La Recoaro in agonia per colpa della Nestlè

Per vendere Gingerino e Acqua Brillante hanno deciso di farsi pubblicità da soli, regalando bottigliette ai passanti del centro storico. «Perché la produzione funziona benissimo e le bibite sono di alta qualità – hanno spiegato i lavoratori della Recoaro -, ma i magazzini sono pieni e la vendita è praticamente inesistente. L’azienda non fa nulla quanto a marketing e pubblicità e noi lavoriamo nella stagnazione». Appesi a un filo. Anzi, a un filone pubblicitario praticamente inesistente e alla pressione di concorrenti agguerriti pronti a tutto pur di soffiare quote di mercato. Così un marchio storico, fra i pionieri dell’imbottigliamento di bibite in Europa, rischia di perdere la sfida. Contro dei marchi, peraltro, «di famiglia». Ossia del gruppo svizzero proprietario della Recoaro.


La protesta dei lavoratori si è svolta ieri mattina davanti al cancello di palazzo Nievo, mentre i rappresentanti sindacali dei lavoratori dello stabilimento Recoaro, di Recoaro Terme, discutevano con l’assessore al lavoro Giulio Bertinato la situazione che grava da tempo sulla storica azienda vicentina, fondata nel 1927 e acquisita nel 1997 dalla Nestlè.

«Siamo sotto i parametri concordati nel 1997 con l’azienda, da vanti a Provincia e Regione – spiega Emilio Ceola, delegato Cisl -. Dovevano garantire continuità lavorativa per un minimo di 120 dipendenti a tempio pieno e 30 part time. Oggi se ne contano solo 116 a tempo pieno e le prospettive sono di diminuire ancora, visto che nei primi mesi del 2006 abbiamo già registrato una vendita del 30 per cento nella produzione a causa del materiale invenduto che continua ad accumularsi nei magazzini».

Tanto per dare un’idea, nel 2005 sono stati venduti soltanto 186 milioni di pezzi, ai minimi storici, contro i 220 milioni circa dell’anno precedente. Eppure, a detta di chi ci lavora, il Gingerino non ha nulla da invidiare al Sanbitter, prodotto sempre dalla Nestlè sotto il marchio San Pellegrino, ma aiutato da una battente campagna pubblicitaria su tutte le reti televisive nazionali.

«E anche la nostra Acqua Brillante è il miglior prodotto in com mercio – spiegano i lavoratori mentre allungano bottigliette ai passanti -. Nemmeno paragonabile a gazzose o simili, che sono solo un pallido tentativo di quello che facciamo alla Recoaro. Eppure a noi manca la pubblicità, manca una strategia di vendita e la voglia di investire. Siamo fermi».

A ben pensarci, spiega il segretario della Cisl Vicentina Franca Porto, «viene il sospetto che come spesso accade nel mondo del le imprese, la Nestlè abbia acquisito Recoaro solo per eliminare un concorrente alla San Pellegrino. Non si spiega altrimenti il diverso trattamento da parte della stessa casa madre, che dovrebbe essere interessata a vendere il più possibile».

Durante il lungo colloquio con la Provincia e il sindaco di Recoaro, i sindacati hanno illustrato tutti i dettagli dell’accordo del ‘ 97, mettendo in luce la totale mancanza di rispetto nei confronti di molti parametri sottoscritti.

«Quello che va salvato non è solo un’azienda – spiega Franca Porto – ma tutto il territorio. Recoaro è diventato ormai un logo, caratterizzato da impianti turistici e termali che attirano molta gente. Ma se la politica di sviluppo delle imprese del luogo è questa, allora dobbiamo prepararci a veder morire un patrimonio immenso. Il declino di un’azienda storica come la Recoaro sarebbe solo l’inizio di una regressione totale della zona».

Corriere del Veneto, 23 giugno 2006 

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