfani.

E mentre nella formazione cerchiamo di lavorare sui reinserimenti familiari e sociali, il Centro si prepara a una nuova emergenza facendo appello alla sua proverbiale accoglienza. Abbiamo anche nuovi volontari che hanno ormai occupato la mia vecchia camera. L’Africa è strana anche per questo: dà la sensazione che tutto si muova e tutto resti com’è, allo stesso tempo…

E’ arrivato un nuovo ospite, Manuel, un medico spagnolo con una lunga esperienza di coordinamento dei campi dei rifugiati per Medici Senza Frontiere. Attualmente è vicepresidente della Fondazione Manolo Madrazo, nata in nome di un collega morto durante una missione comune. Manuel è specializzato in chirurgia di guerra e medicina d’emergenza ed è stato chiamato dalla direzione del Centro per organizzare gli aiuti e l’assistenza medica di più di 5.000 sfollati nella zona di Ruchuru.

Ho cercato in internet notizie sulla situazione politica del paese, ma nessuno ne parla. Per questo mi sento ancora più in dovere di diffondere cosa accade qui, mentre i media sono affollati di notizie ed immagini più adatte all’audience.

Dopo la vittoria elettorale di Kabila alle prime elezioni democratiche della moderna storia del Congo, Kunda, avversario sconfitto a capo di un esercito di ribelli, sostenuto dal Ruanda e dagli Stati Uniti, sta cercando di impossessarsi della zona del Kivu. Sia il Ruanda che gli Stati Uniti sono interessati al controllo di questa zona e ad impedire la stabilità e lo sviluppo della potenza del Congo.

Nel mese di novembre le truppe ribelli, più organizzate ed equipaggiate di quelle regolari, sono giunte fino alla porte di Goma.

Attualmente la tenuta di Shasha (il bananeto della comunità di Ngangi) è impraticabile poiché le case in costruzione sono state occupate dai militari.

L’esercito è riuscito a fermare i ribelli respingendoli fino all’altezza di Sake. Razzie e scontri hanno messo in fuga da quella città centinaia di persone che sono arrivate a Goma senza vestiti, senza cibo, senza l’essenziale per sopravvivere. Insieme all’attacco proveniente da ovest, i ribelli hanno cominciato a scendere da nord verso il Kivu, dalla zona di Ruchuru, dove già una volta eravamo stati assaliti un anno fa.

Hanno così assediato le città della zona, dando luogo a una nuova ondata di sfollati. Attualmente questi sono accolti a Rubare dalle famiglie della zona, evitando la creazione di un campo che sovente diventa luogo di epidemie. Tuttavia, più di 5.000 persone sono senza cibo, coperte, medicinali.

Manuel sta organizzando gli aiuti e il trasporto dell’essenziale per l’emergenza. Sta cercando di negoziare affinché le Nazioni Unite gli mettano a disposizione camion da loro inutilizzati, ma questi ribadiscono che quella non è la loro “mission” e così, mentre migliaia di sfollati rischiano di morire di fame e malattie, migliaia di caschi blu e forze internazionali restano inermi, assenti, spettatori di quanto si consuma a poche decine di chilometri da qui.

Le contraddizioni non sono solo dell’Africa, ma investono il modo di gestire questo grande paese che è il mondo di cui tutti facciamo parte.

Alessia Lauri, volontaria a Goma, provincia del Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo, 19.01.2007 

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