e vogliamo fare finire tutte le diatribe su chi è fazioso, chi è schierato, chi ambiguo, e tutte le idiozie che da 40 anni sentiamo sulla “libertà di stampa”, tanto simili alle inutili discussioni del “processo del lunedì”, che spaccano il capello dell´inesistente, bisogna cominciare a parlare di Riforma RAI. La “libertà di stampa” non esiste, esistono solo “linee editoriali” stabilite dai padroni dei giornali e delle Tv e i giornalisti si autocensurano per rispettare queste impostazioni. Se esci dai binari sei oscurato discretamente o sei licenziato [a cura di Paolo De Gregorio]. Ecco perché mi viene l´orticaria quando sento parlare di privatizzare la Rai, approfittando di un malcostume (che c´è sempre stato), e se lo dice la “stampa di sinistra”, in piena sintonia con padroni e piduisti, il prurito diventa insopportabile.
Nel n. 25 dell´Espresso 2006 Edmondo Berselli trova “urgente” privatizzare la Rai, seguito a ruota di un altro articolo di Giampaolo Pansa che “comincia a pensare che la Rai non possa essere salvata”.
Praticamente il sogno di Licio Gelli di eliminare il servizio pubblico trova dei battistrada autorevoli.
Naturalmente la Rai attuale fa schifo anche a me, ma tra la scelta di venderla ai capitalisti, che già possiedono il 90% di tutta l´editoria, e fare una riforma drastica che la renda effettivamente pubblico servizio pagato dal canone dei cittadini, io scelgo la seconda strada, ne propongo le regole, e ritengo che lottare per questa impostazione sia una vera emergenza democratica per impedire il monopolio assoluto dei privati.
La situazione che ci troviamo davanti è infatti il risultato di 25 anni di “concorrenza” con la Tv privata, che ha raggiunto il suo obiettivo di “omologare” verso il basso la Tv pubblica, con l´inevitabile seguito di corruzione, nani, ballerine, ricattatori sessuali, e via elencando.
Ma questa omologazione è stata possibile grazie al fatto che le forze politiche, al di là delle sparate propagandistiche, non sono più antagoniste sul terreno dell´economia, della politica estera, degli orientamenti culturali, e desiderano solo spartirsi i posti dirigenziali con quegli appannaggi da nababbi che conosciamo, in aperto “inciucio” e con i risultati elettorali alla mano.
Se poi dovessi pensare, come polo di sinistra, a mettere in cantiere un palinsesto di vero servizio pubblico, per prima cosa metterei intorno ad un tavolo veri esperti di comunicazione come Grillo, Dario Fo, Fabio Fazio, la Guzzanti, la Gabanelli, Biagi, Dose e Presta, Serra, per cercare di togliere a tutta l´informazione giornalistica l´ingessatura di un linguaggio e di una scenografia fuori dalla realtà, per arrivare a informazioni dirette, date nel linguaggio di tutti i giorni, senza foglietti da leggere con sussiego, cercando di fare parlare le immagini ed i protagonisti dei fatti, con telefoni e telecamere aperti alle richieste e segnalazioni dei cittadini, e buttando via le attuali formule di tutti i telegiornali in cui si spacciano per notizie le sfilate di moda, le udienze papali, le faccende private dei reali inglesi e monegaschi.
Darei anche enorme spazio a inchieste sull´ambiente, sulla salute, sul pianeta droga, sulla immigrazione, sull´evasione fiscale (mi piacerebbe vedere le facce dei gioiellieri che dichiarano 6.000 euro di reddito annuo) e quanto altro può interessare veramente i cittadini, con l´aiuto di microtelecamere nascoste, tipo quelle che usa “Striscia la notizia”, per far vedere le cose come stanno veramente.
Destinerei del denaro alla contropubblicità, nel senso che se si hanno informazioni su pubblicità pericolose per la salute dei cittadini si possono chiedere perizie all´Istituto Superiore di Sanità, pagando le spese, per poi pubblicarne il risultato.
Attualmente sembra che la molto pubblicizzata bevanda “RED BULL” molto consumata dai giovani, invece del pubblicizzato effetto energizzante, provoca solo una minore sensazione di stanchezza, che però arriva tutta insieme con colpi di sonno, con effetti letali se si è in macchina.
Da questo e da tanti imbrogli di cure estetiche e di creme miracolose ci piacerebbe essere difesi da un pubblico servizio efficace come quello televisivo. Mi piacerebbe veder chiudere quella scuola di violenza che sono i film americani, e poter estendere lo sguardo alla produzione cinematografica di tutto il mondo di cui non conosciamo quasi nulla, grazie ad una resa alla monocultura Usa da cui compriamo anche i fondi di magazzino.
Insomma dobbiamo tutti insieme spingere contro la privatizzazione, per una Tv di servizio, aperta a tutti quei movimenti senza voce che hanno iniziative sul territorio, con una superiore qualità di inchiesta sugli spazi a noi vicini, Europa e Mediterraneo in testa, con spazi quotidiani sorridenti affidati ai nostri comici, con la difesa della nostra salute e del nostro ambiente, chiusa ai politicanti di professione ed ai loro inutili dibattiti e finte risse.
Sono sicuro che una tale impostazione e indirizzo, con l´obiettivo della salvezza del servizio pubblico, raccoglierebbe la disponibilità dei migliori cervelli italiani e porterebbe aria nuova in quel corrotto e consociativo basso impero che è la Rai oggi.
– La RAI è proprietà realizzata con i soldi delle tasse degli italiani e gestita con il ricavato del canone versato dai cittadini, che sono a tutti gli effetti azionisti di questa azienda
– La Rai è un servizio pubblico, come le ASL, e non può essere privatizzata senza un passaggio elettorale con nomi e cognomi di chi chiede ciò
– Per sottrarla al controllo dei partiti e alle loro spartizioni, noi azionisti, (canone pagato alla mano) dobbiamo poter votare ogni 5 anni, in concomitanza con il voto politico, il candidato che preferiamo tra coloro che liberamente si presentano (con il loro programma, escludendo coloro che possiedono anche solo in parte mezzi di informazione) per ricoprire la carica di direttore generale
– A elezione avvenuta il direttore generale si insedia con il potere di nominare i membri del consiglio di amministrazione
– Resta in carica 5 anni e può essere rieletto solo un´altra volta
– Del suo operato deve rispondere solo agli azionisti (che potranno non rivoltarlo) e gli unici limiti sono quelli del pareggio di bilancio, il divieto di raccolta pubblicitaria ed essere al servizio dei cittadini.
Se si presentasse, io voterei Grillo e credo proprio che l´informazione in Italia andrebbe meglio.
Propongo la stesura di una proposta di legge e una gigantesca raccolta di firme per sostenerla.
Se qualcuno ritenesse arduo questo cammino e seminasse scetticismo, ricordo che Grillo quasi da solo ottenne il risultato di costringere il monopolista Enel a pagare al cittadino l´elettricità prodotta dal singolo utente con pannelli solari.
E´ dimostrato che la “democrazia” non viene dall´alto. Dobbiamo conquistarci questo spazio dal basso e fare valere i nostri diritti di proprietà.
Senza una quotidiana, forte voce a favore dei cittadini la “par condicio” non esiste.
Quando i proprietari sono i capitalisti o i partiti abbiamo visto come finisce, e passare da sudditi a protagonisti.
Paolo De Gregorio – 2 luglio 2006
Nota della Redazione:
in questi giorni è in corso la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma del settore radiotelevisivo. Andate tutti a firmare!!! Per maggiori info vedere il sito http://www.perunaltratv.it/index.php
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