L insostenibilità assoluta dello sviluppo globale

Lester Brown non è nàƒÂ© catastrofico, nàƒÂ© tanto meno pessimista, ma solamente realista nelle sue dichiarazioni rilasciate ultimamente alla stampa. Chi è Lester Brown? Eà¢â‚¬â„¢ là¢â‚¬â„¢ambientalista esperto in tema di ecosostenibilitàƒ e di ecosviluppo più avanzato e più famoso negli Stati Uniti dà¢â‚¬â„¢America, terra difficile per chi si batte a ricercare le cause delle devastazioni ambientali, prodotte dallo sviluppismo forsennato e senza limiti [Alessandro Rizzo]


Si laurea in Scienze Agricole alla Rutgers University  nel 1955, decidendo, subito dopo, di trasferirsi in India, per analizzare lo stile di vita e la societàƒ economica tipica dellà¢â‚¬â„¢ambito rurale. Nel 1959 si impiega presso la Pubblica Amministrazione, divenendo segretario di vari dipartimenti nel settore ministeriale delle politiche agricole internazionali. Nel 1969 crea l’Overseas Development Council insieme a James Grant, ex rappresentante nazionale dellà¢â‚¬â„¢Unicef, decidendo, infine, nel 1974 di dare vita alla costituzione del Worldwatch Institute, un laboratorio di studi privato che si prefigge il compito di analizzare i temi relativi al tema ambientale, ossia gli effetti dellà¢â‚¬â„¢economia globale sullà¢â‚¬â„¢ecosviluppo, la ripartizione equa delle risorse naturali, la finitudine delle risorse energetiche tradizionali, la crescita demografica e il sottosviluppo ecologico ed economico nelle zone del Sud del mondo, in via di sviluppo o sottosviluppati, la mancanza di un riequilibrio della distribuzione delle ricchezze tra i soggetti, deforestazione, diminuzione delle aree coltivate, mancanza di biodiversitàƒ agricola.

Eà¢â‚¬â„¢ stato lo stesso Worldwatch Institute che, nel 2000, per mano del ricercatore ambientalista Michael Rennen, ha editato un dossier di grande rilevanza scientifica, à¢â‚¬Å“State of the worldà¢â‚¬? il suo nome, riguardante la gravitàƒ derivante per là¢â‚¬â„¢ambiente, non solo per là¢â‚¬â„¢umanitàƒ e la convivenza tra i popoli, dalla moltiplicazione di armamenti e dallà¢â‚¬â„¢incremento del commercio di armi, cosiddette à¢â‚¬Å“intelligentià¢â‚¬?: gli effetti derivanti dal loro utilizzo, dal fosforo allà¢â‚¬â„¢uranio impoverito, per citarne solo alcuni, sono a dir poco deleteri per lo sviluppo ecologico e sociale delle popolazioni delle zone colpite da conflitti locali o internazionali. Tutto questo si aggrava se si pensa che il commercio di armi dallà¢â‚¬â„¢Occidente opulento alle zone in via di sviluppo si è esponenzialmente triplicato negli ultimi 10 anni. Gli effetti derivanti dallà¢â‚¬â„¢applicazione di unà¢â‚¬â„¢arma sono maggiori rispetto a quelli provocati dalla giàƒ devastante opera dellà¢â‚¬â„¢uomo e dello sviluppo iperliberista. Ma è lo stesso istituto che parla del pericolo per il 25 per cento dei mammiferi e per il 12 per cento degli uccelli di estinguersi nei prossimi anni. La deforestizzazione e là¢â‚¬â„¢aumento delle zone desertiche sarebbero allà¢â‚¬â„¢origine di questo cataclismatico fenomeno, considerando là¢â‚¬â„¢inclusione dellà¢â‚¬â„¢effetto serra che produce nellà¢â‚¬â„¢ultimo periodo un aumento esponenziale della temperatura, creando nuove zone geoclimatiche prima inesistenti o esistenti in luoghi geograficamente differenti da quelli attuali.

Lester Brown ha parlato di una situazione attuale molto pericolosa e che fa intendere la possibilitàƒ di raggiungere nel breve periodo unà¢â‚¬â„¢insostenibilitàƒ dei livelli e dei gradi dello sviluppo produttivo presente. In Cina aumenteràƒ dellà¢â‚¬â„¢8% lo sviluppo produttivo e questo detteràƒ , in una popolazione ad alto tasso di crescita e in aumento nella propria redditivitàƒ annuale pro capite, un aumento della richiesta di risorse disponibili, implicando le conseguenze deleterie per la sopravvivenza di foreste e per la costante presenza di fonti fossili energetiche.

Il modello oggi presente in Occidente non potràƒ essere considerato come applicabile in Cina, oppure in India, data là¢â‚¬â„¢insufficienza attuale di risorse naturali e una mancanza assoluta di una loro utilizzazione razionalizzata ed equamente distribuita. Occorre certamente reperire nuove strade alternative che consentano uno sviluppo compatibile con i livelli sociali dellà¢â‚¬â„¢ambiente e della sua tutela. Occorre, pertanto, costruire un sistema non più basato sulla logica meramente affaristica e produttivistica in senso quantitativo ma, bensàƒÂ¬, costituire uno sviluppo di impostazione qualitativa. Si deve pensare ad attivare una forma di controllo dellà¢â‚¬â„¢avanzamento incessante dellà¢â‚¬â„¢alto tasso di natalitàƒ e una cultura educativa in campo demografico, mentre è compito rimuovere ogni forma di sottosviluppo economico e sociale, che ha depauperato là¢â‚¬â„¢80% della popolazione mondiale della propria possibilitàƒ e del proprio diritto di disporre liberamente delle risorse naturali presenti nel proprio ambito territoriale, con senso razionale e responsabile. Infine occorre garantire il passaggio a forme di erogazione dellà¢â‚¬â„¢energia di natura naturale e rinnovabili e non esauribili, cercando di promuovere una cultura del riciclaggio delle risorse utilizzate e una conservazione delle medesime.

In ultimo, è necessario dare vita allà¢â‚¬â„¢utilizzo e alla promozione di uno sviluppo della ricerca scientifica, che sappia valorizzare le nuove tecnologie per produrre sistemi di trasporto ecosostenibile, come automobili allà¢â‚¬â„¢idrogeno, oppure automezzi elettrici a energia solare. Questi presupposti sono gli unici che potranno salvare il mondo da un cataclisma non solo di tipo ambientale, dove aumentano fenomeni naturali eccezionali e devastanti in risposta a un aumento del clima dovuto allà¢â‚¬â„¢effetto serra, ma anche di tipo sociale, economico e, soprattutto, civile, in cui i conflitti tra le popolazioni non saranno più allà¢â‚¬â„¢ordine del giorno e non ci saràƒ uno squilibrio tale che determineràƒ uno scenario di ineguaglianza e di forte dislivello in unà¢â‚¬â„¢etica ecocompatibile dei vari stili di vita.

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