A causa delle sue idee, in america, paese degli oppressori fu arrestato e torturato. Diceva: “La moneta non è prodotto della natura ma dell’uomo. àƒË† l’uomo che ne ha fatto uno strumento malefico, per mancanza di previdenza. Le nazioni hanno dimenticato le differenze fra animale, vegetale e minerale ovvero la finanza le ha fatto rappresentare tutte tre categorie naturali con un solo mezzo di scambio, negligendo di prendere in considerazione le conseguenze di tale atto. Il metallo dura, ma non si riproduce. Seminando l’oro non si raccoglie oro moltiplicato. Il vegetale esiste quasi per sàƒÂ© ma la coltivazione ne aumenta la sua riproduzione naturale.”
L’animale fa il suo contraccambio col mondo vegetale, concime contro cibo. L’uomo ammirando il lustro d’un metallo ne ha fatto catene. Poi egli inventàƒÂ² una cosa anti-naturale, ovvero fece una rappresentazione falsa, una rappresentazione del mondo minerale che segue la legge dei mondi vegetale e animale.
L’ottocento, infame secolo dell’usura, andàƒÂ² oltre, creando una specie di messa nera della moneta. Marx e Mill, malgrado le loro differenze, sono d’accordo nell’attribuire alla moneta stessa proprietàƒ quasi religiose. Si è perfino parlato dell’energia “concentrata nella moneta”, come si parla della divinitàƒ nel pane benedetto. Ma il pezzo di cinquanta centesimi non ha mai creato la sigaretta o il pezzettino di cioccolato che usciva dalla macchina automatica.
La durabilitàƒ conferiva al metallo certi vantaggi commerciali, che le patate e i pomodori non posseggono. Chi possiede metallo puàƒÂ² aspettare il momento buono per scambiarlo contro merce meno durevole. Quindi i primi strozzinaggi da parte dei detentori dei metalli, e specialmente dei metalli che scarseggiano e non sono soggetti alla ruggine.
Ma oltre questa potenzialitàƒ di agire ingiustamente che la moneta metallica assorbiva dall’essere metallo, l’uomo ha inventato una carta munita di tagliandi per fornire un quadro più visibile dell’usura. E l’usura è un vizio o reato condannato da ogni religione e da ogni moralista antico. Per es. nel De Re Rustica di Catone troviamo questo frammento di dialogo.
“E cosa pensate dell’usura?”
“Cosa pensate, voi, dell’assassinio!”
Shakespeare: “Il tuo oro è forse pecore e montoni?”
No! la moneta non è radice del male. La radice è l’avarizia, la brama del monopolio. “Captans annonam, maledictus in plebe sit!” tuonàƒÂ² Sant’Ambrogio: monopolizzatori del raccolto, maledetti fra il popolo!
DISONTISSICAZIONE DALLA MONETA
La possibilitàƒ d’agire con ingiustizia fu giàƒ conferita ai detentori d’oro all’alba della storia. Ma quel che l’uomo ha creato, egli puàƒÂ² disfare. Basta creare una moneta che non goda la potenzialitàƒ di aspettare nel forziere fino al momento che favorisce il detentore della detta moneta, e le possibilitàƒ di strozzare il popolo per mezzo della moneta, coniata o stampata, spariranno quasi da sàƒÂ©. L’idea non è nuova. I vescovi del medioevo giàƒ emettevano una moneta che fu richiamata alla zecca per essere riconiata alla fine d’un periodo definito. Gesell, tedesco, ed Avigliano, italiano, quasi nello stesso tempo ideavano un mezzo ancora più interessante per arrivare ad una maggior giustizia economica. Essi proponevano una moneta carta sulla quale fu obbligo d’affiggere una marca del valore dell’un per cento del nominativo al principio di ogni mese.
Il sistema ha dato risultati cosàƒÂ¬ lodevoli in zone ristrette che un popolo chiaroveggente ha il dovere di meditarci sopra. Il mezzo è semplice. Non sorpassa le capacitàƒ intellettuali d’un contadino qualsiasi. Tutti sono capaci d’affiggere un francobollo alla busta d’una lettera, o una marca da bollo a un conto d’albergo.
Un vantaggio di questa tassa su tutte le altre tasse (dal punto di vista umanitario) è che non puàƒÂ² incidere che sulle persone che hanno in tasca, al momento dell’incidenza, danaro d’un valore cento volte più grande della tassa stessa.
Un altro vantaggio è che non impedisce le operazioni di commercio, nàƒÂ© di fabbricazione; cade solamente sulla moneta superflua, ovvero su la moneta che il detentore non è stato obbligato a spendere nel corso del mese precedente.
