Dalla paura del pericolo alla persuasione occulta

Tutta la comunità internazionale ricorda la data dell’11 settembre come giorno dell’attacco alle torri gemelle: un attacco che è stato valutato, giustamente, come attentato contro i valori democratici ed i principi costitutivi fondamentali del rispetto della libertà , base costituente di uno stato liberale di ottocentesca formazione. Le risposte in difesa a tale attentato sono ben presenti a tutti: un attacco militare, da parte degli USA e dei propri alleati, contro l’Afghanistan, presunto essere lo stato in cui vigesse un controllo politico ed economico finanziario assoluto del gruppo integralista islamico transanzionale di Al Qaida. Ma quali effetti ha comportato tale risposta? Di Alessandro Rizzo

Ancora ci sono sconosciuti, ammesso che ce ne siano. Una tesi è certa: l’11 settembre è anche la data in cui i difficili rapporti tra un Occidente opulento e “avanzato” ed un Sud del mondo povero e regredito si sono totalmente palesati agli occhi di tutta la popolazione globale.

Le differenze economiche, l’assenza di un organo internazionale realmente rappresentativo a livello politico dell’intera comunità internazionale e la mancanza di una redistribuzione effettiva delle ricchezze sono state giustamente viste, dalla maggior parte dei politologi e dei sociologi, nonché delle organizzazioni non governative, come causa dell’aumento dell’integralismo religioso, fonte di continui avvertiti ed annunciati pericoli di attentati terroristici efferati contro i paesi occidentali.

Diverse volte l’informazione di massa mondiale ha annunciato, allarmando governi, autorità diplomatiche e le popolazioni degli stati interessati, possibili attacchi contro i cosiddetti capisaldi della cultura occidentale, tipici simboli della cultura della globalizzazione commerciale senza frontiere. Annunci che sono finiti e caduti il più delle volte miserevolmente nel vuoto.

Hemingway asserisce che l’inflazione e la guerra militare contro il nemico di turno sono i due pilastri tramite le quali un governo può riscuotere consenso e legittimità nella sua operazione amministrativa; grazie alle quali i problemi reali di una comunità vengono totalmente passati in secondo piano: sono panacee che hanno una relativa e temporanea efficacia; ma nel frattempo garantiscono una ferma solidità del governo medesimo.

La continua produzione di beni di consumo e la persuasione della popolazione di considerare causa del proprio malessere generale un nemico preciso, magari anche fantastico, è stato sempre l’arma con la quale, nei gravi periodi di crisi economica e sociale, i poteri istituzionali hanno distolto l’attenzione della cittadinanza sulla ricerca delle reali cause del loro disagio collettivo: disoccupazione galoppante, potere di acquisto diminuito, servizi sanitari e sociali di minore qualità , dati i tagli poderosi alla spesa sociale, manovra tipica di una politica economica nei momenti di crisi strutturale. Oggi si aggiunge un maggiore potere di controllo e di persuasione mediatico sulla psiche del soggetto: si sono perfezionati gli studi sociali ed antropologici sugli effetti dei messaggi pubblicitari sulle decisioni soggettive e comportamentali dell’utente e le tecniche “pubblicitarie” e sono aumentati i mezzi di comunicazione in tempo reale e dal raggio di influenza geografica.

Un vero grande fratello impera a livello globale? Certamente il famoso romanzo di Gorge Orwell può dare un’analisi della situazione globale in cui versa l’attuale informazione e delle modalità di controllo della medesima da parte del potere, per garantire la tutela di interessi particolari ed opportunistici. Veri e propri studi sono stati affrontati nell’ambito della scienza psicologica e sociale per poter escogitare formule efficaci per influenzare totalmente l’ascoltatore ed il lettore nelle scelte comportamentali ed ideali.

Packard, nel suo saggio “Persuasori occulti”, ha delineato sostanzialmente un raffinamento ulteriore nell’opera di convincimento mediatico. Il mondo è cambiato, la società si è modificata sia nella sua composizione culturale, sia in quella sociale: maggiore il livello di istruzione, maggiore la presenza del fenomeno immigratorio, diversa la suddivisione del lavoro anche a livello di suddivisione temporale. In questo nuovo e vasto panorama l’arte della comunicazione e dell’informazione ha dovuto rivedere sostanzialmente il proprio modus agendi: influire direttamente sui sensi dell’udito e della vista; influire direttamente, a livello psicologico, sulle paure, le angosce, i timori, le ansie ed i bisogni concreti e quotidiani del soggetto.

Il primo passo per promettere qualcosa e convincere le persone dell’urgenza immediata di ottenere quella determinata cosa, in questo caso la sconfitta totale del terrorismo come minaccia ai propri valori “patriottici”, è aumentare le paure e le angosce presenti nell’inconscio del soggetto. Suscitare continui timori su imminenti attacchi terroristici alla propria sicurezza personale, da parte di organizzazioni terroristiche, aumenta il consenso delle persone nell’avvertita necessità di perseguire nell’attacco armato incondizionato l’unica via di soluzione a questo grave pericolo.

Continuare a ripetere che tutto il malessere dipende da Al Qaida significa convincere la gente e monopolizzare la sua attenzione su una spiegazione insussistente, irrazionale e parossistica. Alcune di queste sere qualcuno avrà ascoltato in alcuni telegiornali di Mediaset ed avrà letto su Panorama che è stato arrestato un italiano a Bari perché aveva aperto una pizzeria senza permesso: la fonte di tale notizia deriva dalle stesse indagini che ha perseguito la CIA. Ma non ci si rende conto che ogni operazione promossa dai servizi segreti americani ha avuto risultati fallimentari? Ricordiamo il caso degli ostaggi del C130 atterrato nel pieno deserto iraniano e ricordiamo che tutti i mezzi, quali elicotteri, autovetture, inviati per salvare e prelevare queste persone sono o caduti, oppure si sono miserevolmente scontrati, oppure semplicemente si ruppero. Quali sono state, invece, le operazioni che la CIA ha condotto con esiti purtroppo positivi? I colpi di stato nei paesi del sud America, nel Cile di Allende nel 1973, in Argentina, in Brasile e nel Venezuela di Chavez, con l’obiettivo di detronizzare presidenti eletti a suffragio universale e con l’ampio consenso democratico del popolo che promuovevano linee politico-economiche ed estere alternative a quelle proposte dai medesimi USA, oppure dagli organismi internazionali governanti l’economia e la finanza mondiale.

Proprio per questo Giulietto Chiesa, nel suo saggio “La guerra infinita”, considera i media essere guidati da soggetti fedeli alla cosiddetta “super-società ” globale, ossia quell’insieme di persone che detengono, senza consenso universale, il massimo potere decisionale, grazie ad un loro diretto potere di controllo della maggioranza delle società finanziarie multinazionali e societarie aziendali globali. Ed è questa super società globale che, attraverso i propri vassalli, principi dell’informazione mediatica di massa, ottengono il totale assoggettamento delle menti per tutelare i propri interessi e giustificare le linee di scelta politica che si indirizzano verso la loro conservazione.

E’, questo, un monopolio che limita il libero dissenso rispetto alle scelte assunte da questa ristretta lobby: uno scenario decisamente inquietante che prelude al fatto che in un futuro prossimo chiunque obietti possa essere soggetto ad una campagna informativa di emarginazione e di diffamazione totale e faziosa.
 
Alessandro Rizzo 

Be the first to comment on "Dalla paura del pericolo alla persuasione occulta"

Leave a comment