«Si chiamano terapie del dolore e non hanno nulla a che fare con gli spinelli», ha tenuto ha precisare il ministro. «Il nostro è un Paese strano, basta che uno parli di cannabis e succede il finimondo».
L’obiettivo è di «alleviare il dolore del malato ogni volta che ciò è possibile». Viene poi semplificata la prescrizione dei farmaci oppiacei consentendo al medico di utilizzare il ricettario normale anzichè quello «speciale», eliminando così non poche difficoltà burocratiche. E viene consentita la prescrizione dei medicinali oppiacei anche al di fuori delle patologie oncologiche e, quindi, per quelle malattie croniche o invalidanti per le quali «un’adeguata terapia del dolore è essenziale per una migliore qualità della vita».
Una semplificazione, nel caso della prescrizione dei farmaci antidolore, accolta con grande soddisfazione dai medici specializzati in cure palliative e da alcuni membri della maggioranza come il ministro Emma Bonino («un atto di giustizia e umanità»), Tommaso Pellegrino dei Verdi e Maurizio Bulgarelli dei Verdi-Prc. Soddisfatta anche l’Associazione Luca Coscioni che giudica il decreto «un criterio alternativo all’ideologia proibizionista su tutto, anche sul buon senso terapuetico».
Del tutto contrari invece An e Lega, tra cui Gasparri, Pedrizzi e Montani, che hanno espresso i loro dubbi «sull’opportunità di varare un disegno di legge sull’uso terapeutico della cannabis, i cui presunti effetti antidolorifici sono conseguibili attraverso moltissimi farmaci già in commercio».
Libertà, 20 ottobre 2006
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