Come rimedio dell’inflazione, i suoi vantaggi devono essere immediatamente comprensibili. L’inflazione consiste in una superfluitàƒ della moneta. Col sistema geselliano ogni emissione di biglietti si consuma in cento mesi, cioè in otto anni e quattro mesi, ovvero porta al fisco una somma uguale all’emissione originale della moneta.
(Per rendere questo fatto ancora più chiaro, potete immaginare una nota messa in un forziere per cento mesi; cioè una moneta che fa sciopero, che per cento mesi non funziona come mezzo di scambio, non riempie il suo destino. Ebbene, la tassa su questa pigrizia uguaglia il nominativo. Invece un biglietto che passa di mano in mano puàƒÂ² servire in centinaia d’operazioni ogni mese prima di venire tassato affatto).
Le spese dei vari uffici adesso incaricati di strappare imposte al pubblico potrebbero ridursi al minimo e quasi sparire. Gli impiegati non vanno in ufficio per divertirsi. Si potrebbe dare loro opportunitàƒ di andar a spasso, o ad alzare il livello culturale del loro ambiente, anche pagando i loro stipendi attuali senza diminuire la ricchezza materiale d’Italia d’un solo staio di grano, o d’un litro di vino. A chi non piace lo studio, sarebbe concesso il tempo di produrre qualche cosa d’utile.
Un grande errore dell’economia detta liberale è stato l’oblio della differenza fra cibo, e quel che non si puàƒÂ² mangiare, nàƒÂ© adoperare come vestito. Un realismo repubblicano richiamerebbe l’attenzione pubblica su certe realtàƒ basilari.
L’ERRORE
L’errore è stato la danarolatria, cioè il fare della moneta un Dio. Questo fu dovuto alla snaturizzazione cioè all’aver fatto della nostra moneta una rappresentanza falsa, dandole poteri che non doveva possedere.
L’oro dura, ma non si moltiplica da sàƒÂ© nemmeno se mettete insieme due pezzi d’oro uno in forma di gallina e l’altro in forma di gallo. àƒË† ridicolo di parlare di frutto o di frutta. L’oro non germoglia come il grano. Una rappresentazione d’oro che pretende che l’oro possiede queste facoltàƒ è una rappresentazione falsa. àƒË† una falsificazione. E la descrizione “falsificazione della moneta” puàƒÂ² derivarsene.
Ripeto: abbiamo bisogno d’un mezzo di scambio, e d’un mezzo di risparmio, ma non è necessario che lo stesso mezzo serva ad ambedue questi scopi. Non è necessario che il martello serva di lesina.
La marca da bollo affissa al biglietto serve da bilanciere. Nel sistema usurocratico il mondo ha sofferto ondate alternanti d’inflazione e di deflazione; del troppo danaro e del troppo poco. Ognuno capisce la funzione del pendolo e del bilanciere. Bisogna portare questa capacitàƒ d’intendimento nel dominio monetario.
Quando la moneta avràƒ un potere nàƒÂ© eccessivo nàƒÂ© troppo piccolo, allora ci avvicineremo ad un sistema sano dell’economia. Si è persa la distinzione fra commercio e l’usura. Si è persa la distinzione fra debito e debito ad interesse. Giàƒ nel 1878 si è parlato del debito non ad interesse; magari di debito nazionale non ad interesse.
L’interesse che voi avete fruito nel passato è stato in gran parte illusione; ha funzionato a breve scadenza lasciandovi con un cifra di moneta superiore a quella che avete “risparmiata” ma posseduta in una moneta di cui quasi ogni unitàƒ valeva meno.
Dexter Kimball facendo censimento dei buoni delle ferrovie americane durante un mezzo secolo ha fatto interessanti scoperte a proposito della quantitàƒ di queste obbligazioni che furono semplicemente annullate da cause contingenti. Se la memoria mi serve la cifra raggiungeva il 70%.
Un interesse è dovuto, giustamente, da industrie ed impianti che servono ad aumentare la produzione. Ma il mondo ha perso la distinzione fra il produttivo e il corrosivo. Imbecillitàƒ imperdonabile perchàƒÂ© questa distinzione fu nota nei primi anni della storia conosciuta. Rappresentare un corrosivo come produttivo è falsificare. I gonzi credono alle false rappresentazioni. Ridurre la moneta ai giusti poteri, lasciarle una durata corrispondente alle durate esistenti nel mondo materiale, ed in più il suo proprio giusto vantaggio (cioè quello d’essere scambiabile contro qualsiasi merce in
qualsiasi momento che la merce esiste) ma non dare alla moneta, oltre a questo vantaggio, poteri che non corrispondono nàƒÂ© alla giustizia, ne alla natura delle merci rappresentate o corrisposte. Per questa via si potrebbe avvicinarsi alla giustizia sociale e alla sanitàƒ economica.
