Per non dimenticare la resistenza italiana e i suoi testimoni, e ribadire l’importanza della memoria storica. è nato così “A Silvaâ€�, progetto multimediale con l’intento di ricordare (e far conoscere ai più giovani) la resistenza italiana attraverso la storia del partigiano Francesco Zaltron “Silvaâ€�, medaglia d’oro al valore militare [Cinzia Agostini]. Cresciuto intorno alla canzone “A Silvaâ€� del cantautore vicentino Luca Bassanese, brano che ripercorre le ultime ore di vita del partigiano veneto, il progetto – ideato e realizzato da Stefano Florio e Luca Bassanese, con la collaborazione di Sandro Pupillo dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Galloâ€� di Vicenza – comprende il video musicale e materiale documentario e storico (foto, lettere, manoscritti – tra cui un inedito del 1945), ed é accompagnato da uno spettacolo itinerante dal titolo “La storia, la vita… e l’arte di tramandarla attraverso la musicaâ€�, che verrà presentato in tutta Italia.
Un tentativo di ricostruzione, grazie alla consulenza dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Vicenza, della vita di Francesco Zaltron, e delle vicende della Brigata Mazzini e di Giacomo Chilesotti, fondatore della Mazzini e poi comandante della Divisione Monte Ortigara nella quale confluirono le Brigate della “Sette Comuniâ€� (azionanti sull’Altopiano di Asiago), quelle della “Mazziniâ€� e l’ “Italia liberaâ€�. La canzone, che ha dato via al progetto, é nata, quasi per caso, dalla curiosità destata dalle scritte inneggianti alla resistenza sui muri di Zuliano, paese del vicentino dove il cantautore si trovava per registrare alcuni brani del suo album. Da lì la voglia di conoscere la storia dei luoghi e “l’incontroâ€� con Francesco Zaltron, di cui ha voluto mettere in luce il lato umano.
Mentre la cantava in diretta in una radio, qualche tempo fa Bassanese é stato sentito da un parente di Chilesotti, che ha avvisato la nipote di Zaltron. E il cerchio si é chiuso con la partecipazione, alla prima dello spettacolo poche settimane fa, dei parenti di Silva in prima fila.
«Trasmettere la storia per me vuol dire prima di tutto sentirla vivere dentro, nei racconti, nelle lettere, negli sguardi di chi l’ha vissuta sulla propria pelle – spiega Luca Bassanese – La storia che amo é quella fatta da donne e uomini che con umana semplicità hanno saputo scavare e vedere nel fondo di se stessi e del loro “momentoâ€�, scegliendo sempre e senza mai lasciarsi trascinare dagli eventi. è un onore e un’immensa gioia poter raccontare, trasmettere un vissuto, una Storia. Dà la possibilità di entrare in punta di piedi nell’anima di chi ti ascolta per poter lasciare il seme del ricordo e nel ricordo la speranza di un domani più sincero. Grazie a Silva, alla sua vita e alla vita dei molti giovani ragazzi e ragazze che si sacrificarono per la libertà . La loro speranza é oggi la nostra storia».
Nato a Marano Vicentino, in provincia di Vicenza il 14 marzo 1920, studente di medicina, al momento dell’armistizio Francesco Zaltron era sottotenente di complemento in artiglieria. A Thiene organizzò i primi gruppi partigiani della zona e nell’aprile del 1944 costituì la Brigata “Granezzaâ€�, di cui divenne comandante col nome di battaglia di “Silvaâ€�. Fu ucciso a Calvene (Vicenza) il 28 marzo 1945.
La motivazione della decorazione alla memoria riassume così l’impegno del giovane contro i nazifascisti: “Organizzatore entusiasta, comandante valoroso, combattente eroico, sosteneva alla testa dei suoi partigiani le più audaci azioni contro un nemico sempre superiore per numero e mezzi. Ferito in piena mischia e caduto in un burrone, veniva salvato da un compagno d’arme dopo due giorni di patimenti, di fame e di freddo. Ancora sofferente, ripigliava il suo posto di lotta emergendo sempre per elevato spirito combattivo ed indomito valore in epici combattimenti durante i quali scorreva per la seconda volta il suo sangue. Catturato per vile delazione e consegnato al boia capiva che nessuna salvezza più gli rimaneva e con abile stratagemma, simulando di voler consegnare al nemico armi e uomini, si faceva condurre in un’alpestre località , ove per suprema segreta aspirazione voleva morire con lo sguardo fisso alle sue montagne. Eludendo la vigilanza della scorta, con le mani incatenate alla schiena, si lanciava in un baratro mentre echeggiavano i colpi della battaglia ingaggiata dai compagni accorsi per salvarlo. Raccolto gravemente ferito dai rabbiosi sicari che non volevano rinunziare alla loro vittima, veniva vilmente soppresso con un colpo alla nuca ed il suo cadavere, per estremo vilipendio, impiccato ed oltraggiato. Così nella piena giovinezza e nel pieno ardore della sua passione, assurgeva fra gli eroi una delle più nobili figure del movimento partigianoâ€�.
Cinzia Agostini
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