Persino la trasmissione di Vespa comincia ad essere pericolosa per il Cavaliere.

Sapevo che avrei sofferto, ma l’ho fatto lo stesso: ieri sera (19/12) ho guardato Porta a porta. E’ una cosa che non faccio mai, per mere ragioni di profilassi, cosàƒÂ¬ come evito di fumare, di ubriacarmi e di assumere droghe. L’ho fatto per una forma di dovere civico di autoinformazione: sapevo che Berlusconi sarebbe stato l’ospite principale della serata e volevo quindi assistere di persona alla performance del Presidente del Consiglio sullo stato di attuazione del nuovo miracolo italiano. La puntata si preannunciava infatti ghiotta: il famoso “contratto” con gli italiani è stato rispettato oppure no? Di Michele Diodati.

Naturalmente, nel perfetto stile “equilibrato” del salotto di Vespa, a dibattere sull’importante quesito non era stato invitato alcun rappresentante politico del centro-sinistra. Non dico Prodi, che pure qualche titolo per essere làƒÂ¬ l’avrebbe avuto, ma non c’erano neppure un Fassino, un Rutelli, un D’Alema, un Di Pietro, un Bertinotti, un Pecoraro Scanio o un Boselli, per provare a mettere in difficoltàƒ il Cavaliere. Ma, si sa, quando c’è Berlusconi in televisione, gli ospiti vengono attentamente selezionati, per ridurre al minimo la possibilitàƒ che possano dire qualunque cosa risulti sgradita al premier.

CosàƒÂ¬ il peso del contraddittorio è caduto tutto sulle spalle di tre direttori di giornale, Marcello Sorgi de La Stampa, Antonio Polito de Il riformista (o “Il riformatorio”, come preferisce chiamarlo Marco Travaglio) e, in collegamento esterno, Vittorio Feltri, direttore di Libero. A completare il “gruppo di fuoco”, c’erano anche Luigi Angeletti, segretario della UIL, il sondaggista Renato Mannehimer, chiamato da Vespa quasi a fine trasmissione, e, in collegamento esterno, l’imprenditore Diego Della Valle.

Sorgi e Polito, come c’era da aspettarsi, hanno assunto fin dall’inizio il ruolo incisivo della carta da parati: in religioso silenzio, del tutto incapaci di arginare la logorrea di Berlusconi. Neppure Feltri riusciva a interloquire, e Vespa, come al solito, si limitava a ronzare intorno al premier, guardandosi bene dal mettere in difficoltàƒ il Cavaliere con una qualsiasi delle numerose domande che un giornalista degno di questo nome non avrebbe perso l’occasione di porre, soprattutto essendo il padrone di casa. Di giornalisti potenzialmente pericolosi neppure l’ombra: un Eugenio Scalfari, un Marco Travaglio, un Ezio Mauro, un Giorgio Bocca sarebbero stati visti come il fumo negli occhi e perciàƒÂ², “giustamente”, non c’erano.

Sembrava prospettarsi, insomma, per Berlusconi il solito spottone elettorale: un fiume in piena di cifre trionfali, snocciolate a memoria o leggendole dagli immancabili foglietti che il Presidente del Consiglio usa a mo’ di vangelo, ogni volta che va in televisione per la periodica presa per i fondelli a danno del popolo bue e teledipendente. Stavolta, peràƒÂ², qualcosa si è inceppato nel meccanismo perfettamente oliato dei salotti vespiani.

Quando finalmente Diego Della Valle è riuscito a dire due parole di fila, ha messo inopinatamente Berlusconi al tappeto in pochi secondi: à‚«Io sarei più contento come cittadino se tu venissi a dire: alcune cose le abbiam potute fare, altre no, per questi motivi. Io Berlusconi ho sbagliato una serie di cose, che sono le seguenti. PerchàƒÂ© se tu continui a dire che non ne hai sbagliata nessuna, in cinquanta milioni di case adesso gli italiani sorridono, perchàƒÂ© in ogni casa almeno una cosa l’hai sbagliata. Ti assicuro che la vita è dura. Quindi noi abbiamo bisogno che chi ci governa oggi e chi ci governeràƒ domani, ci dia la credibilitàƒ di stare al nostro fianco. Se io ti vedo arrivare con un foglietto dove fai quattro disegnini, mi cascan le braccia, capito?à‚»