VALOR MILITARE
Il valor militare non puàƒÂ² esistere in un clima di vigliaccheria intellettuale.
Nessuno deve arrabbiarsi se la collettivitàƒ rifiuta di accettare le proposte sue, ma è vigliaccheria intellettuale non osare formulare i propri concetti sociali. Specialmente in un’epoca pregna d’opportunitàƒ , propriamente un’epoca che annuncia la formulazione di un nuovo sistema di governo. Ognuno che possiede una competenza storica ed una documentazione storica deve formulare i suoi concetti in relazione alla parte dell’organismo sociale che i suoi studi gli danno un diritto di giudicare.
Per formare tale competenza nelle generazioni future, si deve cominciare nelle scuole con l’osservazione di oggetti particolari,
per poi progredire alla conoscenza dei fatti particolari della storia. Non è necessario che l’individuo abbia conoscenza
enciclopedica, ma è necessario che ognuno che agisce pubblicamente possieda una conoscenza dei fatti essenziali del problema ch’egli tenta di trattare. Comincia col giuoco degli oggetti esposti per un istante davanti al bambino, nella mano che viene poi subito chiusa.
Il pensiero s’impernia sulla definizione delle parole. Testi: Confucio ed Aristotele. Terminerei gli studi obbligatori per ogni universitario con un confronto (anche breve) fra i due maggiori libri d’Aristotele, Etica Nicomachea e La Politica, e il tetrabiblon cinese (cioè i tre libri della tradizione confuciana, Ta S’eu ovvero Studio Maturo, l’Asse che non vacilla, le Conversazioni, e il Libro di Mencio).
Per educazione pubblica ed extra-universitaria basterebbe il semplice regolamento delle librerie, cioè che ad ogni libraio fosse fatto obbligo di tenere in vendita, ed, in alcuni casi importanti, di esporre in vetrina per qualche settimana dell’anno certi libri d’importanza capitale.
Chi conosce i capolavori, specialmente Aristotele, Confucio, Demostene, e il “Tacito” tradotto da Davanzati, non saràƒ abbindolato dalle porcherie. Per la moneta basta che ognuno pensi per sàƒÂ© al principio del bilanciere, ovvero agli effetti nazionali e sociali che deriverebbero dalla semplice affissione d’una marca da bollo nel punto dovuto. Meglio sul biglietto che sulla nota d’albergo.
Si è parlato del cavalieri di S. Giorgio senza identificarli con dovuta precisione. Il danaro puàƒÂ² ledere, ma la conoscenza economica oggi è piuttosto rozza, come fu la scienza medica quando si sapeva che una gamba rotta fa male, ma non si riconoscevano gli effetti dei microbi. Non è tanto il danaro che compra una volta un corrotto, ma l’effetto segreto dell’interesse che rode dovunque. Questo non è l’interesse pagato al privato sul suo conto di banca, ma l’interesse
sul danaro che non esiste, ovvero sul miraggio della moneta, un interesse che equivale al 60% e di più in confronto alla moneta che rappresenta lavoro onesto, o prodotti utili all’umanitàƒ .
L’IGNORANZA
L’ignoranza dei giuochi non è prodotta dalla natura, anzi dall’arte. àƒË† stata aiutata dal silenzio della stampa, in Italia come altrove. Inoltre quest’ignoranza è stata pazientemente elaborata. La base vera del credito si rese nota giàƒ all’inizio del seicento ai fondatori del Monte dei Paschi di Siena.
Questa base fu, ed è l’abbondanza, o produttivitàƒ della natura congiunta al lavoro responsabile di tutto il popolo.
Banche e banchieri hanno funzioni utili e potenzialmente onesti. Chi fornisce una misura dei prezzi sul mercato e allo stesso tempo un mezzo di scambio, è utile alla nazione. Ma chi falsifica questa misura e questo mezzo è reo.
Una sana politica bancaria mira, e nel passato ha mirato come ha detto Lord Overstone, a “soddisfare i veri bisogni del commercio e a scontare tutte le cambiali che rappresentano affari legittimi”.
