Siccitàƒ in Africa: se muoiono anche i cammelli…

à¢â‚¬Å“La siccitàƒ che questà¢â‚¬â„¢anno ha colpito gran parte dei paesi dellà¢â‚¬â„¢Africa orientale puàƒÂ² essere definita eccezionale e ci sono le premesse perchàƒÂ© lo scenario peggiori ulteriormenteà¢â‚¬?: parlando con la MISNA, Renee Mc Guffin, responsabile della comunicazione dellà¢â‚¬â„¢ufficio di Nairobi (Kenya) del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam), non nasconde la sua preoccupazione per il quadro che in questi mesi si è andato delineando in Kenya, Etiopia, Somalia, Gibuti, dove siccitàƒ e carestia minacciano la sopravvivenza di oltre 6 milioni di persone [Misna].

Le scarse precipitazioni dellà¢â‚¬â„¢ultima stagione delle piogge hanno esacerbato una cronica carenza di acqua e pascoli in tutta la zona a cavallo tra le frontiere di Kenya, Etiopia e Somalia.

Una carenza che nelle ultime settimane sta cominciando a far sentire i suoi effetti anche più a sud verso quella regione dei Grandi Laghi che normalmente ha ben poco da spartire con le preoccupazioni nutrizionali delle zone cronicamente aride del Corno dà¢â‚¬â„¢Africa, ma che in questi giorni vede il governo ruandese dichiarare di avere 1 milione di cittadini (il 12% della popolazione nazionale) a rischio fame, il Burundi registrare almeno 120 morti per cause riconducili alla malnutrizione, mentre le autoritàƒ ugandesi sono state costrette ad avvertire i propri cittadini di à¢â‚¬Å“prepararsi a una siccitàƒ prolungataà¢â‚¬?.

Basta guardare la cartina per comprendere come il fenomeno si stia allargando e come forse allà¢â‚¬â„¢appello manchino ancora alcuni paesi dove è più difficile recuperare informazioni (Sudan e forse Eritrea).

La situazione più grave per il momento sembra essere quella keniana dove secondo i bilanci ufficiali finora oltre 40 persone morte per fame e per stenti e dove la siccitàƒ e la connessa carestia stanno letteralmente falcidiando il bestiame, spesso unica fonte di sussistenza per le popolazioni nomadi e pastorali dellà¢â‚¬â„¢area.

à¢â‚¬Å“Le carcasse degli animali sono cosàƒÂ¬ numerose che neanche gli uccelli riescono a fare puliziaà¢â‚¬? commenta alla MISNA monsignor Ravasi, vescovo di Marsabit, una delle zone maggiormente colpite nel nord est del Kenya. à¢â‚¬Å“Le mandrie stanno diminuendo a vista dà¢â‚¬â„¢occhio e a morire sono capre, mucche ma anche i cammelli e la morte dei cammelli è un segnale inequivocabile della gravitàƒ della situazioneà¢â‚¬? gli fa eco uno dei responsabili del programma di aiuti che il governo di Nairobi ha messo a punto nelle scorse settimane quando dalle regioni di Mandera e Marsabit cominciavano a giungere le notizie delle prime persone morte per fame e sete tra le popolazioni del nord.

Secondo i dati a disposizione, il bestiame in questa zone del paese potrebbe diminuire del 70%, un fenomeno che avràƒ ripercussioni su un lungo periodo in tutta la zona.

à¢â‚¬Å“In realtàƒ fatta eccezione per la Rift Valley, tutto il resto del Kenya è alle prese con la scarsitàƒ dà¢â‚¬â„¢acqua e con là¢â‚¬â„¢assenza
di pascoli e foraggio che causa la morte delle bestieà¢â‚¬? spiega alla MISNA don Mario Meggiolaro, missionario ad Isiolo, la cittàƒ che lui stesso definisce la à¢â‚¬Å“portaà¢â‚¬? verso la zona arida del paese.

