Il blitz infatti, seppur in maniera meno violenta rispetto a quanto accadràƒ alla Pertini, coinvolge anche la scuola Pascoli, sede del media center del GSF, dove verranno distrutti, tra le altre cose, i pc dei legali che contenevano le numerose denunce dei manifestanti contro i pestaggi delle forze dell’ordine nel corso delle manifestazioni del venerdàƒÂ¬ e del sabato. Il controesame delle difese degli imputati è un lungo, estenuante tentativo di innervosire la teste, forzandola a ricordare cose che non ha visto.
Quello che M. invece ricorda benissimo è il suo ingresso, immediatamente dopo i fatti, nella scuola Pertini: “c’era sangue, tanto sangue dappertutto. Ho sentito subito un odore di sangue mescolato a quello di feci e urina. Da un punto di vista medico, questo rilascio degli sfinteri puàƒÂ² essere provocato solo da una grande paura o un grande dolore”.
Il secondo teste è A.C., classe 1939. Anche lui aveva scelto la palestra della scuola Pertini, per passare la sua unica notte a Genova. Un posto tranquillo, dice con tanti giovani che parlavano e molti che giàƒ dormivano. Si sveglia di colpo mentre la polizia entra nella scuola ed è il primo ad essere picchiato. Gli rompono un braccio (che verràƒ poi operato due volte) una gamba e dieci costole: “quando ho sentito i rumori, credevo che fossero i cosiddetti black bloc, invece era la nostra polizia di Stato”. La difesa, di fronte ad una testimonianza di questo tipo avrebbe davvero poco da replicare, infatti l’avvocato Corini non trova di meglio che chiedere conto al teste di una vecchia condanna per discarica abusiva, “per valutarne l’attendibilitàƒ “. Il presidente Barone non puàƒÂ² che far presente che “non ha alcuna attinenza con il presente processo”.
Domani, appuntamento alle 9.30 con altri due testi: R.B., uno degli organizzatori del Media center e M.C., medico del GSF. Due piani sopra, nell’aula della Corte d’assise, riprende, in contemporanea, anche il processo per Bolzaneto.
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