Ma, a un certo momento verso il principio di questo secolo, Brooks Adams fu mosso a scrivere: “Forse non è mai esistito un finanziere più capace di Samuele Loyd. Certo, egli ha capito come pochi, anche nelle generazioni seguenti, la macchina potente del “tallone unico”. Egli comprese che, se i traffici aumentano, con una moneta non elastica (quantitàƒ inelastica della circolazione), il valore dell’unitàƒ monetaria aumenteràƒ . Egli vide che, con mezzi sufficienti la sua classe potrebbe manovrare un rialzo quasi a piacer suo, e che, senza dubbio, potrebbe manipolarlo
quando accade, valendosi dei cambi esteri. PercepàƒÂ¬ inoltre, che una volta stabilita, una contrazione della circolazione (circolazione fiduciaria) la si potrebbe portare all’estremo, e che, quando la moneta avesse raggiunto un prezzo fantastico, come nel 1825, i debitori si vedrebbero costretti a rilasciare la loro proprietàƒ alle condizioni, quali si siano, dettate dai creditori”.
PRECISIONI DEL REATO
àƒË† inutile mettere insieme una macchina se una parte manca o è difettosa. àƒË† necessario prima d’avere tutte le parti essenziali della macchina. Per capir bene le origini di questa guerra, giova sapere che: Il Banco d’Inghilterra, una associazione per praticare l’usura al 60%, fu fondato nell’anno 1694. Paterson, l’ideatore della banca dichiaràƒÂ² chiaramente il vantaggio della sua trovata: la banca trae beneficio dell’interesse su tutto il danaro che crea dal niente.
Nell’anno 1750 veniva soppressa la carta moneta nella colonia di Pennsylvania. CiàƒÂ² significava che nel contempo (56 anni) l’associazione degli strozzini, non contenta del suo 60%, ovvero dell’interesse sul danaro creato dal niente, era divenuta tanto forte che ha potuto mettere in moto il governo inglese per sopprimere illegalmente una concorrenza che, con un sano sistema monetario, aveva portato la prosperitàƒ alla detta colonia.
Dopo 26 anni, cioè nel I776, le colonie americane si ribellavano contro l’Inghilterra. Erano 13 organismi separati, pervasi da dissidi, ma favoriti dalla geografia e dalle discordie europee. Vinsero l’Inghilterra, ma la loro rivoluzione veniva tradita dai nemici interni. Le loro difficoltàƒ potrebbero servire a stimolare gli italiani d’oggi; e i problemi d’allora potrebbero forse suggerire soluzioni all’Italia d’oggi.
L’imperfezione del sistema elettivo americano si dimostràƒÂ² subito nella frode commessa dai deputati che speculavano sulle cambiali o “certificati di paga dovuta” emesse dalle singole colonie a favore dei veterani.
Il trucco era semplice, antico, ed equivalente al variare il valore dell’unitàƒ monetaria. Ventinove deputati, in combriccola coi loro amici comprarono i certificati al 20% del nominale; poi la nazione, ormai costituita in unitàƒ amministrativa “assunse” la responsabilitàƒ di pagare i detti certificati. al 100% del nominale.
La lotta fra finanza e popolo si rinnovàƒÂ² nella battaglia fra Jefferson ed Hamilton, e più chiaramente quando il popolo fu capeggiato da Jackson e Van Buren. La decade 1830-40 è quasi sparita dal libri di scuola. I fattori economici dietro la guerra americana “Civile” sono interessanti. Dopo le guerre napoleoniche, dopo quella “Civile”, dopo Versaglia gli stessi fenomeni si sono verificati.
L’usurocrazia fa le guerre a serie. Le fa secondo un sistema prestabilito, con l’intenzione di creare debiti.
Una lettera dei Rothschild alla ditta Ikleheiner in data del 26 giugno 1863 contiene le parole di fuoco: “Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprendono saranno occupati nello sfruttarlo, e il pubblico forse non capiràƒ mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”.
I giuochi prediletti dell’usurocrazia sono semplici e la parola “moneta” non si definisce nel manuale per impiegati emesso dai Rothschild nàƒÂ© nel vocabolario ufficiale “Sinonimi ed omonimi della terminologia bancaria”. I giuochi sono semplici: raccogliere usura all’equivalente del 60 % in su, e variare il valore dell’unitàƒ monetaria nei momenti comodi agli usurai.
Ecco, anche perchàƒÂ© il Brooks Adams ha scritto: dopo Waterloo nessuna potenza ha potuto resistere alla forza degli usurai.
