Sole, vento e nucleare

I problemi del sistema energetico italiano sono sostanzialmente tre: l’inquinamento, la sicurezza degli approvvigionamenti e i prezzi. Non basta dire “aumentiamo la concorrenza”. I tre temi sono profondamente intrecciati e richiedono scelte energetiche di fondo, soprattutto se si vuole diminuire la nostra dipendenza dall’estero. La soluzione del nucleare sembra impraticabile, almeno nel breve periodo. L’energia solare non risolve la questione. Se non vogliamo risparmiare energia, dobbiamo essere pronti ad accettare un aumento dei costi, giàƒ oggi elevati. [Carlo Scarpa, La Voce Info]


I prezzi

Partiamo dai prezzi. Secondo tutti i dati disponibili, i prezzi italiani dellà¢â‚¬â„¢energia elettrica sono ai massimi europei (primo posto non contestato) sia per i grandi consumatori, sia per le utenze domestiche (a parte la “fascia sociale”, che protegge in realtàƒ anche migliaia se non milioni di consumatori piuttosto abbienti). Scarsa concorrenza? Certo, ma anche le scelte energetiche del paese (molte centrali vecchie che bruciano olio combustibile, per citare un tema) pesano in modo assolutamente decisivo.
Nel gas i dati sono più controversi. Il prezzo per i piccoli utenti è altissimo grazie soprattutto al fisco: quasi il 50 per cento della nostra bolletta è costituita da imposte. Altrettanto certo è che i profitti di Eni fanno segnare record continui e imbarazzanti: se la teoria economica non mi inganna, i profitti sono molto elevati quando i prezzi sono molto superiori ai costi, quindi anche qui i margini di miglioramento sono consistenti.
Basta aumentare la concorrenza? Nellà¢â‚¬â„¢elettricitàƒ , intanto, non è chiaro come questo possa essere fatto. Fin quando sapràƒ di essere “pivotale” à¢â‚¬ ovvero necessaria a evitare di spegnere le luci à¢â‚¬ unà¢â‚¬â„¢impresa avràƒ molto potere di mercato. Se anche si dimezzasse la capacitàƒ produttiva controllata da Enel, ad esempio, il problema in larga parte resterebbe. Possiamo eliminare questo elemento solo se la capacitàƒ di vendere energia è molto superiore alla domanda, e questo significa o aumentare a dismisura la capacitàƒ produttiva (il che costa tantissimo) oppure aumentare la nostra capacitàƒ di importare elettricitàƒ . Forse è in questa direzione che dobbiamo andare, ma significa dipendere dallà¢â‚¬â„¢estero in misura crescente, e il black out del 2003 ha mostrato quali conseguenze puàƒÂ² comportare.
Nel gas, ove il 90 per cento di quanto consumiamo proviene dallà¢â‚¬â„¢estero, il vero nodo è separare la funzione di approvvigionamento (che ha una dimensione imprescindibile di politica estera) da quella di vendita: fin quando il maggiore venditore (Eni) saràƒ anche là¢â‚¬â„¢impresa che controlla quasi il 90 per cento dei contratti di import non saràƒ facile imporgli proprio nulla. Per ora, dovremmo cercare di costruire più impianti per importare gas in forma liquida e rigassificarlo in Italia. (1)
I diversi progetti allo studio, peràƒÂ², hanno tutti tempi biblici, tra difficoltàƒ di finanziare i progetti in situazione di grande incertezza sulle regole e la opposizione delle autoritàƒ locali. Nel breve periodo, non ci possiamo aspettare gran che.

