Nove neonati sui 100 che nascono ogni anno in Italia hanno genitori stranieri. In tutto i minori stranieri in Italia sono 491.000. Tra questi 29.000 sono i nuovi arrivati per motivi familiari, mentre oltre 5.500 sono quelli non accompagnati. I minori rappresentano il 17,6 % del totale della popolazione immigrata, con un aumento del 2 per cento rispetto al 2003. Un bambino straniero su cinque, infine, vive in istituto. àƒË† questa la fotografia della situazione dei ragazzi stranieri in Italia come viene fuori dal primo rapporto Caritas-Unicef ‘Uscire dall’invisibilitàƒ ‘, presentato a Roma [Valeria Pini, www.ilpassaporto.it]. Il maggior numero di bambini ed adolescenti immigrati vive al Nord (circa 20 %), con punte in Veneto (22 %), mentre nel Lazio si registra la percentuale più bassa (10,9%). Ad eccezione di Abruzzo, Puglia e Sicilia, le presenze al Sud sono inferiori alla media nazionale. Secondo il rapporto Unicef-Caritas, sono poi numerosi i casi in cui è una sola persona a gestire il nucleo familiare: 42.577 le famiglie straniere con un solo genitore (il 9,7 per cento del totale). La comunitàƒ più numerosa in cui ad accudire il bambino è la mamma o in alternativa il papàƒ è quella marocchina (4.079 casi), seguita da quella albanese (3.959).
“Lo studio ha smentito anche i più frequenti luoghi comuni sui minori stranieri. – spiega monsignor Vittorio Nozza, direttore Caritas Italia – Primo fra tutti quello che i figli degli immigrati nascano giàƒ malati e rappresentino un rischio per i bambini italiani. Non è vero: i tassi di mortalitàƒ infantile e neonatale sono di poco più elevati e sono dovuti alle abitudini di vita condizionate dalla povertàƒ : 3,7 per ogni mille rispetto a 2,7 di bimbi con genitori italiani. Il fatto, poi, che si rivolgano meno al pediatra di base non dipende dalla condizione di clandestinitàƒ , ma dalle abitudini culturali dei genitori”.
“Inoltre – conclude monsignor Nozza – il rapporto smentisce che ci sia un afflusso privilegiato di bambini stranieri negli asili-nido comunali e statali. Anche dopo i tre anni, non tutte le famiglie straniere riescono a mandare i figli alla scuola dell’infanzia. Anche perchàƒÂ© molti di loro vivono in quartieri periferici, privi di trasporto pubblico e senza servizi educativi. In queste scuole, infatti, è straniero solo un bimbo ogni ventidue”.
Fra i maggiori problemi che i minori immigrati si trovano ad affrontare in Italia c’è quello dell’integrazione. Per questo non tutti i bambini che nascono in Italia ci rimangono. In molti casi le difficoltàƒ di inserimento spingono le famiglie a inviare i ragazzi nel Paese di origine.
Le difficoltàƒ di incontro con i bambini italiani non sono sempre riconducibili a barriere culturali. Spesso le distanze sono dovute alle situazioni di disagio economico. Come ricambiare un invito a una festa di compleanno a casa, quando si vive in un monolocale? “Tutti questi minori – ha detto il presidente dell’Unicef-Italia, Antonio Sclavi – vivono in una sorta di “invisibilitàƒ sociale” ed hanno invece bisogno di una costante attenzione. La convenzione sui diritti dell’infanzia è valida anche per loro, ogni bambino che si trova sul territorio italiano è da essa protetto”.
Secondo don Vittorio Nozza, è necessario il miglioramento di strutture e dei percorsi di accoglienza e un ripensamento del modello organizzativo dei servizi del territorio. “Ci sono diverse iniziative a favore dei minori, – spiega Letizia Bindi, una delle autrici della ricerca Caritas Unicef -, ma ci siamo resi conto che sono spesso mal coordinate. Questo succede soprattutto in provincia, dove è molto difficile trovare, ad esempio, un mediatore culturale. àƒË† necessario intervenire in diversi settori. In quello della scuola, nei servizi sanitari, ma anche nel settore della giustizia”.
Al rapporto fra giustizia e minori stranieri lo studio dedica un intero capitolo. I denunciati sono il 24,6 per cento del totale, percentuale in aumento dopo un paio d’anni di diminuzione: erano infatti il 22% nel 2001 e il 23% nel 2000. Quanto al rapporto denunce/condanne, i minori italiani condannati dopo una denuncia sono l’8 per cento, quelli stranieri l’11 per cento.
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