Il deficit USA e la favola dei due bilanci

Il più ricco paese del mondo vive al di sopra dei propri mezzi… Il problema non è quando, ma quanto duro saràƒ là¢â‚¬â„¢atterraggio dellà¢â‚¬â„¢economia americana. Gli Stati Uniti stanno ampiamente contraendo prestiti, al ritmo di due miliardi di dollari ogni giorno per pagare là¢â‚¬â„¢ampio deficit commerciale. Esiste un enorme deficit strutturale nellà¢â‚¬â„¢economia statunitense dovuto ad un incremento della spesa pubblica e dalla ridotta tassazione dei ricchi e del mondo degli affari. Se gli USA non fossero la potenza economica che sono, il giorno della resa dei conti sarebbe giàƒ arrivato [Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia 2001].

Gli Stati Uniti stanno ampiamente contraendo prestiti, al ritmo di due miliardi di dollari ogni giorno per pagare là¢â‚¬â„¢ampio deficit commerciale. Il più ricco paese del mondo vive al di sopra dei propri mezzi. Comunque, anche la più potente nazione del mondo non puàƒÂ² sfuggire alla semplice aritmetica del debito: i soldi servono per pagare gli interessi e, eventualmente, ripagare i prestiti. Facendo cosàƒÂ¬ gli USA saranno più poveri.

Per provare a risolvere il problema, dobbiamo prima capirne la causa. I deficit commerciali sono sempre pari alla differenza tra i risparmi nazionali e gli investimenti. I deficit sono la conseguenza di un aumento degli investimenti o di una riduzione dei risparmi. Se il risparmio nazionale scende, come quando il governo incrementa un ampio deficit fiscale, allora, a meno che gli investimenti non scendano, anche il deficit commerciale deve crescere. Questa è la ragione per cui parliamo di un doppio deficit: deficit fiscali che normalmente portano a deficit commerciali. Abbiamo conosciuto questo problema durante gli anni di Reagan e là¢â‚¬â„¢ abbiamo di nuovo oggi.

Le cause del deficit

Se il deficit commerciale è la conseguenza del deficit fiscale, è utile spingere là¢â‚¬â„¢analisi ancora un passo indietro. Da cosa dipende il deficit fiscale? Quattro anni fa, là¢â‚¬â„¢amministrazione Bush poteva attribuire il deficit al ciclo economico negativo oppure a situazioni ereditate dal passato. Oggi non è più possibile. La ripresa economica è avvenuta e la disoccupazione è scesa, ma rimane chiaro che gli Stati Uniti hanno deficit ampio e strutturale. Passare da un surplus pari al 2% del prodotto interno lordo ereditato dallà¢â‚¬â„¢amministrazione Clinton allà¢â‚¬â„¢attuale deficit del 4% è drammatico e in larga parte dovuto ai tagli alle tasse che Bush ha concesso alla fascia di americani ad alto reddito.

Ovviamente, la guerra in Iraq ha pesato, cosàƒÂ¬ come là¢â‚¬â„¢enorme aumento del à¢â‚¬Å“corporate welfareà¢â‚¬? e i sussidi allà¢â‚¬â„¢agricoltura. Il risultato della amnistia fiscale, utile per riportare i soldi delle multinazionali americane a casa grazie ad una tassa pari ad un sesto della normale tassazione, ha permesso di migliorare le entrate fiscali e reso il deficit meno grande di quanto sarebbe stato altrimenti. Questo non deve indurci in errore: esiste un enorme deficit strutturale nellà¢â‚¬â„¢economia statunitense dovuto ad un incremento della spesa pubblica e dalla ridotta tassazione dei ricchi e del mondo degli affari . Un deficit strutturale, va ricordato, non se ne va da solo.