Lesa maestàƒ ! Nello studio è calato un silenzio carico di tensione. Berlusconi ha cominciato a farfugliare qualcosa a proposito del suo imbarazzo per un collega imprenditore abbassatosi – a suo dire – fino a un simile livello di demagogia. Ma gli ci sono voluti alcuni minuti per riprendersi dal colpo, che evidentemente non si aspettava, e per prorompere in un’invettiva delle sue, mirata a colpire Della Valle, ma attraverso il solito paradossale argomento dell’informazione che sarebbe tutta nemica, con giornali e televisioni completamente in mano alla sinistra, che non informerebbero adeguatamente il pubblico dello straordinario lavoro svolto dal suo governo. Alla fine dell’invettiva, la rabbia ha completamente accecato il Cavaliere, portandolo a sfidare Della Valle ad un confronto diretto, dal quale il presidente della Fiorentina – ha urlato Berlusconi – sarebbe uscito immancabilmente con le ossa rotte. Vespa ha pensato bene di non perdere l’occasione di chiedere a Berlusconi il permesso di organizzare un simile confronto diretto con Della Valle, rendendo con ciàƒÂ² palese a tutti che, quando c’è di mezzo l’attuale Presidente del Consiglio, gli ospiti non li sceglie lui (intendo Vespa).

Ieri peràƒÂ² non era serata per Berlusconi. Anche Feltri, quando finalmente Vespa gli ha concesso di parlare (era ormai notte inoltrata), ha pensato bene di attaccare il Presidente del Consiglio, contestandogli con veemenza la seguente, strana anomalia: quando si tratta di far votare dal Parlamento una legge che riguarda direttamente i casi del Cavaliere, allora la maggioranza si riscopre magicamente compatta e vota come un sol uomo, facendo approvare la legge in men che non si dica; quando invece si tratta di votare leggi che non riguardano direttamente Berlusconi, come per esempio quella che dovrebbe eliminare i reati d’opinione, molto cara a Feltri, allora le cose cambiano; cominciano i distinguo tra gli alleati, e l’iter della legge rimane bloccato tra le maglie del Parlamento, senza che Berlusconi muova un dito per sbloccare la situazione. Quoque tu, Vittorio! Il Cavaliere si è visto attaccato addirittura dal direttore di un giornale della sua stessa parte politica e ha perso le staffe una seconda volta: è un’infamia – ha detto – che si parli di leggi ad personam. Io non ho mai approfittato di una legge votata dal Parlamento. Tutte le leggi sono state approvate nel solo interesse dei cittadini!

La cosa straordinaria – e la vera ragione che mi ha spinto a scrivere questo resoconto – è che nessuno in studio, dico nessuno, ha avuto il coraggio di contestare apertamente e con forza a Berlusconi le tante inesattezze di cui ha infarcito le sue invettive. Ha attaccato la sinistra, dicendo che nella passata legislatura non ha concluso nulla di buono per il Paese, salvo lasciare buchi di bilancio e tasse in quantitàƒ industriale, mentre in questa legislatura non fa altro che diffondere un catastrofismo del tutto infondato, dal momento che l’Italia è un paese ricco, dove tutti hanno l’auto e il telefonino; ha attaccato i giornali e la televisione, dicendo che l’informazione, persino quella sulle sue reti, è tutta in mano alla sinistra; ha negato che questo Parlamento abbia votato leggi ad personam e, soprattutto, che lui ne abbia mai beneficiato; ha attaccato i sindacati perchàƒÂ© scioperano continuamente contro il governo di centro-destra, ma non scioperarono altrettanto contro il precedente governo di centro-sinistra; ha attaccato i sondaggisti, rivolto a Mannheimer, perchàƒÂ© inventano i risultati dei sondaggi; ha attaccato i comici, perchàƒÂ© attaccano solo lui anche quando è all’opposizione e fanno credere agli italiani che il suo governo non abbia realizzato alcun punto del suo programma. Insomma ce n’era abbastanza perchàƒÂ© tutti i presenti insorgessero, ognuno per la parte che gli competeva, usando almeno altrettanta vis polemica di quella usata da Berlusconi per perorare le proprie ragioni.

Invece niente, calma piatta. Sorgi e Polito, con un filo di voce, riuscendo a stento a infilare una parola ogni mille di Berlusconi, si sono quasi scusati del fatto che i loro giornali, per quell’antico retaggio di riempire le pagine con qualcosa che assomigli a notizie, sono costretti a non tacere agli italiani se la gente rimane imbottigliata in autostrada tutta la notte per una nevicata o se l’Italia si spezza in due, a causa di un tir rovesciato sull’autostrada. Certo, ciàƒÂ² rischia di vanificare la percezione di un paese in avanzata tambureggiante verso un futuro di infrastrutture meravigliose, garantite dalle infinite grandi opere cantierate da questo governo; ma loro, poveri direttori di giornale, che colpa ne hanno? Angeletti, dal canto suo, avràƒ parlato sàƒÂ¬ e no trenta secondi, cercando, con voce imbarazzata e frasi incerte, di convincere Berlusconi, senza alcuna speranza di successo, che il governo non ha mantenuto alcune importanti promesse fatte ai sindacati. Mannheimer, infine, è passato senza lasciare traccia: entrato quasi a fine puntata e lasciato in piedi come uno scolaretto mentre Berlusconi continuava imperterrito a parlare e a monopolizzare l’attenzione incurante dell’entrata in studio del nuovo ospite, il sondaggista ha alla fine snocciolato rapidissimamente un paio di cifre, con Vespa che, impietosamente, le interpretava al posto di Mannheimer, parlando sul tabellone apparso in sovraimpressione.

