"Gasisti" d’Italia

Buongustai, attenti alla spesa, cultori del biologico, amanti della campagna e della buona compagnia, ecologisti e solidali ma con un occhio al portafogli. È l’identikit degli aderenti alla “tribù” dei Gas, Gruppi d’acquisto solidali, ossia famiglie che si associano e insieme fanno la spesa alle migliori condizioni, imponendo prezzi, processi di produzione e perfino modelli di sviluppo di intere economie locali.  Un fenomeno in crescita che ormai coinvolge migliaia di famiglie che disertano supermercati e centri commerciali, grazie anche a Internet che facilita contatti e ordini di olio, vino, frutta e verdura, ma pure detersivi “verdi” e perfino contratti telefonici e assicurazioni auto. Il loro “luogo” di incontro è il sito www.retegas.org, dove è possibile sapere tutto e scoprire il Gas più vicino a casa propria per potersi associare [Famiglia cristiana].

Esperienze spontanee sorte a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sull’onda anche del rifiuto di un’agricoltura sorretta dalla chimica.

«Nel 1994, acquistare prodotti biologici era come andare in gioielleria», racconta Mauro Serventi, ingegnere e animatore di uno dei primi storici Gas sorto a Fidenza (Parma), che oggi associa 50 famiglie. «Certo, il risparmio non è trascurabile, ma l’idea centrale era un’altra: creare un legame umano tra produttore e consumatore per diffondere un benessere autentico. Le nostre parole chiave sono: piccolo, locale e solidale». embrano dichiarazioni un po’ fumose; invece, i Gas che non hanno un vero e proprio cuore politico, rappresentano un’esperienza molto pragmatica. Alla fine conta avere un buon prodotto.

La valle del buon pane

«Ma per raggiungere questo obiettivo», spiega Serventi, «dobbiamo conoscere bene chi ce lo vende, per questa ragione favoriamo i piccoli produttori locali, per esempio uno che fa bene il parmigiano reggiano. Oppure salviamo un’agricoltore che coltiva delle ottime mele, ma è strozzato dai troppi passaggi che fanno lievitare il prezzo finale e riducono il compenso del contadino. Così, per esempio, ci siamo inventati i Bom, Buoni ordinari mele, che sono più sicuri dei Bond Parmalat», dice scherzando.

«Funziona così: ad aprile del 2005 abbiamo acquistato l’intero raccolto di mele biologiche a un prezzo molto conveniente, evitando all’agricoltore il ricorso al credito bancario. Ma abbiamo anche i Bob, Buoni ordinari bovini, e con lo stesso spirito abbiamo salvato un’intera vallata, la Val Stirone, che oggi vive sfornando un ottimo pane a lievitazione naturale».

Insomma, i Gas rappresentano una variopinta alternativa all’economia dominata dalla grande distribuzione e dall’industria agroalimentare.

Un “movimento” che sta producendo una serie di effetti ancora poco noti. Per esempio, a forza di richiedere un detersivo senza nichel (un metallo che provoca allergie) e rispettoso dell’ambiente, i Gas hanno stimolato la nascita di una piccola fabbrica: “Officina naturae” di Rimini. Ma c’è anche un’azienda che si chiama “Live.com coop”, una compagnia telefonica a prezzi stracciati e, perfino, un Consorzio assicurativo etico e solidale (www.consorziocaes.org).

Dopo gli alimenti, i detersivi, le assicurazioni e la telefonia, la prossima frontiera è l’energia.

Che farete?  Pianterete una vostra centrale da qualche parte?

«Ma no, si tratta di fare qualcosa di concreto sul territorio rispettando la natura», aggiunge Serventi.  A fronte di iniziative così ben organizzate e radicate, c’è una miriade di piccoli gruppi (si possono trovare quasi tutti sul sito di retegas), composti da qualche decina di famiglie che si riuniscono in cantina, in un salotto o in una sala messa a disposizione dal comune o dalla parrocchia. Come “Gaspare” che non è un nome di persona, ma il Gas di via Washington, a Milano. «Siamo circa 30 famiglie e ci ritroviamo a turno nelle nostre case», racconta Chiara Sacco, impiegata, sposata, con un bimbo «L’idea è nata tra amici, nel 2001, sulla base del principio: consumare meglio, consumare meno. Intendiamoci, il risparmio c’entra poco, potersi permettere di fare la spesa così è un lusso, perché tra e-mail e riunioni spendiamo molto tempo. Ma abbiamo la soddisfazione di mangiare bene e il potere di escludere i produttori che non offrono garanzie etiche, come chi sfrutta il lavoro nero».

Certo, non è facile districarsi tra ordini, offerte, prezzi e caratteristiche organolettiche.  «Ci vuole un po’ d’impegno», ammette Pietro Aurecchia, veterinario e sostenitore del Gas di Segrate (Milano) che associa circa 80 famiglie. «Non c’è una vera e propria organizzazione, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Prima di tutto occorre costruire un dossier sull’alimento prescelto, ma ciò che richiede più tempo è lo studio del fornitore».