Buoni e cattivi prestiti

Il deficit fiscale e commerciale non è sempre un problema. Dipende dalla causa della sua crescita. Per esempio negli anni di Clinton, il deficit fiscale fu messo sotto controllo, ma gli investimenti esplosero e gli Stati Uniti dovettero ricorrere a finanziamenti esteri. Cà¢â‚¬â„¢ è comunque una differenza tra prendere a prestito per finanziare gli investimenti, che garantiscono la futura crescita necessaria per estinguere gli stessi debiti, e prendere a prestito per finanziare un raptus consumistico. Diversamente dal deficit commerciale degli anni novanta, là¢â‚¬â„¢indebitamento odierno non è il risultato di un boom degli investimenti. NàƒÂ© il deficit governativo è causato da un improvviso impegno per riparare le vecchie autostrade e i ponti, per modernizzare gli aeroporti o per rinforzare le dighe e proteggere il paese da altre inondazioni. Al contrario il disastro di New Orleans ha mostrato che cà¢â‚¬â„¢ è stato un taglio agli investimenti fondamentali. Ci vorranno anni prima di vedere le complete conseguenze di altri tagli negli investimenti a lungo termine, come la ricerca di base nelle universitàƒ .

Oggi il deficit commerciale è causato dai bassi risparmi più che dagli investimenti. Con i risparmi privati vicini allo zero, un record, e il crescente deficit governativo causato dal taglio delle tasse per i ricchi statunitensi, la nozione di à¢â‚¬Å“raptus consumisticoà¢â‚¬? rende là¢â‚¬â„¢ idea di cosa stia accadendo. Qualunque cosa dice la retorica, il taglio alle tasse di Bush non ha portato nuovi investimenti.

Eà¢â‚¬â„¢ proprio perchàƒÂ© il deficit fiscale di Bush è una conseguenza di questo raptus consumistico che pone seri rischi per il futuro. Inoltre ha anche portato pochi vantaggi immediati. Là¢â‚¬â„¢ aspetto più evidente del deficit fiscale è il modesto stimolo dato allà¢â‚¬â„¢economia. Normalmente, un salto del 6% (dal surplus del 2% al deficit del 4%), avrebbe portato ad un autentico boom. Ci ha provato, ma sarebbe stato difficile per Bush raggiungere un rapporto spesa/risultati ancora minore. Questo è importante perchàƒÂ© ha costretto la à¢â‚¬Å“Federal reserveà¢â‚¬? ad avere un tasso di interesse straordinariamente basso. Di solito, bassi tassi di interesse favoriscono un maggior ricorso al prestito e di conseguenza più investimenti ma, mentre là¢â‚¬â„¢indebitamento è aumentato, questo è stato bilanciato da un aumento dei beni patrimoniali. In questo caso, bassi tassi di interesse hanno aiutato là¢â‚¬â„¢economia americana principalmente permettendo alle famiglie di rifinanziare i mutui, e ciàƒÂ² ha spinto le famiglie a spendere solo una parte della liquiditàƒ ritrovata. La bolla nellà¢â‚¬â„¢edilizia ha dato ai bilanci un aspetto migliore.

Comunque, è difficile pensare che questo motore dellà¢â‚¬â„¢economia possa continuare a fronteggiare i crescenti tassi di interesse e prezzi del petrolio. Oltre a ciàƒÂ², se la bolla scoppia, i bilanci familiari si troveranno in grossi guai. I problemi nel governo e nelle famiglie renderanno le risposte allà¢â‚¬â„¢inevitabile crisi più difficile, cosàƒÂ¬ come mostrato con Katrina.

Chi incolpare?

Là¢â‚¬â„¢ amministrazione sta cercando qualcuno da incolpare, come la debole crescita in Europa e la sottovalutazione della valuta cinese. Una rivalutazione del à¢â‚¬Å“renminbià¢â‚¬?, la valuta cinese, puàƒÂ² limitare il deficit commerciale bilaterale USA/Cina, ma, puàƒÂ² qualcuno realmente credere che avràƒ un effetto sostanziale anche sui risparmi o investimenti statunitensi? Se la risposta è no, non ci saranno effetti nemmeno sul deficit commerciale. Al massimo, il deficit passeràƒ dalla Cina ad altri. La Cina sembra disposta a concedere prestiti agli USA, una sorta di finanziamento del venditore per sostenere le proprie vendite. Altri possono essere meno disposti.

