Il Brasile prima di Lula

Tempi duri per il presidente del Brasile Luiz Inà¡cio Lula da Silva. Diversi suoi collaboratori  e funzionari del Partido de los Trabajadores (PT) sono accusati di corruzione e compravendita di voti. L”11 agosto 2005 lo stesso Lula si è sentito in dovere di parlare via tv alla nazione: Sono cosciente della gravità della crisi politica, ha esordito. Voglio dirvi con tutta franchezza che mi sento tradito, tradito da pratiche inaccettabili delle quali non ho mai avuto conoscenza: sono indignato per le rivelazioni che appaiono giorno dopo giorno e che scioccano il Paese. Lula ha infine chiesto ai brasiliani di ''non perdere la speranza: so che siete indignati, ma io certamente sono tanto o più indignato di ogni brasiliano [Antonello Sacchetti, Il Cassetto].


Richiesta difficile. Il Paese appare spiazzato dalla vicenda. La luna di miele tra il presidente operaio e i brasiliani sembra ormai terminata. L”esito delle presidenziali del 2006 appare quanto mai incerto. Facciamo un passo indietro e vediamo cosa è accaduto in Brasile negli ultimi quarant”anni.

1964 – 84, quella strana dittatura

Nella primavera 2004 è passato praticamente sotto silenzio il quarantesimo anniversario del golpe militare che aprì per il Brasile una dittatura durata esattamente vent”anni. Per buon parte dei brasiliani si tratta di un avvenimento lontano, poco significativo. Molta gente venne arrestata e torturata, le libertà civili  vennero sospese per sette anni dall'Atto Costituzionale del  1965, ma la dittatura militare non rappresenta certo per il  Brasile quel dramma profondo e difficilmente sanabile che costituisce tuttora per diversi Paesi dell”America Latina. Mentre in Argentina e in Cile i desaparecidos sono migliaia, in Brasile, a detta delle stesse organizzazioni per i diritti umani, i morti della repressione furono poco più di 400 e i desaparecidos 87.

Numerosi brasiliani di sinistra si autoesiliarono, come l'ex-presidente Fernando Henrique Cardoso o il cantautore Gilberto Gil, oggi ministro della Cultura. Ma tutta la generazione oggi al potere, a cominciare dal presidente Inacio Lula da Silva, era allora troppo giovane per risentire direttamente le conseguenze del golpe, e solo più tardi scoprì l'oppressione  politica.

Il Brasile prima del golpe

Nel 1929 la crisi economica diffusasi su scala mondiale indebolì il controllo che i proprietari delle piantagioni di caffè esercitavano sul governo e venne formata una forza di opposizione chiamata Alleanza Liberale che aveva il sostegno degli ufficiali di orientamento nazionalista. Nelle elezioni del 1930 l'Alleanza Liberale venne sconfitta. I militari presero il potere con un colpo di mano e nominarono presidente Getàºlio Vargas, il capo dei liberali. Ispirandosi ai regimi fascisti di Mussolini e di Salazar, Vargas dominò la scena politica finché non venne costretto a lasciare l'incarico nel 1954. Il suo successore, Juscelino Kubitschek, fu il primo dei grandi scialacquatori del Brasile e fece costruire Brasà­lia, la nuova capitale, che avrebbe dovuto fungere da catalizzatore per lo sviluppo delle regioni interne del paese.

Agli inizi degli anni '60 l'economia brasiliana doveva fare i conti con una terribile inflazione (determinata in parte dalle enormi spese sostenute per la costruzione della nuova capitale) mentre il paese era in preda al timore della diffusione del comunismo in seguito alla vittoria di Fidel Castro a Cuba. Ancora una volta la fragile democrazia brasiliana venne spazzata via da un  colpo di stato militare.

Il ventennio brasiliano (1964- 1984)

Il primo aprile 1964 una divisione di fanteria si diresse all'alba dallo stato di Minas Gerais su Rio de Janeiro, la principale città del paese, e su Brasilia, sede della Presidenza della Repubblica e del governo, senza incontrare nessuna resistenza da parte del governo di Joao Goulart. Il presidente fuggì in Uruguay e la sinistra non riuscì a organizzare una qualsiasi forma di resistenza: i militari presero così il potere senza sparare un colpo.  Il presidente del Senato dichiarò vacante la Presidenza  della Repubblica, dove si insediò temporaneamente il presidente della Camera dei deputati, Ranieri Mazzilli. Quindici giorni dopo fu proclamato il primo presidente militare, il generale Humberto Castello Branco, a cui faranno seguito i generali Geisel, Medici, Costa e Silva, e Figueiredo, fino al 1984, quando gli stessi militari si fecero volontariamente da parte per riconsegnare il paese ai civili e alla democrazia, altro elemento che tende a sdrammatizzare agli occhi dei brasiliani la dittatura militare.

Il ritorno alla democrazia, da Collor de Mello a Lula

A metà degli anni '80 il miracolo economico brasiliano, sostenuto in gran parte dai prestiti concessi dalle banche internazionali, si andava esaurendo e i militari decisero di cedere nuovamente il potere a un governo di civili. Nel novembre 1989 i brasiliani ebbero per la prima volta in quasi 30 anni la possibilità di eleggere il presidente con libere elezioni popolari. Il vincitore fu Fernando Collor de Mello che sconfisse il socialista Luiz Lula da Silva con uno scarto esiguo.

Collor si insediò promettendo di combattere la corruzione e ridurre l'inflazione, ma alla fine del 1992 fu rimosso e incriminato per corruzione: in particolare lo si accusava di aver guidato un'organizzazione criminale che tramite estorsioni e pagamenti illeciti aveva sottratto alle casse dello stato più di un miliardo di dollari. Nel dicembre 1992 il vicepresidente Itamar Franco rimpiazzò il dimissionario Collor e nel novembre 1994 Fernando Cardoso venne eletto presidente. Cardoso è riuscito a ridurre in misura significativa l'inflazione, ma questo risultato è costato la perdita di due milioni di posti di lavoro fra il 1989 e il 1996 e ha lasciato irrisolti i problemi della riforma agraria.

Secondo un rapporto elaborato nel 1996 dalle Nazioni Unite, il Brasile è il paese in cui la disuguaglianza economica è la più grave del mondo. La lenta crescita economica e la crisi energetica del paese ha reso necessario l'intervento del Fondo Monetario Internazionale (IMF) nel 2001, rafforzato con un prestito straordinario di 30 miliardi di dollari nell'agosto 2002, affinché il Brasile non venisse travolto dagli effetti della disastrosa crisi economica dell'Argentina.

Il 27 ottobre 2002 il secondo turno delle elezioni presidenziali ha visto trionfare Luis Inacio Lula da Silva, che ha ottenuto il 61,5 per cento dei voti. Leader del Partito dei Lavoratori, è il primo presidente di sinistra del Brasile.

Antonello Sacchetti14/08/2005

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