Congo nel caos

Rapimenti, violenze e stupri sistematici. Oggi in tanti si chiedono che cosa potrà succedere alla popolazione civile di Kinshasa e delle altre aree, come il Kasai, dove si è registrata una forte opposizione al governo di transizione. Ma intanto prosegue il progetto Makita di Pangea Onlus: istruzione, educazione sanitaria e nuove attività per il 2007 [Glenda Johnson].


Nella sua dichiarazione di maggio 2006 su “La situazione dei diritti umani della Repubblica Democratica del Congo (RDC) da aprile a dicembre 2005”, la MONUC (Missione dell’Onu in Congo) rileva che “l’accrescere di sistematiche violazioni dei diritti umani, che comprende la violazione al diritto di vivere e la violazione dell’integrità fisica, è da imputare alle forze di sicurezza e in particolar modo alla FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo), alla PNC (Polizia Nazionale del Congo) e a tutti i gruppi militari appostati nelle zone dove il principale partito dell’opposizione UDPS (Unione per la Democrazia e il Progresso) conta i maggiori sostenitori”.

Il Referendum Costituzionale tenutosi il 18 e 19 dicembre 2005 è stato boicottato dal 50 per cento dei residenti di Kinshasa. Non è stato un segnale positivo per le forze di sicurezza presenti nella capitale. Il rapporto della MONUC parla chiaro: “La violenza contro i civili da parte delle forze di sicurezza è ormai una routine ovunque siano dispiegati i militari e la polizia. Spesso, il motivo per il quale i civili vengono minacciati, picchiati e arrestati è per rubare loro soldi, beni, razioni di scorta o prodotti minerali. Il numero di stupri e di altre violenze sessuali subiti dalle donne è in continua crescita in tutta la RDC. Molto spesso i responsabili sono ufficiali militari e ufficiali di polizia”. Per allentare questa ondata di violenza la MONUC ha richiesto l’inclusione di una lezione speciale sulla “gestione del controllo delle masse” nel corso di formazione della polizia, per giungere a un utilizzo più ragionevole della forza, a un maggior rispetto per la vita altrui e per salvaguardare l’integrità fisica. In ogni caso “il brassage” (l’integrazione militare) è molto lenta, se non praticamente una farsa.

Dei 51.000 soldati, che avrebbero dovuto partecipare ai corsi, solo 20.000 si sono presentati ai centri d’integrazione. In effetti, perché dovrebbero recarsi ai centri quando questi sono strutturati male e i corsi operativi studiati per contrastare le rivolte non hanno dimostrato grandi risultati? Inoltre, il fatto che i soldati non siano pagati regolarmente ha causato effetti devastanti ovunque essi vengano appostati. Sono circolate molteplici voci a Kinshasa nell’ottobre 2006 riguardo la sparizione di bambini di strada, molto probabilmente rapiti dai sostenitori dei candidati alle elezioni e portati in campi di addestramento militare nella foresta. Tenendo presente che la diffamazione è tuttora considerata un grave reato nella RDC e che può portare a detenzioni non autorizzate e arresti arbitrari, i presunti responsabili di questi rapimenti sono riusciti a scoraggiare i giornalisti a fare i nomi e a denunciare gli attori chiave responsabili di questi gravi abusi di diritti umani. La libertà di parola a Kinshasa? Nel 2005, a Kinshasa, furono detenuti 9 giornalisti accusati per aver svolto il loro lavoro, che è quello di raccogliere e diffondere informazioni. Un’altra volta, secondo un rapporto della MONUC, “8 giornalisti hanno ricevuto minacce di morte da parte delle forze di sicurezza, dimostrando ulteriormente la totale mancanza di tolleranza da parte delle autorità politiche di fronte alla critica pubblica”.

In questa situazione di caos politico e di violenza sistematica, in particolare di violenza sessuale utilizzata per terrorizzare e intimidire i civili, la fondazione Esengo a Kimbanseke persevera nel suo programma iniziato a settembre 2006. Grazie al sostegno che la Fondazione Pangea Onlus sta dando al centro di promozione femminile di Esengo, sarà possibile l’espansione del Progetto Makita durante il 2007, al fine di garantirne la sostenibilità entro la metà del 2008. L’espansione del progetto nel 2007, finanziata da Pangea, darà la possibilità alle beneficiarie dei corsi di alfabetizzazione e di cucito all’interno del progetto Makita di seguire anche corsi sanitari utili a loro stesse, alle loro famiglie e alle persone nel loro ambiente lavorativo. Purtroppo, alla fine dei corsi, i beneficiari devono confrontarsi con una totale mancanza di servizi sociali e urbani. Per questo motivo, è necessario sviluppare un modulo sulla “educazione alla vita” e organizzare una conferenza sulla “prevenzione contro la violenza”, che coinvolga l’intera comunità, entro dicembre 2007. Per riuscire a realizzare questo tipo di conferenza, che ha come obiettivo quello di garantire maggior sicurezza alla comunità di Kimbanseke, in particolar modo alle donne, le ragazze, gli orfani e i ragazzi di strada, la Fondazione Pangea Onlus sta attualmente negoziando con COJESKI e altre ONG locali e internazionali. Grazie al supporto finanziario di Pangea, i beneficiari del progetto Makita della Fondazione Esengo, hanno la possibilità di creare delle proprie associazioni o piccole imprese grazie alle competenze acquisite durante i corsi.

Un esempio: 5 ragazze, che hanno concluso il corso di cucito a luglio 2006, stanno iniziando una propria attività di vendita di uniformi a clienti istituzionali locali nel loro quartiere. L’associazione dovrà aiutare le beneficiarie a generare e gestire autonomamente i loro guadagni e risparmi, il che in futuro renderà disponibili microprestiti per le donne emarginate, precedentemente individuate dalle donne che hanno già partecipato ai corsi di orientamento, sulla “educazione alla vita” tenuti dai direttori di cliniche locali e finanziati da Pangea dal giugno del 2006. Durante tutto il 2006 sono stati scelti 10 insegnanti che si sono impegnati a tenere dei corsi sanitari a 10/15 donne senza nozioni di educazione sanitaria e alle donne capofamiglia nell’area di Kimbanseke. I membri della Fondazione Esengo continuano a promuovere queste attività e allo stesso tempo cercano di migliorare le proprie capacità professionali, seguendo corsi di gestione di progetti, gestione delle finanze e agricoltura. In questo modo possono garantire che i loro corsi di alfabetizzazione e di cucito abbiano un’impostazione olistica in grado di rispondere alle molteplici necessità delle donne, coinvolte nel programma di tre anni di Esengo, che necessitano di imparare a gestire la violenza e la degradazione sanitaria che le circonda. Entro il 2007 saranno 12 le ragazze ad aver terminato con successo i corsi di Esengo. Queste ragazze produrranno un impatto positivo su 120 famiglie, e sempre grazie a loro, i 760 individui membri delle famiglie acquisiranno degli atteggiamenti atti a salvaguardare il proprio stato di salute.

Glenda Jhonson, Responsabile Progetto Makita

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Tratto da “Da Persona A Persona”, Giornale della Fondazione Pangea Onlus, N. 1 Anno 2, Gennaio 2007

www.pangeaonlus.org

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