La guerra è il sabotaggio massimo. àƒË† la forma di sabotaggio più atroce. Gli usurai provocano le guerre per nascondere l’abbondanza, esistente o potenziale. Le fanno per creare carestia. àƒË† più difficile imporre un monopolio di materie abbondanti che di materie che scarseggiano. Gli usurai provocano guerre per imporre monopoli a loro vantaggio, e per poi strozzare il mondo. Gli usurai provocano guerre per creare debiti; per poi sfruttarne l’interesse, e per sfruttare i
profitti risultanti dai cambiamenti nel valore delle unitàƒ monetarie. Se questo non è chiaro al lettore neofita, lascio che egli mediti le seguenti frasi dell’Hazard Circular dell’anno 1862: “Il grande debito che i nostri amici, i capitalisti dell’Europa, faranno in modo di far sortire da questa guerra, verràƒ adoperato per manipolare la circolazione (monetaria). Noi non possiamo permettere che i biglietti statali (greenbacks) circolino perchàƒÂ© non possiamo regolarli (cioè la loro emissione ecc.)”.
Di fatto, dopo l’assassinio del Presidente Lincoln nessun tentativo serio contro l’usurocrazia venne fatto. L’ambizione di raggiungere una libertàƒ economica, ovvero la libertàƒ di non indebitarsi, fece scattare le sanzioni di bieca memoria.
Ma le grandi case editrici d’Italia, complici più o meno coscienti della stampa infida italiana, non hanno pubblicato in Italia gli autori quali Brooks Adams e Kitson che svelano questi fatti. La stampa è stata infida, e le grandi case editrici ne sono state complici coscientemente o incoscientemente secondo la loro competenza. Contro la malafede non si puàƒÂ² lottare colla pubblicazione dei fatti, ma contro l’ignoranza si potrebbe lottare. Le case editrici hanno ricevuto le loro informazioni per tubature avvelenate, e hanno preso il loro tono dal Times Literary Supplement e dai volumi distribuiti per mezzo di Hachette, e di Smith and Son, o approvati dalla Nouvelle Revue FranàƒÂ§aise.
Nulla o quasi nulla arrivàƒÂ² in Italia senza essere selezionato dagli usurai internazionali e dai loro servi biechi e ciechi. E il risultato si dimostràƒÂ² negli snobismi, nell’ignoranza “creata”. Il neo-malthusianesimo merita un esame. In Italia come altrove i libri gialli distrassero i loro lettori dal grande reato sottostante, cioè dal reato del sistema usurocratico stesso. Se agli uomini d’azione e della politica questo sembra senza importanza, è risultato nondimeno una vasta matassa di resistenza passiva proprio nei ceti detti “letterati” o “colti” che danno il colore alla materia stampata. Essi leggono, e poi scrivono ed il pubblico ne riceve la spazzatura. E da questo processo di sciacquatura deriva quella CREDULITàƒâ‚¬ che rende gran parte del pubblico soggetto al mal inglese, cioè disposto a credere alle fandonie trasmesse da Londra e ridistribuite gratis dai creduloni indigeni.
Ai liberali (che non sono tutti usurai) domandiamo: perchàƒÂ© gli usurai sono tutti liberali?
A coloro che chiedono la dittatura del proletariato domandiamo: il proletariato di un paese deve imporre la dittatura al proletariato di un altro?
A coloro che si scagliano contro il concetto d’autosufficienza dicendo: ma costa tanto; il grano va comperato dove si puàƒÂ² comprarlo più a buon mercato; si puàƒÂ² rammentare che proprio l’importazione del grano dall’Africa a prezzo basso rovinàƒÂ² l’agricoltura italiana sotto l’Impero Romano. Ma se questo fatto sembra troppo lontano dai tempi nostri si puàƒÂ² anche notare che chiunque parla di quella specie di libero commercio, finisce col parlare dell’esportazione del “lavoro”
cioè dell’esportazione della mano d’opera, l’esportazione di esseri umani in contraccambio di derrate.
Bisogna capire che tutta la moda letteraria e tutto il sistema giornalistico controllato dall’usurocrazia mondiale è indirizzato a mantenere l’ignoranza pubblica del sistema usurocratico e dei suoi meccanismi. L’ignoranza di questo sistema e questi meccanismi non è prodotto naturale, fu creata.
Il liberalismo e il bolscevismo si accordano intimamente nel loro disprezzo fondamentale della personalitàƒ umana. Stalin comanda 40 vagoni di materia umana per lavori su un canale. I liberali finiscono per parlare di esportazione di mano d’opera.