Sicurezza e ambiente

Per entrambi i mercati, quindi, il nodo sembra essere una scelta fondamentale di politica energetica, che rimanda anche al tema della sicurezza. Si pensi che là¢â‚¬â„¢85 per cento dellà¢â‚¬â„¢energia consumata in Italia proviene dallà¢â‚¬â„¢estero à¢â‚¬ soprattutto petrolio, ma la percentuale del gas è in rapida ascesa, e questo ci lega a doppio filo a paesi nelle zone politicamente più instabili della terra.
Per ovviare al problema serve costruire nuove centrali elettriche? Il problema non è quello, sia perchàƒÂ© la dipendenza elettrica è solo una parte della storia, sia perchàƒÂ© quasi tutte le nuove centrali elettriche in corso di progettazione o costruzione richiedono a loro volta gas.
Per dare unà¢â‚¬â„¢idea del trend, nel 1990 il 20 per cento dellà¢â‚¬â„¢energia prodotta in Italia richiedeva che si bruciasse gas, ora siamo oltre il 40 per cento. E nel 2010 si stima che potremmo essere attorno al 60 per cento. Non è in questo modo che riduciamo la dipendenza dallà¢â‚¬â„¢estero.
Oltre tutto, cà¢â‚¬â„¢è il problema ambientale. Alcuni dati recenti sono a dir poco allarmanti. Un altissimo dirigente del ministero dellà¢â‚¬â„¢Ambiente ha dichiarato in sede pubblica che possiamo “toglierci dalla testa” là¢â‚¬â„¢idea di costruire nuove centrali in Pianura Padana perchàƒÂ© gli inquinanti (Nx in particolare) sono giàƒ oltre i livelli delle normative sulla qualitàƒ dellà¢â‚¬â„¢aria. Vero? Falso? Certo è che la fonte è molto autorevole. CosàƒÂ¬ come secondo la stessa fonte dobbiamo “toglierci dalla testa” là¢â‚¬â„¢idea di convertire a carbone alcune grandi centrali.
Si noti che queste affermazioni riguardano anche una serie di progetti che hanno in realtàƒ giàƒ avuto là¢â‚¬â„¢autorizzazione dei ministeri competenti.

Scelte ineludibili

In sostanza, ambiente, sicurezza energetica, prezzi si intrecciano in modo ineludibile e richiedono scelte di fondo non rinviabili:il nucleare? Il sole (con varie tecnologie possibili)? Là¢â‚¬â„¢energia eolica (il vento)?
Il dibattito di questi giorni sul nucleare mi sembra ai limiti del ridicolo. In primo luogo, conviene veramente? Là¢â‚¬â„¢energia francese costa poco solo perchàƒÂ© il Governo francese intende porre i costi (enormi) dello smantellamento delle centrali dimesse a carico del bilancio dello Stato. Se sommiamo tutti i costi, il nucleare à¢â‚¬ con le tecnologie odierne à¢â‚¬ non è un grande affare, anche se è vero che non dovremmo importare materie prime dallà¢â‚¬â„¢estero.
Ma è un dibattito ridicolo soprattutto perchàƒÂ© la questione nucleare non ha a che fare con una parte politica, ma con la capacitàƒ di chiunque sia al Governo di gestire i processi. Quale Governo, di destra o di sinistra, sarebbe oggi capace di imporre la costruzione di una centrale nucleare superando le opposizioni locali, quando ci sono voluti venti anni per costruire alcuni pezzi della rete elettrica (tralicci e cavi, niente di più)? E le scorie? Se non riusciamo neppure a costruire discariche “ordinarie”, pensiamo veramente di riuscire ad avere quelle per stipare le scorie nucleari? Aspettare il nucleare pulito temo sia là¢â‚¬â„¢unica alternativa: solo allora, forse, riusciremo a farlo accettare dalle comunitàƒ locali; a prescindere da chi governa.
Quanto allà¢â‚¬â„¢energia solare, arrivare al livello tedesco sarebbe una bella cosa, ma in realtàƒ questo sforzo (titanico) riguarderebbe comunque una frazione abbastanza piccola dellà¢â‚¬â„¢energia consumata. Nella Germania indicata come esempio di irraggiungibile virtù, il solare copre circa là¢â‚¬â„¢1 per cento à¢â‚¬ dicesi uno per cento à¢â‚¬ del consumo totale. (2)
Non illudiamoci che questo basti; serve uno sforzo articolato, fatto di risparmio energetico, e molto altro.
E comunque, quali sono i costi? Anche tenendo conto dei vincoli di Kyoto, che tra poco cominceremo a pagare per la nostra incapacitàƒ di limitare i consumi, un aumento dei costi è da preventivare.
Scelte energetiche di fondo e prezzi dellà¢â‚¬â„¢energia sono strettamente interrelati. Se siamo pronti ad accettare un aumento dei costi dellà¢â‚¬â„¢energia, oggi giàƒ elevati, non cà¢â‚¬â„¢è problema. E forse è la cosa giusta da fare, se è vero che la qualitàƒ dellà¢â‚¬â„¢aria è giàƒ oltre i limiti tollerabili. Basta non illudersi di potere avere botte piena e moglie ubriaca.

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