Calcio: calci alla democrazia

Per chi avesse dubbi che la à¢â‚¬Å“democraziaà¢â‚¬? in Italia è solo lo scenario finto nel quale prevale la legge del più forte, li invito a leggere i fatti che accadono in questi giorni che riguardano il calcio e il denaro dei diritti TV, quale metafora del funzionamento ordinario dei conflitti di interesse più generali e di tutto il sistema di potere. I fatti sono chiari e la posta in gioco anche: in estrema sintesi si tratta di spartire i soldi dei diritti televisivi dando di più ai più forti, ossia a Milan, Juve, Inter, che con questo denaro avrebbero la certezza assoluta di mantenere la loro superioritàƒ , visto che non si tratta più di Sport, ma di un mercato dove vince chi ha più risorse finanziarie [Paolo De Gregorio].

Questo immondo mercato, che non ha più nulla di sportivo, ha prodotto il risultato che negli ultimi 20 anni il 90% degli scudetti sono stati vinti dalle tre squadre del Nord di cui abbiamo detto, togliendo tutto il fascino al calcio, facendo decadere la nostra nazionale visto che gli italiani non giocano più, e ciàƒÂ² ci farebbe dubitare della salute mentale deià¢â‚¬?tifosià¢â‚¬? che ancora vanno allo stadio a tifare per una SPA che ormai puàƒÂ² essere venduta in toto a chiunque, rappresenta non giàƒ i colori sociali, ma gli interessi e la visibilitàƒ del capitalista di turno, non rappresenta nemmeno più il risultato dei vivai e degli allenatori della propria cittàƒ o regione.

Là¢â‚¬â„¢osservazione di questo fenomeno ci consente di affermare, senza alcun dubbio, che il calcio è diventato come la politica: vince il più ricco e la tanto sbandierata à¢â‚¬Å“democraziaà¢â‚¬? e à¢â‚¬Å“libertàƒ à¢â‚¬? non è altro che la dittatura degli interessi economici dei più forti, insomma è la à¢â‚¬Å“libertàƒ à¢â‚¬? di lor signori.

Questa situazione ha prodotto una à¢â‚¬Å“culturaà¢â‚¬? diffusa e profonda della legge del più forte e più ricco, ha devastato ogni spirito sportivo, ha innestato frustrazione e violenza nei tanti esclusi dal giro che conta. Culturalmente ciàƒÂ² corrisponde a tutti i valori fondanti la nostra societàƒ attuale ed è enormemente funzionale a far accettare alla gente una vita sociale che è fatta proprio come il calcio: discriminazioni, prepotenze, strapotere dei ricchi, violenza.

Se esistesse una à¢â‚¬Å“buona politicaà¢â‚¬?, nàƒÂ© di destra nàƒÂ© di sinistra, che sentisse il dovere di intervenire nel disciplinare un settore che fabbrica mentalitàƒ e comportamenti negativi ed antisociali dovrebbe stabilire queste norme:
– dichiarare che lo Sport non è un lavoro ma una attivitàƒ sportiva e quindi non è governato dalle leggi del lavoro ma da quelle del diritto dello sport;
– che al campionato italiano non puàƒÂ² essere iscritto alcun giocatore straniero;
– che i diritti Tv debbano essere divisi in parti uguali tra tutte le squadre che partecipano al campionato;
– che il mercato dei giocatori debba riguardare solo la regione in cui il giocatore è nato ed è stato avviato al calcio;
– che vengono impedite le trasferte con il loro carico di scontri, devastazioni, impiego di polizia, con il semplice meccanismo che il biglietto sia nominale e possa essere venduto solo ai residenti con la carta di identitàƒ ;
– che le societàƒ sportive diventino delle à¢â‚¬Å“public companyà¢â‚¬? in mano agli appassionati e ai tecnici con elezioni democratiche e partecipazione di tutti gli iscritti e sostenitori.

La cultura che potrebbe discendere dalla totalitàƒ di queste norme è facilmente intuibile:
– attaccamento ai colori sociali e ai propri giocatori come espressione del lavoro e dei vivai della propria societàƒ ;
– partecipazione e responsabilitàƒ , compreso il servizio dà¢â‚¬â„¢ordine allo stadio che dovrebbe sollevare la polizia da ogni impegno e premiare gli iscritti più adatti e responsabili;
– fine della pianificazione di violenza chiamata à¢â‚¬Å“trasfertaà¢â‚¬?;

Ci vorrebbe solo la dignitàƒ e la lungimiranza di una à¢â‚¬Å“buona politicaà¢â‚¬? che oggi non conta niente, ha abbandonato tutto nelle mani dei à¢â‚¬Å“nuovi barbarià¢â‚¬? del liberismo totale di cui vediamo il trionfo, per portare in Parlamento queste disposizioni, che tra là¢â‚¬â„¢altro NON COSTANO NULLA! Proprio come dovrebbero funzionare partiti politici e Chiesa cattolica: nessun aiuto statale, ma vivere del contributo dei propri aderenti. Sarebbe lecito prevedere che sia politica che religione verrebbero presi con maggior considerazione.

Paolo De Gregorio

 

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