Il primo ministro serbo Vojislav Kostunica è in questi giorni in Europa per discutere, con i ministri degli Esteri dei Paesi del cosiddetto “Gruppo di contatto” fra cui l’Italia, della defini tiva sistemazione del Kosovo: piena indipendenza o larga autonomia? Al giornalista del Corriere della Sera, Franco Venturini, che lo invitava ad essere realista e a dare il Kosovo per perso, Kostunica ha risposto: «Perché la Serbia dovrebbe essere smembrata? Soltanto perché in una parte del suo territorio (il 15% circa, ndr) esiste una maggioranza etnica albanese che chiede l’indipendenza? Vogliamo far passare questo criterio e applicarlo anche ad altri? Qui si mettono in discussione i principi fondamentali dell’ordine internazionale». Articolo di Massimo Fini – Il Gazzettino del 7/07/2006 Eh già, il punto – o uno dei punti – della questione kosovara è proprio questo. Lasciamo pur perdere il fatto che i serbi considerano il Kosovo la culla storica della loro Nazione (cosa giudicata da Barbara Spinelli una romanticheria priva di senso, salvo poi trasformare questa romanticheria in un diritto intangibile quando la stessa concezione riguarda Israele rispetto alla Palestina), certo è che il Kosovo fa giuridicamente parte della Serbia da molti secoli. Che diremmo e faremmo noi se, per ipotesi, un domani in Piemonte, a causa di un’immigrazione islamica tradizionalmente fertile, si trovasse una forte maggioranza musulmana che, con la guerriglia e il terrorismo, rivendicasse l’indipendenza? Avremmo o no il diritto di difendere quel nostro territorio, anche con le armi? Certamente sì. Perché quel territorio non appartiene solo agli ultimi arrivati, per quanto divenuti maggioranza, ma anche alle generazioni passate che quella terra l’hanno lavorata, su quella terra hanno sudato per farne quel che ne han fatto, che per quella terra sono morti, e quindi anche ai loro figli pur se diventati minoranza. Il “diritto all’autodeterminazione dei popoli”, sacrosanto, vale per le genti che si trovano da sempre su un territorio che porta il loro nome (i curdi, i ceceni) e che è occupato da potenze straniere, non per i flussi migratori.
Il Kosovo si trovava in questa situazione quando la Jugoslavia fu aggredita dalla Nato nel 1999 col pretesto dell'”emergenza umanitaria” e della “pulizia etnica” (non c’era alcuna “emergenza umanitaria” in Kosovo, nessun “genocidio” tale da giustificare l’intervento militare di Stati improvvisatisi “giustizieri della notte”, c’erano state, in un anno e mezzo di guerra di guerriglia, 205 vittime civili, niente di nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che avviene in Palestina per mano d’Israele o in Cecenia per mano russa. E non c’era alcuna “pulizia etnica”. La “pulizia etnica” l’hanno fatta – dopo l’intervento della Nato – gli albanesi kosovari, con la copertura delle truppe internazionali, frettolosamente riverniciate, a posteriori, da una legittimità Onu – che vale a intermittenza, qui come in Afghanistan – ai danni dei serbi, che da 360 mila che erano sono rimasti in 60 mila, la più grande “pulizia etnica” dei Balcani).
Fu un intervento arbitrario, arrogante e dissennato. Perché abbattendo il principio dell’intangibilità della sovranità nazionale, in nome di “principi etici universali”, abbatteva anche il principio dell’appartenenza nazionale, dell’obbligo morale di schierarsi col proprio Paese (“right or wrong, my country”), ponendo così le premesse per una profonda e pericolosa spaccatura proprio all’interno dei Paesi occidentali. Perché mentre l’appartenenza nazionale è univoca (io sono italiano o non lo sono), i “principi etici universali”, a dispetto del nome, non lo sono affatto, alcuni sono “più universali” di altri a seconda delle convinzioni di cui ciascuno è portatore.
E adesso si vuole proseguire, col Kosovo, a scardinare ulteriormente e defini tivamente l’intangibilità della sovranità nazionale, sulla base di un diritto all’indipendenza di maggioranze etniche. Ponendo così i presupposti per altri sconquassi. Il vecchio diritto internazionale aveva alla base il principio, pragmatico, che ogni Stato sovrano ha il diritto di farsi i fatti suoi in casa propria. Il nuovo, universalizzando i “diritti umani”, globalizzandosi, apre la strada a un conflitto permanente di tutti contro tutti, nelle forme della guerra e del terrorismo.
Be the first to comment on "L’autodeterminazione del Kosovo"