Polemica negli USA: "La guerra ha favorito il terrorismo"

“La guerra in Iraq ha peggiorato il problema complessivo del terrorismo “. Non è una valutazione dei candidati democratici alle elezioni di novembre, ma un giudizio espresso da specialisti della comunità di intelligence americana. E’ contenuto nel rapporto “Trends in global terrorism: implications for the United States”, che ieri è finito sulle prime pagine del New York Times e poi del Washington Post.

Proprio mentre il numero dei morti americani in Iraq e Afghanistan supera quello delle vittime dell’11 settembre, andando oltre 2973 caduti, i servizi segreti degli Stati Uniti scrivono che occupare Baghdad ha complicato la lotta al terrorismo invece di aiutarla. Secondo i consiglieri neocon di Bush, l’intervento nel Golfo Persico sarebbe stato una “passeggiata di salute”, che avrebbe innescato un circolo virtuoso in tutto il Medio Oriente, favorendo la democrazia e determinando la sconfitta di al Qaeda e dei suoi alleati. Invece la guerra scatenata per prevenire nuovi “11 settembre” ne ha provocato un altro, in termini di sole vittime americane senza contare quelle irachene, e secondo l’intelligence Usa ha aumentato la diffusione del radicalismo islamico e dei jihadisti.

Il documento rivelato è una “National Intelligence Estimate”, ossia i rapporti complessivi a cui contribuiscono tutte le 16 agenzie informative americane, Cia compresa. E’ il primo sul terrorismo prodotto dall’inizio della guerra in Iraq, è stato terminato ad aprile, e quindi viene dopo la riforma dei servizi segreti voluta dall’amministrazione Bush. In calce, infatti, porta la firma di John Negroponte, zar nazionale dell’intelligence ed ex ambasciatore a Baghdad.

Il documento, secondo chi l’ha scritto o letto, sostiene che il radicalismo islamico non è in ritirata: ha subito un processo di metastasi, che lo ha diffuso in tutto il mondo.

LA STAMPA – 25.09.2006


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