Sanno tutto sui cibi che acquistano

«Alla fine otteniamo un controllo e una conoscenza diretta del produttore. Per esempio, acquistando frutta e verdura evitiamo come minimo sei passaggi che gonfiano a dismisura i prezzi, anche se noi non cerchiamo a qualunque costo di risparmiare. Vogliamo solo essere consumatori consapevoli, magari acquistando le clementine non trattate a 50 centesimi il chilo».

Volendo unire ideali e risparmio, non poteva che scegliersi un nome emblematico come “Panerose”, il Gruppo di acquisto solidale che riunisce più di 40 famiglie nei paesi di Concorezzo e Vimercate (Milano), in una zona che vede i Gas spuntare come funghi, uno dopo l’altro. «Ci riforniamo di alimentari e detersivi da produttori locali che seguono metodi biologici», spiega Anna Valera, una dei soci.

«Il risparmio è di almeno il 20 per cento, ma sul riso e altri prodotti arriviamo anche al 50. Per esempio, ho pagato un chilo di arance biologiche 1,70 euro alla normale distribuzione, mentre le stesse che ci arrivano dalla Sicilia tramite il Gas ci sono costate 0,90».

Se molti soci di “Panerose” (www.panerose.org) aderiscono al gruppo di acquisto per tenere a bada il carovita, un buon numero si è mosso e si muove anche inseguendo gli ideali: «I nostri motivi ispiratori sono gli stessi del commercio equo e solidale», puntualizza la Valera.  «Vogliamo favorire i produttori locali e la produzione biologica, evitando multinazionali e grande distribuzione che “strozzano” i prezzi per chi produce; vorremmo, mettendoci in rete con altri gruppi, creare economie locali che permettano la sopravvivenza delle piccole imprese agricole e dei piccoli negozi. Tra i soci abbiamo parecchie famiglie giovani, come quella del nostro presidente Andrea Di Fonzo, e soprattutto loro sono interessate al discorso ideale a monte del nostro Gas».

Se potessi avere un magazzino

Il problema maggiore è avere un luogo per lo stoccaggio e la distribuzione, che al momento è assicurato dal capannone per gli attrezzi di un socio vivaista, ma che in futuro potrebbe non bastare più dato l’aumento costante di chi aderisce. Tra i progetti allo studio di “Panerose” c’è anche la formazione di filiere locali, seguendo un esempio concreto che potrebbe partire a breve.  Un cittadino di Concorezzo, già entrato nelle cronache per aver riadattato e affittato 13 appartamenti ecologici, Roberto Brambilla, vorrebbe destinare i suoi campi alla coltivazione di grano, da macinare e cuocere in un vecchio forno che il vicino comune di Villasanta si è impegnato a ripristinare.

«Cambiare l’economia creando una rete basata sullo scambio di prodotti, valori e idee»: è la sintesi che Valera fa della filosofia dei Gas.  Di fatto, un esempio del pensiero “glocal”: pensare globalmente, agire localmente. Sempre con un occhio attento alle proprie tasche.  Che volete di più?

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ANCH’IO VOGLIO UN GAS

Le risposte alle principali domande sul mondo dei Gruppi d’acquisto solidali: dai valori che li animano agli aspetti più pratici, iniziando dalla nascita, magari nel salotto di casa…

Che cosa sono i Gruppi di acquisto solidale (Gas)?

Un gruppo d’acquisto è un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso generi alimentari o di uso comune, da ridistribuire.

Sì, ma… perché si chiama solidale?

Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori-fornitori, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del Sud del mondo e a coloro che – a causa dell’ingiusta ripartizione delle ricchezze – subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.

Perché nasce un Gas?

Ogni Gas nasce per motivazioni proprie, spesso però alla base vi è una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di un’alternativa praticabile da subito. Il gruppo aiuta a non sentirsi soli nella propria critica al consumismo, a scambiarsi esperienze e appoggio, a verificare le proprie scelte.

Come nasce un Gas?

Uno comincia a parlare dell’idea degli acquisti collettivi nel proprio giro di amici, e se trova altri interessati si forma il gruppo. Insieme ci si occupa di ricercare nella zona piccoli produttori rispettosi dell’uomo e dell’ambiente, di raccogliere gli ordini tra chi aderisce, di acquistare i prodotti e distribuirli… e si parte!

È complicato?

È molto più deprimente prendere la macchina per chiudersi, di sabato, in un centro commerciale. Le riunioni e il ritiro della spesa sono un´occasione di incontro e condivisione, e spesso sono accompagnate da una torta e un bicchiere di vino. Partecipare a un Gas può essere inoltre formativo: alcuni gruppi, infatti, attribuiscono molta importanza agli aspetti culturali e conoscitivi e organizzano incontri sul consumo critico, sull´autoproduzione di alcuni prodotti (detersivi, pane eccetera), sui rapporti Nord-sud del mondo eccetera.

Famiglia cristiana n.24, 11 giugno 2006

 

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