à¢â‚¬Å“Qui in cittàƒ la situazione è un poà¢â‚¬â„¢ migliorata in seguito alle piogge cadute sul monte Kenya, che hanno rinvigorito il fiume che arriva ad Isiolo à¢â‚¬ aggiunge il missionario à¢â‚¬ ma sono settimane che vediamo calare inesorabilmente il livello dellà¢â‚¬â„¢acqua nei pozzi. A nord della nostra cittàƒ le cose vanno ancora peggioà¢â‚¬?.

La mancanza di acqua sta causando problemi non solo nelle aree rurali e pastorali, ma anche nelle grandi cittàƒ e non solo keniane.  Se a Nairobi nei giorni scorsi è stata paventata la possibilitàƒ di procedere al razionamento dellà¢â‚¬â„¢acqua, a Zanzibar capoluogo dellà¢â‚¬â„¢omonima isola semi-indipendente della vicina Tanzania, il razionamento dellà¢â‚¬â„¢acqua potabile è giàƒ una realtàƒ da alcuni giorni.  Nelle ultime ore poi, anche nella capitale tanzaniana Dar es Salaam si sta valutando il razionamento del prezioso liquido dopo che negli ultimi giorni si sono verificati vari black-out a causa della diminuzione del livello dellà¢â‚¬â„¢acqua nella diga che rifornisce di corrente la principale cittàƒ del paese.

à¢â‚¬Å“Siamo molto preoccupati à¢â‚¬ dice ancora Renee Mc Guffin contattata dalla MISNA negli uffici del Pam a Nairobi à¢â‚¬ sono mesi che stiamo lanciando appelli per gli aiuti e siamo sicuri che i à¢â‚¬Ëœdonorsà¢â‚¬â„¢ reagiranno, ma cà¢â‚¬â„¢è bisogno di farlo in frettaà¢â‚¬?. Intanto piccole e grandi organizzazioni non governative, Chiese e organizzazioni religiose di ogni credo, agenzie Onu e governi locali hanno attivato programmi dà¢â‚¬â„¢emergenza per fronteggiare la situazione.

Secondo le stime delle agenzie delle Nazioni Unite servono migliaia di tonnellate di aiuti in cibo per poter fornire sostentamento (fino al giugno 2006) alle popolazioni minacciate e le scorte nei magazzini si vanno ogni giorno esaurendo.  In realtàƒ le preoccupazioni che la stagione secca si allunghi ulteriormente sono molte, anche se non sempre vengono espresse pubblicamente.

Le previsioni diffuse nei giorni scorsi dai servizi metereologici delle Nazioni Unite e del governo keniano, infatti, non fanno ben sperare: la prossima stagione delle piogge (marzo-aprile) rischia di risultare scarsa come la precedente e qualora dovesse piovere gli esperti sono convinti che le precipitazioni saranno talmente intense da creare gravi problemi nella stessa area che oggi soffre la sete.

à¢â‚¬Å“La situazione nel triangolo compreso tra Kenya, Somalia ed Etiopia ha bisogno di misure urgenti e concreteà¢â‚¬? spiega alla MISNA Kostas Moschochoritis coordinatore dei progetti di Medici senza frontiere (Msf) in Etiopia. à¢â‚¬Å“La situazione nel sud del paese (la Somali Region) è grave anche se non siamo ancora ai livelli keniani. Là¢â‚¬â„¢emergenza riguarda soprattutto 4 province a ridosso dei confini con Kenya e Somalia: Gode, Afder, Liben e Fikà¢â‚¬?.

I segnali che confermano la gravitàƒ dello scenario sono molti.

Le ammissioni nel centro nutrizionale che là¢â‚¬â„¢organizzazione non governativa internazionale gestisce a Cerati, spiega Moschochoritis alla MISNA, raddoppiano, inesorabilmente e con à¢â‚¬Å“matematica precisioneà¢â‚¬? ogni mese ormai dallo scorso settembre; mentre il prezzo del bestiame continua a scendere in maniera costante.

