Italia, Paese dei protestati

In Italia si accende unà¢â‚¬â„¢altra lucetta rossa ad avvertire che il Paese si sta facendo via via più povero: aumenta il numero dei à‚«protestatià‚», cioè delle persone che non onorano i loro impegni di pagamento – assegni, vaglia cambiari e cambiali tratte. L’Istat ne ha contati ben un milione 688 mila 879 casi nellà¢â‚¬â„¢ultimo anno del quale esistano dati completi, cioè il 2004, per un valore di 4 miliardi 144 milioni 866 mila euro [La stampa].

Facendo il rapporto fra i numero di protesti e la popolazione complessiva scopriamo che è il 2,9% e che su ogni cittadino, bambini compresi, pesa un debito inevaso di 71 euro. Fra le varie tipologie la più diffusa in assoluto è quella dellà¢â‚¬â„¢assegno scoperto. Quanto al valore medio del à‚«checkà‚» scoperto e protestato è di 4.205 euro.

Là¢â‚¬â„¢altra cosa interessante e negativa, nella mappa delle irregolaritàƒ stilata dall’Agenzia delle Entrate e ulteriormente elaborata dalla rivista telematica Fiscooggi, è che il fenomeno risulta in aumento rispetto al 2002 e al 2003.

A meno di voler attribuire agli italiani unà¢â‚¬â„¢accresciuta propensione a imbrogliare (che nel caso richiederebbe a sua volta una spiegazione) il sospetto più fondato è che non ci sia in giro un maggior numero di persone che non vogliono pagare ma semmai una schiera crescente che non puàƒÂ² farlo, perchàƒÂ© ha letteralmente finito i soldi.

Questa è là¢â‚¬â„¢opinione di Elio Lannutti, presidente dellà¢â‚¬â„¢Adusbef che è forse là¢â‚¬â„¢organismo dei consumatori più vicino al problema (la sigla significa Associazione degli utenti di servizi bancari e finanziari). à‚«Dopo là¢â‚¬â„¢arrivo dellà¢â‚¬â„¢euro e fino al 2004 – denuncia al telefono – cà¢â‚¬â„¢è stato un trasferimento extra di risorse dalle tasche dei consumatori a quelle delle imprese, soprattutto le imprese che operano nei settori protetti, pari a 52 miliardi di euro. Nellà¢â‚¬â„¢altro anno che è passato si puàƒÂ² stimare che siamo saliti a 60 miliardià‚». Di conseguenza à‚«non solo le famiglie, ma anche molte piccole imprese non riescono a pagare i loro conti. Si vedono tante pubblicitàƒ di cose che si saldano in due anni cominciando a pagare fra molti mesi, perchàƒÂ© altrimenti molta gente non sarebbe in grado di comprarleà‚». Lannutti parla di à‚«scandalo dellà¢â‚¬â„¢energia, dei superprofitti dellà¢â‚¬â„¢Enel, dellà¢â‚¬â„¢Eni, delle banche e delle Autostrade, che hanno aumentato alcuni pedaggi dellà¢â‚¬â„¢8 o del 10%à‚» e denuncia il governo che non si muove, ma rivendica di non avere tenerezze per la sinistra: à‚«Sono stato io il primo a denunciare Consorte della Unipol per insider tradingà‚».

Numericamente gli assegni bancari rappresentano quasi il 32 per cento dei protesti (539.751) e circa il 50 per cento del valore (2.270.000.000 euro circa); quanto al valore medio dell’assegno scoperto e protestato, ammonta a 4.205 euro.

Facendo il paragone con gli anni passati si nota che nel 2004 il numero e l’importo dei protesti è aumentato sia rispetto al 2003 sia rispetto al 2002 (nel 2002 furono circa 1.680.000 per un valore di circa 3,5 miliardi di euro, nel 2003 poco più di 1.640.000 per circa 3,9 miliardi)

Diversificata la situazione nelle singole regioni. In valore assoluto, è la Campania a guidare la classifica degli importi più alti protestati (736.085.101 euro) seguita da Lombardia (697.104.240 euro) e Lazio (691.561.685 euro). Per numero dei protesti è invece in testa il Lazio (con 281.366) seguito da Lombardia (276.078) e Campania (258.393). In linea di massima le regioni più popolose sono le più rappresentate in classifica, e questo in fondo non sorprende.

Le banche non sono direttamente coinvolte (il cerino in mano resta a chi riceve là¢â‚¬â„¢assegno) ma il fatto che molte persone facciano debiti ai quali poi non fanno fronte si puàƒÂ² riflettere anche sui conti degli istituti di credito, perchàƒÂ© aumenta la probabilitàƒ delle cosiddette à‚«posizioni incagliateà‚». Tuttavia là¢â‚¬â„¢Abi assicura che là¢â‚¬â„¢entitàƒ del fenomeno non mette a rischio la soliditàƒ del sistema, inoltre à‚«non abbiamo avuto sentore di una particolare evoluzione negativa, quindi per noi la situazione rientra nella fisiologiaà‚». Per le famiglie un poà¢â‚¬â„¢ meno

La stampa, 7 gennaio 2006

Be the first to comment on "Italia, Paese dei protestati"

Leave a comment