Ricordate l’omino della pubblicitàƒ ? Quello dall’aria buona che entrava nel condominio con nelle mani la busta della spesa per portarla a casa della mamma anziana? Lei non lo ringraziava nemmeno ma in compenso lo facevano tutti coloro che incontrava lungo il tragitto, rendendoci partecipi della morale propria dell’ebete ottimismo consumista, secondo la quale chi spende aiuta se stesso, aiuta te e in fondo in fondo aiuta anche il buonumore, poichàƒÂ© fa girare l’economia che altro non è se non un ingranaggio come quelli che allignano dentro gli orologià¢â‚¬Â¦ quando rallenta un’oliatina e via [Marco Cedolin]. L’ingranaggio, quello che gira e tutti siamo invitati ad osservare con la genuina meraviglia dei nostri occhi di eterni bambini non funziona a pile ed è purtroppo alimentato dalle tasche di noi tutti, che quando sono vuote si puàƒÂ² anche darsi da fare a riempire quel vuoto di ottimismo, ma la risultante è che sempre vuote rimangono e se cerchi di comprare qualcosa ti cacciano a calci anche all’Unieuro, cosàƒÂ¬ alla fine della storia le uniche cose che ancora riescono a girare sono le nostre parti intime e per colmo di sventura non riusciamo neppure a vederle.
Il 26 novembre si celebra una giornata nella quale ogni cittadino è invitato ad astenersi dal fare acquisti, come risposta allà¢â‚¬â„¢imperante logica del consumismo sfrenato, per protestare contro il carovita che, dall’introduzione dell’Euro in poi ha marciato a ritmi davvero insostenibili e come occasione di riflessione riguardo ad un sistema di sviluppo basato su presupposti di crescita continua che stanno ormai diventando insostenibili sia dal punto di vista sociale che di sostenibilitàƒ ambientale.
L’iniziativa ha sicuramente il merito di portare almeno per un giorno allà¢â‚¬â„¢attenzione pubblica un problema fra i più gravi che assillano i nostri giorni, nonostante governo, opposizione e sindacati siano sempre occupati in faccende di ben altra rilevanza strategica. AnzichàƒÂ© prendere coscienza di questa situazione da noi in Italia si fanno le “riforme” che pur essendo poco commestibili e ipoproteiche hanno insita nel loro dna la mirabolante capacitàƒ di assurgere a panacea di ogni malattia affligga il nostro paese.
Si riforma la scuola, si riforma la giustizia, si riforma il mondo del lavoro,si riforma il sistema radiotelevisivo, si riformano le pensioni, si riforma il sistema elettorale. Si riforma insomma ogni cosa che risulti riformabile, come se il solo gesto di riformare fosse di per se stesso bastevole a risolvere qualsivoglia genere di problema.
Peccato da anni i prezzi continuino a levitare con costanza inesauribile, le tasche a svuotarsi con lo stesso ritmo forsennato e le buste della spesa risultino ogni giorno un poco più leggere causa uno sciopero che ahimè esula completamente dal nostro libero arbitrio.
Si avvicina ogni giorno di più il momento in cui l’omino con là¢â‚¬â„¢andatura dinoccolata e la camicia bianca lercia di una settimana arriveràƒ alla magione natia con la sporta della spesa semivuota e verràƒ inveito e preso a calci e pugni non solo dalla mamma ma anche da tutti gli astanti che non tollerano proprio per colpa sua si sia fermato quell’ingranaggio che….quando girava era cosàƒÂ¬ bello stare a guardarlo.
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