à¢â‚¬Å“Le popolazioni di questa zona dellà¢â‚¬â„¢Etiopia, cosàƒÂ¬ come delle aree circostanti del Kenya e della Somalia, sono prevalentemente nomadi e dedite alla pastorizia. In circostanze come quelle attuali, quando i pascoli scarseggiano e là¢â‚¬â„¢acqua è poca, la prima cosa che si fa è vendere il bestiame per ricavare denaro. Normalmente si vendono prima le capre, poi le mucche e infine i cammelli che sono gli ultimi a morireà¢â‚¬? aggiunge là¢â‚¬â„¢operatore di Msf.

Le popolazioni delle aree interessate dalla carestia sembrano aver compreso bene che la siccitàƒ di questà¢â‚¬â„¢anno sta investendo là¢â‚¬â„¢intera regione al punto che gli spostamenti oltre frontiera sarebbero, per il momento, molto ridotti.

à¢â‚¬Å“La gente si è resa conto che muoversi non servirebbe a niente. Secondo i costumi locali si cerca di far fronte alla situazione mangiando la carne delle proprie bestie e ottenendo là¢â‚¬â„¢acqua attraverso i pozzi scavati allà¢â‚¬â„¢interno dei letti dei fiumi ormai asciuttià¢â‚¬? aggiunge ancora Moschochoritis. Dallà¢â‚¬â„¢altra parte del confine, in Somalia, nelle regioni del Gedo e dellà¢â‚¬â„¢Udur lo scenario è pressochàƒÂ© lo stesso se non più grave, come hanno confermato alla MISNA fonti dellà¢â‚¬â„¢organizzazione non governativa della irlandese Trocaire che opera da anni nella zona sudoccidentale somala.

Il Fondo per là¢â‚¬â„¢agricoltura e là¢â‚¬â„¢alimentazione delle Nazioni Unite (Fao) nellà¢â‚¬â„¢appello lanciato qualche giorno fa, in cui chiedeva aiuti per 11 milioni di persone in Africa orientale, ha evidenziato come à¢â‚¬Å“particolarmente graveà¢â‚¬? lo scenario nellà¢â‚¬â„¢anarchica Somalia.

Secondo i dati diffusi da Onu e confermati da Trocaire, là¢â‚¬â„¢ong della Chiesa cattolica irlandese, sono almeno 2 milioni i somali che hanno urgente bisogno di aiuto e di cibo in unà¢â‚¬â„¢area fortemente isolata dove scarseggiano strutture sanitarie e dove operano anche poche ong a causa dellà¢â‚¬â„¢insicurezza che regna dal 1991 nellà¢â‚¬â„¢ex colonia italiana.  Anche nella piccola Gibuti la situazione si fa ogni giorno più preoccupante e secondo i dati che la MISNA ha ottenuto dal Pam almeno 66.000 persone sono minacciate dalla siccitàƒ e dalla carestia. 

Ma le preoccupazioni umanitarie non sono le uniche.

Il presidente keniano, Mwai Kibaki, in visita ieri in una delle zone più colpite dalla siccitàƒ ha invitato le comunitàƒ nomadi del nord del paese a non contendersi con le armi le poche fonti dà¢â‚¬â„¢acqua della zona, invitando al contempo gli amministratori delle molte riserve e degli splendidi parchi naturali ad aprire le porte agli allevatori in cerca di pascoli e di acqua. In realtàƒ fonti del Kenya wildlife service (Kws) hanno fatto sapere che anche nelle strutture naturalistiche keniane la situazione sarebbe grave, al punto che molti animali starebbero lasciando i parchi in cerca di acqua.  Là¢â‚¬â„¢emergenza principale riguarda il Tsavo National Park (Kenya sud-orientale) e il Maasai Mara National Riserve. Le ripetute fughe di gruppi di elefanti dal parco di Tsavo hanno causato la morte di almeno 2 persone nei villaggi circostanti.

http://www.misna.org/
Missionary International Service News agency, 22 gennaio 2006

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