«Mi chiamo David Makara Ngure. Ho 26 anni e lavoro al St. Martin C.S.A.(1) come assistente legale nel programma comunitario per la nonviolenza attiva e i diritti umani. Ho conosciuto il St. Martin nel 1998: ero in terza superiore. Dal 1995 al 1998 ho trascorso la mia vita per le strade di Nyahururu, in Kenya, mangiando ciò che trovavo nella spazzatura, a causa dell’estrema povertà dei miei genitori e della loro abitudine al bere.” (di David Makara)
Nel 1998 il St. Martin iniziò un programma di recupero per i ragazzi di strada. Una volta al mese i ragazzi potevano recarsi al St. Martin dove ricevevano da mangiare, potevano lavarsi e, soprattutto, trovavano qualcuno che li ascoltava.
Io avevo già lasciato la strada e ripreso la scuola… sebbene con qualche difficoltà . Fu proprio in quel periodo che ho iniziato a frequentare la comunità , condividendo la mia esperienza con i ragazzi e incoraggiandoli a ricostruire la loro vita. Passavo i miei giorni liberi in questo modo. l’anno successivo ottenni il diploma di scuola superiore e al suo termine iniziai a collaborare come volontario nel programma del St. Martin che si occupa di aids, alcol e droga. Volevo aiutare i giovani, specialmente quelli della mia zona.
Nel tardo pomeriggio di domenica 15 dicembre 2002, sono passato a ritirare alcune video cassette in un negozio della città per una piccola attività di video-show che stavo gestendo vicino a casa. Io e altri ragazzi fummo arrestati nel negozio da un poliziotto che ci condusse alla stazione di polizia.
l’ufficiale era entrato nel negozio tenendo un ragazzo per il bavero e chiedendomi se lo conoscevo. Io risposi di sì, e allora mi chiese se fossi con lui. Alla mia risposta negativa mi spinse fuori in malo modo urlando, e mi costrinse dentro la macchina insieme agli altri ragazzi. Il poliziotto, a questo punto, ha iniziato a chiedere soldi e tutti noi abbiamo risposto che non ne avevamo. Eravamo ormai vicino alla stazione di polizia quando, sussurrandomelo, mi chiese nuovamente soldi. Decisi di dargli i 50 centesimi che avevo in tasca, in quanto capii che ci stava arrestando. Velocemente infilò i soldi in tasca, promettendomi che mi avrebbe lasciato andare appena arrivati alla stazione di polizia. Quando arrivammo, io fui lasciato andare come promesso, mentre gli altri venivano condotti dentro. Iniziai a camminare ma, appena varcato il cancello, cominciarono a spararmi addosso.
Non realizzai subito cosa stava succedendo. Senti un forte colpo ed iniziai a correre… Dopo pochi metri caddi a terra. Provai a rialzarmi e a correre, ma provavo un dolore allucinante alla mano destra, che non poteva aiutarmi a sorregger il peso per tornare in piedi. In quel momento ho capito che mi avevano colpito alla mano. l’ospedale era di fronte a me (l’ospedale di Nyahururu é vicino alla stazione di polizia), mi alzai e corsi verso l’unica speranza di salvezza, cadendo due volte. Il personale ospedaliero mi raccolse e iniziò subito a prestarmi le prime cure. Fu in quel momento che la polizia venne per portarmi fuori dall’ospedale ma, per mia fortuna, lo impedirono. La mia mano é stata amputata quella notte.
La mattina seguente mi svegliai con la consapevolezza di essere stato ingiustamente privato della mia mano. La polizia, tentando di giustificare la sua azione, accusò me e gli altri due ragazzi di tentata rapina con violenza, aprendo così un processo contro di noi. Fui messo in custodia preventiva in attesa del processo. Nel frattempo, rimasi ammanettato al letto d’ospedale dovendo implorare la guardia anche per andare in bagno. Per due volte il poliziotto ha provato a farmi fuggire, in modo da potermi uccidere prima del processo e dimostrare così la mia colpevolezza.
Persone dello staff e volontari del St. Martin mi tenevano costantemente informato su ciò che stava avvenendo in città . Alcuni furono arrestati durante dimostrazioni in mio favore, ma non per paura l’intera comunità smise di essere al mio fianco (2).
Prima di essere completamente guarito, fui trasferito dall’ospedale al carcere. Ero preoccupato che la mia mano peggiorasse a causa delle pessime condizioni in cui versano le prigioni keniote. Essa era in uno stato disastroso e il cibo pessimo.
Quando fui portato davanti al giudice la prima volta, la polizia era riuscita a convincere una persona (naturalmente pagandola) a dichiarare che l’avevamo rapinato, ma il mio avvocato chiese un aggiornamento e io ritornai in cella.
Il 4 aprile 2003 fui prosciolto dall’accusa con mia grande sorpresa. I poliziotti coinvolti furono più tardi accusati e incarcerati.
Chiesi al St. Martin se era possibile ricevere una sponsorizzazione che mi permettesse di studiare legge per diventare avvocato e prendermi cura dei meno tutelati. Accettarono e la comunità si caricò di tutte le responsabilità per farmi studiare. Mi sono iscritto a un corso di primo livello di due anni, che ho concluso l’11 novembre 2005. Da quel momento lavoro al St. Martin come assistente legale: ho deciso di fare un po di esperienza pratica prima di proseguire i miei studi in legge e poter finalmente essere ammesso all’ordine degli avvocati. Il mio sogno é quello di diventare l’avvocato degli oppressi. Un avvocato per i poveri, dal momento che il mio caso é solo uno in mezzo a tanti altri. Il mio braccio monco mi ricorda ogni giorno che devo impegnarmi per tutti quelli che sono colpiti dalle ingiustizie».
David Makara
(testo tradotto a cura del St. Martin di Nyahururu, Kenya)

David Makara, testimonial del programma sulla nonviolenza attiva e sulla difesa dei diritti umani della comunità Saint Martin, grazie al sostegno della Regione Veneto sarà a Padova e Vicenza nei prossimi giorni, per raccontare la sua rivincita.
Due gli appuntamenti aperti al pubblico: sabato 27 maggio, ore 20.30, presso la sala Falcone e Borsellino del Comune di Limena (Padova); domenica 28 maggio, dalle ore 9.30, presso la casa dei Fratelli delle scuole cristiane a Spin di Romano d’Ezzelino (Vicenza), all’interno della festa nazionale dell’associazione Macondo.
Cinzia Agostini
(1) La comunità St. Martin opera per programmi (microcredito, persone con disabilità , aids e sieropositività , ragazzi di strada, nonviolenza e difesa dei diritti umani), seguendo l’approccio comunitario. Sua caratteristica é valorizzare le persone “abiliâ€� affinché siano le stesse a prendersi cura delle persone con disabilità fisiche, economiche e sociali, in un’ottica di solidarietà e servizio.
(2) Nove giovani sono stati arrestati durante una manifestazione pacifica di solidarietà ; il direttivo del St. Martin, i sostenitori italiani, e l’ong americana International Justice and Mission non hanno mai abbandonato Makara durante la sua prigionia, cercando di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso.
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