Il liberalismo nasconde la sua economia nefasta sotto due pretesti:cioè la libertàƒ della parola (parlata e stampata) e la libertàƒ della persona, protetta, in teoria, dal processo aperto, garantito con la formula “habeas corpus”. Domandate in India e in Inghilterra come sono rispettati questi pretesti. Domandate ad un giornalista americano, qualsiasi, quanta libertàƒ di espressione gli è lasciata dagli “advertisers” (grandi ditte che comprano le pagine di pubblicitàƒ nei giornali americani).
UNA NAZIONE CHE NON VUOLE INDEBITARSI FA RABBIA AGLI USURAI
IL PERNO
Tutto il commercio passa attraverso alla moneta. Tutta l’industria passa attraverso alla moneta. La moneta è il perno. àƒË† il mezzo termine. Sta nel mezzo fra industria e operai. PuàƒÂ² darsi che l’uomo puramente economico non esista, ma il fattore economico, nel problema della vita, esiste. Vivendo di frasi, e perdendo il senso delle parole, si perde “il ben dell’intelletto”.
Il commercio ha portato la prosperitàƒ della Liguria, l’usura le ha fatto perdere la Corsica. Ma perdendo il senso della differenza fra commercio e l’usura si perde il senso del processo storico. Vagamente in questi mesi si è incominciato a parlare d’una forza internazionale, detta finanza, ma sarebbe meglio chiamare questa forza “usurocrazia” ovvero il dominio dei grandi usurai congregati e congiurati. Non i mercanti di cannoni ma i trafficanti del danaro stesso hanno creata questa guerra, hanno create le guerre a serie, da secoli, a piacer loro, per creare debiti, per poi sfruttarne
l’interesse; per creare debiti in moneta a buon mercato, per poi domandarne il pagamento in danaro più caro.
Ma finchàƒÂ© la parola moneta non viene chiaramente definita, e finchàƒÂ© questa definizione non sia conosciuta dai popoli, i popoli entreranno ciecamente in guerra, senza conoscerne il perchàƒÂ©.
Bisogna capire che cosa sia la moneta. La moneta non è uno strumento semplice come una vanga. Contiene due elementi: quello che misura i prezzi sul mercato, e quello che dàƒ , il potere di comprare la merce. Su questa duplicitàƒ gli usurai hanno giuocato. Voi capite bene che un orologio contiene due principi, cioè quello della molla motrice, e
quello della molla bilanciere, con un ingranaggio fra le due. Ma quando uno vi domanda cosa sia la moneta, voi non sapete cosa siano i biglietti da dieci lire e i pezzi di venti centesimi che avete in tasca.
Sino al seicento prima del mille, quando un imperatore della dinastia T’ang emetteva i suoi biglietti di stato (dico di stato, non di banca) il mondo fu quasi costretto a adoprare come moneta una quantitàƒ determinata di qualche merce d’uso comune, sale o oro secondo il grado di sofisticazione dell’ambiente. Ma dall’anno 654 dopo Cristo, almeno, il metallo non era necessario agli scambi fra gente civile. Il biglietto statale dei T’ang dell’anno 856, che è ancora conservato, porta un’iscrizione quasi identica a quella che leggete sul vostro biglietto da dieci lire.
Il biglietto misura il prezzo, e non il valore; ovvero i prezzi vengono calcolati in unitàƒ monetarie. Ma chi vi fornisce questi biglietti? E su che direttive vengono messi in circolazione questi pezzi di carta? E, prima di questa guerra, chi controllava l’emissione della moneta mondiale? Se voi volete cercare le cause della guerra presente, cercate di conoscere chi controllava e come venne controllata la moneta mondiale.
Pel momento vi ripeto una sola indicazione presa dalla storia degli Stati Uniti d’America: il grande debito che i nostri amici (i capitalisti dell’Europa) creeranno con questa guerra, verràƒ adoperato per controllare la circolazione (vuol dire dominare la circolazione della moneta) “Noi non possiamo permettere che i “greenbacks” (biglietti statali) circolino, perchàƒÂ© non possiamo averne il dominio”.
Prima di discutere una politica monetaria, una riforma monetaria, una rivoluzione monetaria, dobbiamo essere ben sicuri della natura della moneta.
IL NEMICO
Il nemico è l’ignoranza (nostra). Al principio dell’ottocento John Adams (pater patriae) vedeva che i difetti ed errori del governo americano derivavano non tanto dalla corruzione del personale, quanto da un’ignoranza della moneta, del credito e della loro circolazione.