Cosa dedurre da tutto ciàƒÂ²? Innanzitutto che Berlusconi, quando interviene a trasmissioni come quella di Vespa, gode di un grande vantaggio: la possibilitàƒ di parlare a tempo indeterminato, interrompendo di continuo gli interlocutori anche quelle rare volte che riescono a prendere la parola. CiàƒÂ² gli è consentito da vari fattori: innanzitutto dalla condiscendenza del conduttore, ben disposto a fare da tappezzeria, lasciando che il Presidente del Consiglio parli per interi quarti d’ora senza interruzione e che possa permettersi poi di interrompere gli altri, non appena quelli cominciano a loro volta a parlare; in secondo luogo, dalla sua prorompente logorrea: Berlusconi possiede una capacitàƒ quasi sovrumana di parlare a mitraglia, passando insensibilmente da un argomento all’altro e mantenendo sempre la concentrazione insieme con un tono di profonda convinzione e sicurezza in tutto ciàƒÂ² che dice, fosse anche la corbelleria più clamorosa; in terzo luogo, per il timore reverenziale che attanaglia la maggior parte dei suoi interlocutori (evidentemente scelti proprio per questa ragione), i quali si dimostrano assolutamente incapaci di difendere le proprie ragioni per un tempo e con una convinzione anche solo lontanamente paragonabili ai tempi e alla convinzione impiegati da Berlusconi. In simili condizioni, la presenza del Cavaliere in trasmissione non è più percepita dal telespettatore come parte di un dibattito politico paritario, ma come un vero e proprio comizio, nel quale Berlusconi riesce ad apparire come vittima di offese e di ingiustizie, anche quando è lui che, come spesso avviene, offende e prevarica.

Naturalmente un’arma per contrastarne l’arroganza esiste ed è molto efficace. E’ quella usata da Diego Della Valle: trattarlo da pari a pari, senza alcun timore reverenziale. Della Valle gli ha dato per primo e pubblicamente del tu, forte evidentemente di una passata familiaritàƒ . Giàƒ questo ha tolto Berlusconi dal piedistallo. Poi gli ha formulato in modo spietato e tagliente la sua critica (come ha fatto del resto anche Feltri, nonostante navighi dalla stessa parte politica). Quando il Presidente del Consiglio si sente attaccato, quando avverte che il comizio è momentaneamente interrotto dalla presenza di un avversario vero, perde la luciditàƒ . Come tutte le persone piene di sàƒÂ©, non è in grado di accettare le critiche con tranquillitàƒ : le considera immancabilmente affronti personali. Non rientra nella sua mentalitàƒ concedere all’avversario il diritto di pensarla diversamente e di criticare pubblicamente il suo operato e quello del suo governo: la democrazia e il liberalismo, professati a parole, non fanno parte in realtàƒ del suo bagaglio, almeno a giudicare dalla violenza delle invettive in cui prorompe contro chi osa muovergli appunti (e contro l’immancabile sinistra, anche quando è assente).

Sotto attacco, Berlusconi si trasfigura anche fisicamente. Vedendolo ieri a Porta a porta, mi è sembrato di rivedere lo stesso occhio destro semichiuso, quasi tumefatto, esibito quando fu costretto ad ammettere in televisione la sconfitta elettorale, nell’ormai lontano ’96. Anche le argomentazioni diventano meno chiare: le parole gli escono ingarbugliate, le cifre delle sue trionfali statistiche sembrano nascondersi in qualche recesso della memoria. L’unico problema è stanarlo: riuscire a rimuovere la cortina di protezione fornitagli da salotti televisivi per lo più privi di avversari degni di questo nome. Speriamo che nei prossimi tre mesi abbia il coraggio di affrontare confronti televisivi alla pari. Penso che gli italiani abbiano il diritto di vederlo discutere con avversari politici del suo stesso livello, non con i soliti sparring-partner compiacenti. Il voto degli elettori bisognerebbe guadagnarselo senza ricorrere al gioco sporco.

Michele Diodati
Pubblicato il  20/12/2005 alle ore 18,29
su http://pesanervi.diodati.org/pn/index.asp?a=210

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