Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell’Ippodromo. I giornali locali scrivono inizialmente di un “malore fatale”, sembrano alludere a un’overdose. Ma subito emergono contraddizioni e particolari inquietanti. E chi vedrà il cadavere di Federico non riuscirà più a credere alla versione ufficiale fornita dalla questura. Risultano evidenti ferite lacero contuse alla testa, il volto sfigurato, ematomi profondi sulle tempie e ai lati del collo, lo schiacciamento dello scroto, ecchimosi diffuse sul corpo. Poi, finalmente, la perizia tossicologica e l’autopsia riveleranno che Federico non è morto per droga. Quattro agenti di polizia vengono iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Contro di loro decine di testimonianze, delle quali, decisiva, quella di una donna che dalla finestra di casa ha assistito ai momenti finali dello scontro. Ma l’inchiesta non è ancora conclusa… A cura di Nicola Furini Il nostro compito non è quello di stabilire la verità (spetta alla magistratura). E nemmeno auspichiamo giustizia sommaria o un “processo di piazza”. Ci uniamo però alla famiglia Aldrovandi nella sacrosanta richiesta di sapere e conoscere come effettivamente si sono svolti i fatti. Nell’interesse di tutti, incluse le nostre forze dell’ordine. Le forze dell’ordine sono un bene per tutti e siamo loro solidali e profondamente grati per quello che fanno. Ma le “mele marce” possono essere ovunque e tutti possono commettere degli errori. E con Federico Aldrovandi, quella mattina del 25 settembre del 2005, qualcuno ha probabilmente commesso degli errori. Dei grossi e madornali errori.
I quattro agenti di polizia coinvolti – che ricordiamo sono indagati per omicidio preterintenzionale – hanno dimostrato scarsa esperienza e una discutibile capacità di gestire una situazione che dovrebbe invero essere piuttosto comune per chi svolge quel lavoro… Gli agenti non erano di fronte ad un problema di criminalità o di ordine pubblico. Federico stava evidentemente male. Ma la sua richiesta di aiuto è stata equivocata come le escandescenze di un pazzo (o meglio, di un tossico). E invece di chiedere il sostegno di personale sanitario, si è scelto di utilizzare la forza. Riccardo Venturi, avvocato della famiglia Aldrovandi, ha giustamente centrato il punto della questione precisando che «si tratta di capire se l’intervento della polizia è stato proporzionato al caso o meno, se gli agenti hanno messo le mani addosso a un ragazzo che stava male invece di chiamare immediatamente un medico perché fosse sedato, come andrebbe fatto in questi casi».
E’ poi inaccettabile l’atteggiamento della questura di Ferrara: il tentativo di far passare la morte di Federico come uno squallido caso di overdose, le reticenze di fronte alle richieste della famiglia – che si è trovata di fronte a un vero e proprio muro di gomma -, l’arroganza dimostrata nei confronti degli abitanti della zona Ippodromo (che ha generato “timori” nei confronti di coloro che avrebbero potuto subito qualificarsi come utili testimoni) e infine il tentativo (fatto senza precedenti) di imbavagliare i giornalisti “controcorrente” interessatisi al caso, con una denuncia per diffamazione a mezzo stampa e offese rivolte all’autorità inquirente… Sembra di trovarci nel bel mezzo della dittatura argentina di fine anni ’70!
Il Consiglio provinciale di Ferrara – in una mozione del 29 marzo 2006 – parla di “fallimento istituzionale”, e chiede interventi correttivi “per evitare che altre vite siano il prezzo da pagare a tale mancanza di preparazione. Si sollecita la Provincia a proporre che si definisca un protocollo che individui le modalità di approccio coordinato tra intervento sanitario e intervento di ordine pubblico, nei casi in cui si devono affrontare situazioni di contenimento di un soggetto isolato con momentanee difficoltà relazionali.”
Vogliamo continuare ad avere fiducia nelle istituzioni. E per questo chiediamo e pretendiamo trasparenza da coloro che ci tutelano (o almeno dovrebbero). Nessuno, nemmeno i famigliari e gli amici di Federico, gridano vendetta. Non ce n’è bisogno e non servirebbe a nulla. Ma se qualche errore è stato commesso, è giusto accertare serenamente tutte le eventuali responsabilità perché episodi simili non si possano ripetere più.
Non sappiamo ancora esattamente che cosa è accaduto quella mattina del 25 settembre 2005. Ma il solo fatto che l’attenzione sulla vicenda sia emersa solo molti mesi dopo la tragedia, e solo grazie alla tenacia della madre che ha gridato la sua richiesta di aiuto tramite internet, beh, questo ci riempie di tristezza e di angoscia per il futuro di questo Paese. Speravamo che i tremendi episodi successi a Genova nel 2001 avessero insegnato qualcosa. E invece…
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