Per combattere queste manovre del mercato dei metalli bisogna capire che cosa sia la moneta. La moneta è oggi un disco di metallo o una striscia di carta che serve di misura ai prezzi e che conferisce, a chi la possegga, il diritto di ricevere in contraccambio qualsiasi merce offerta sul mercato sino al prezzo pari alla cifra indicata sul disco o sulla striscia, senza altra formalitàƒ che il trasferimento della moneta da mano in mano. Cioè la moneta è qualche cosa di
diverso da uno scontrino speciale come un biglietto di ferrovia o di ingresso al teatro.
Questa universalitàƒ conferisce alla moneta certi privilegi che lo scontrino speciale non puàƒÂ² possedere. Su quei privilegi ritorneràƒÂ² un’altra volta.
Oltre a questa moneta tangibile, esiste una moneta intangibile, chiamata “moneta di conto”, che serve nelle operazioni bancarie, e di contabilitàƒ Questa insostanzialitàƒ deve essere trattata in una discussione del credito piuttosto che in un trattato sulla moneta.
Nostro bisogno immediato è di chiarire le idee correnti a proposito della cosiddetta “moneta-lavoro” e di precisare che la moneta non puàƒÂ² essere “simbolo di lavoro” senz’altra qualifica. PuàƒÂ² essere “certificato di lavoro compiuto” a condizione che questo lavoro sia fatto dentro un sistema. La validitàƒ del certificato dipenderàƒ dall’onestàƒ del sistema, e dalla competenza di chi certifica, e bisogna che il certificato indichi un lavoro utile, o almeno piacevole, alla comunitàƒ .
Un lavoro non giàƒ compiuto servirebbe piuttosto come componente del credito che come base ad una moneta propriamente intesa. In un senso metaforico si potrebbe chiamare il credito: “tempo futuro della moneta”.
Tutta la perizia delle zecche è stata adoperata per garantire la quantitàƒ e qualitàƒ del metallo nelle monete metalliche; non minori precauzioni saranno necessarie per garantire, la quantitàƒ qualitàƒ e l’opportunitàƒ del lavoro che serviràƒ come base alla moneta da chiamarsi moneta-lavoro (inteso di essere moneta – certificato – di – lavoro – compiuto).
Le stesse frodi di contabilitàƒ adoperate dagli strozzini nel passato per frodare il pubblico nel sistema monetario metallico, saranno, naturalmente tentate dagli strozzini di domani contro la giustizia sociale, sotto qualsiasi sistema di moneta che verràƒ istituita, e con uguale probabilitàƒ di successo finchàƒÂ© la natura e i modi di questi processi siano chiaramente compresi dal pubblico o almeno, da una minoranza sveglia ed efficiente.
Un solo pantano sarebbe asciugato colla creazione della moneta-lavoro. Voglio dire che i vantaggi del sistema aureo vantati dai banchieri sono vantaggi ai banchieri soli, e, in veritàƒ , di una sola parte dei banchieri. La giustizia sociale domanda uguali vantaggi a tutti.
Il vantaggio della moneta-lavoro deriva principalmente da un fatto solo. Il lavoro non è monopolizzabile. E da questo solo fatto deriva l’accanita opposizione; tutto il chiasso, naturale ed artificiale che emana dal campo degli strozzini, internazionali ed autoctono.
Il lavoro non è monopolizzabile. La funzione del lavoro come misura comincia ad essere capita. Il pubblico italiano ha avuto opportunitàƒ di leggere chiare esposizioni del processo, per es. l’operaio russo deve pagare trecentoottanta ore lavoro per un soprabito che un operaio tedesco puàƒÂ² comprare con solo ottanta ore.
Uno scritto di Fernando Ritter parla della moneta non in terminologia astratta, e parole generiche come “Capitale e finanza” ma in termini di grano e concime.
In quanto alla validitàƒ della moneta primitiva ovvero la cambiale scritta su cuoio, C. H. Douglas ha lasciato la frase lapidaria: era buona quando l’uomo che emetteva la cambiale promettendo un bue, possedeva il bue.
Il certificato di lavoro compiuto saràƒ ugualmente valido quandol’utilitàƒ del lavoro compiuto sia onestamente stimata da autoritàƒ competenti. àƒË† da ricordare che la terra non ha bisogno di ricompense monetarie per le ricchezze strappatele.
La natura provvede con meravigliosa efficacia che la circolazione dei capitali e derivanti materiali si mantenga, e che quello che dalla terra viene, alla terra ritorni, con aulico ritmo, malgrado ingerenze umane.