Una crescita europea più veloce sarebbe un bene per là¢â‚¬â„¢Europa e per il mondo. Comunque, anche una volta aggiustati i tassi di interesse e i tassi di cambio, il deficit commerciale rimarràƒ identico. Se gli investimenti statunitensi crescono (come puàƒÂ² succedere, dato che gli esportatori investono di più per far fronte alle esigenze dellà¢â‚¬â„¢Europa), anche il deficit commerciale puàƒÂ² crescere. Anche ulteriori cambiamenti nellà¢â‚¬â„¢economia globale hanno modesti effetti sul deficit commerciale. Tassi di interesse aumentati possono migliorare il deficit commerciale perchàƒÂ© rallentano gli investimenti, ma, questa difficilmente puàƒÂ² essere considerata una buona notizia sia per gli USA che per il mondo. Dà¢â‚¬â„¢ altra parte, un ritorno alla crescita degli anni novanta, non appare allà¢â‚¬â„¢orizzonte. Se cosàƒÂ¬ fosse, il deficit commerciale salirebbe ancor di più.

Spendere, spendere, spendere

Cà¢â‚¬â„¢è solo una strada ragionevolmente sicura per spingere in giù il deficit: ridurre il deficit fiscale. Là¢â‚¬â„¢ amministrazione Bush ha detto di voler addomesticare il deficit, ma gli aumenti di spesa giàƒ previsti renderanno tutto difficile e le loro proposte tradiscono i buoni propositi. Per prima cosa, in un altro esempio di disinformazione, il costo del à¢â‚¬Å“Medicare drug benefità¢â‚¬? (il quale bandisce il governo federale dal negoziare prezzi al ribasso ), si è dimostrato essere molto più alto di quello originariamente annunciato e aggiungeràƒ al deficit 2,5-3 miliardi di dollari nei prossimi ventà¢â‚¬â„¢anni.

Poi cà¢â‚¬â„¢ è là¢â‚¬â„¢Iraq. Larry Lindsey, economista di Bush alla casa bianca, ha abbandonato dopo aver suggerito che la guerra poteva costare 200 miliardi di dollari, il doppio di quanto previsto ufficialmente. La sua stima è comunque risultata troppo bassa perchàƒÂ© il costo della guerra è allà¢â‚¬â„¢incirca di 250 miliardi di dollari, e cresce al ritmo di 5 miliardi di dollari ogni mese. In più, i costi delle disabilitàƒ permanenti e i benefici sociali uniti ai costi di reclutamento per mantenere in forza là¢â‚¬â„¢esercito, si conteranno anche questi in miliardi di dollari.

Rendere i tagli fiscali permanenti aggiungeràƒ 1,8 bilioni di dollari al deficit nei prossimi dieci anni. La privatizzazione del welfare (che attualmente sembra in crisi), avrebbe aggiunto 1,5 bilioni di dollari nei prossimi 10 anni e 6 bilioni di dollari in venti. Parafrasando uno dei più grandi senatori statunitensi, Everett Dirksen, un bilione làƒ , un bilione qua, e presto staremo parlando di soldi reali. Fortunatamente, è probabile che alcuni senatori repubblicani responsabili frenino la spesa folle del taglio alle tasse, ma le prospettive per una riduzione reale del deficit sembrano senza speranza. La politica governativa che mischia tagli ed alta spesa rappresenta una strategia macroeconomica ad alto rischio; un rischio non necessario. Cà¢â‚¬â„¢ erano strategie alternative che avrebbero certamente prodotto più crescita con minori deficit fiscali e commerciali. Abbiamo giàƒ visto alcune delle conseguenze, come lo squilibrio globale fonte di unà¢â‚¬â„¢alta volatilitàƒ dei tassi di cambio. Tuttavia, questo puàƒÂ² essere solo là¢â‚¬â„¢inizio.

CiàƒÂ² che è insostenibile non puàƒÂ² essere sostenuto. Se gli USA non fossero la potenza economica che sono, il giorno della resa dei conti sarebbe giàƒ arrivato. Là¢â‚¬â„¢ unica domanda che il mondo si pone oggi è per quanto a lungo continueràƒ questa situazione, come saràƒ risolta e quanti danni subiranno gli Stati Uniti e il mondo nel frattempo. Ci chiediamo: quanto saràƒ duro là¢â‚¬â„¢atterraggio?

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Joseph Stiglitz è professore universitario alla Columbia University. àƒË† stato membro del Consiglio economico della Casa Bianca dal 1993 al 1997 ed economista della Banca Mondiale dal 1997 al 2000. Nel 2001 ha ricevuto il premio nobel per là¢â‚¬â„¢economia

Documento originale “A Tale Of Two Deficits”. Traduzione di Marco Riciputi per Z-Net.it

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