L’UTOPIA
Il dieci Settembre scorso passai lungo la Via Salarla oltre Fara Sabina e dopo un certo tempo entrai nella repubblica dell’Utopia, un paese placido giacente fuori della geografia presente. Trovando gli abitanti piuttosto allegri, io domandai la causa della loro serenitàƒ e mi fu risposto che essa era dovuta alle loro leggi e al sistema d’istruzione ricevuta fin dai primi anni di scuola.
Dicono (e in questo sono d’accordo con Aristotele e altri saggi dell’antichitàƒ orientali e occidentali) che le nostre conoscenze generali derivano dalle conoscenze particolari, e che il pensiero s’impernia sulle definizioni delle parole.
Per insegnare ai piccoli ad osservare i particolari si fa una specie di giuoco, tenendo nella mano chiusa un numero di piccoli oggetti, come p.e. tre chicchi di orzo, un soldino, un bottoncino azzurro, un grano di caffè ovvero un chicco d’orzo, tre bottoni diversi ecc. poi si apre la mano un istante, e rinchiudendola subito, si domanda al bambino cosa abbia veduto. Poi per i ragazzi si fanno cose più complicate, e finalmente ognuno sa come vengono fatte le proprie
scarpe o il cappello. E mi fu detto che, definendo le parole, questa gente è arrivata a definire, la loro terminologia economica, col risultato che diverse iniquitàƒ della borsa e della finanza sono scomparse dal paese perchàƒÂ© nessuno ci si lascia più abbindolare.
E attribuiscono la loro prosperitàƒ ad un semplice modo di raccogliere le tasse o, meglio, la loro unica tassa, che cade sulla moneta stessa. PerchàƒÂ© su ogni biglietto del valore di cento, sono costretti ad affiggere una marca del valore di uno, il primo giorno d’ogni mese. E il governo, pagando le sue spese con moneta nuova, non ha mai bisogno di imporre imposte, e nessuno puàƒÂ² tesorizzare questa moneta perchàƒÂ© dopo cento mesi essa non avrebbe alcun valore. E cosàƒÂ¬ è risolto il problema della circolazione. E cosàƒÂ¬ la moneta, non godendo poteri di durabilitàƒ maggiori di quelli posseduti da genere come le patate, le messi e i tessuti, il popolo è arrivato a giudicare i valori della vita in modo più sano. Non adora la moneta come un dio, e non lecca le scarpe dei panciuti della borsa e dei sifilitici del mercato. E, naturalmente, non sono minacciati d’inflazione monetaria, e non sono costretti a fare delle guerre a piacer degli usurai. Di fatto questa professione, o attivitàƒ criminale, è estinta nel paese dell’Utopia, dove nessuno ha obbligo di lavorare più di cinque ore al giorno, perchàƒÂ© molte attivitàƒ burocratiche sono eliminate dal sistema di vita. Il commercio ha poche restrizioni. Scambiano i loro tessuti di lana e di seta contro arachidi e caffè dalla loro Africa, e i loro bovini sono cosàƒÂ¬ numerosi che il problema dei concimi si risolve quasi da sàƒÂ©. Ma hanno una legge molto severa che esclude ogni
surrogato da tutta la loro repubblica.
Il popolo s’educa quasi ridendo, e senza professori superflui. Dicono che è impossibile eliminare libri idioti, ma che ne è facile distribuire l’antidoto, e questo fanno con un regolamento molto semplice. Ogni libraio è costretto a tenere in vendita i libri migliori; ed alcuni di valore eccelso, egli deve tenerli esposti in vetrina per qualche mese dell’anno. E cosàƒÂ¬ potendo conoscere i libri migliori, poco a poco le porcherie della “nouvelle revue franàƒÂ§aise” e quelle selezionate dal “London Times” sono sparite dalle tavole delle signorine (maschi e femmine) più sciocche.
Stimano la perizia nelle opere agricole come nella mia gioventù io stimai la perizia del tennis o del calcio. Di fatto fanno la gara dell’aratro, per saper chi puàƒÂ² fare il solco con maggior precisione. Per questo mi sentii troppo vecchio, ricordando un giovane amico, preso anch’egli da questa passione arcaica, che mi scrisse del suo primo iugero: “pareva come se un maiale fosse passato sradicando”.
Dopo aver ricevuto la spiegazione tanto semplice della felicitàƒ di questo popolo, io m’addormentai sotto le stelle sabine, meditando sugli effetti stupendi di queste modificazioni, in apparenza cosàƒÂ¬ piccine, e meravigliandomi della distanza trascorsa fra il mondo del novecento e quello della serenitàƒ .
Sopra il portone del loro Campidoglio si legge:
IL TESORO D’UNA NAZIONE àƒË† LA SUA ONESTàƒâ‚¬
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