Nelle ultime settimane si avvicendano fatti dalla tragica portata e che pongono in essere la vera faccia di un terrorismo globale, figlio di una guerra preventiva, permanente e universale. Il terrore arena ogni possibilità per l”essere umano di riscattare unanimemente la propria condizione di frustrazione subalterna rispetto al potente e di prospettare un”emancipazione forte e coesa contro un regime totalitario di impostazione economicista e finanziaria dai risvolti imperialisti e colonialisti post-moderni [Alessandro Rizzo].
L”occupazione militare continuativa che si verifica presso le terre irachene rappresenta questo concetto, causa dell”instabilità e di realizzazione di una vera e propria discriminazione ed emarginazione delle tante minoranze che compongono lo spettro plurale e complesso del popolo Mediorientale. Negli anni 50 Palmiro Togliatti, forte di una cultura politica storicamente internazionalista e marxiana, e il Cardinale Ottaviani, capo del Sant'Uffizio, considerarono la guerra essere un male assoluto che non può mai divenire soluzione giusta dei conflitti esistenti, in nessuna circostanza.
Gli anni a cavaliere tra il secondo e il terzo millennio hanno prodotto scenari apocalittici di continue aggressioni militari nei riguardi di popoli indifesi e innocenti, devastandone il sostrato civico, culturale e politico: l”occupazione viene finalizzata ad occupare un territorio, a ottenere le risorse autoctone e il controllo di elementi strategici. Nel caso dei Balcani, la guerra contro la Serbia ha causato un controllo geopolitica e unipolare fine a se stesso indirizzato all”accerchiamento del vicino e lontano Oriente, Russia e Cina, per potere ostacolare, come in un reale e proprio accerchiamento, le possibilità di predominio di queste ultime sulle zone circostanti. La costituzione e il business della costruzione dei famosi corridoi, che permetterebbero all”Europa e agli Stati Uniti di dominare sulla regione, controllando le vie di comunicazioni fondamentali per la transazione di materiale energetico primario, come il petrolio, o del gas, oppure mantenendo la supremazia sul controllo dei mercati finanziari con le zone dell”Asia Centrale, sono le vere motivazioni che hanno caratterizzato l”intervento nei Balcani contro la Serbia: oggi i paesi concorrenti all”infame attacco voluto dalla NATO, ridimensionando altamente il ruolo politico di promozione di solidarietà tra i popoli, come cita il suo primo articolo fondativo, possono godere di un diritto di prelazione economica e monetaria nel rapporto commerciale con i Paesi dell”Est, in vista di un ampliamento della sfera di influenza dei paesi dominanti, USA ed Europa in primis, sull”Oriente Comunitario della vecchia zona appartenente alla sfera del Patto di Varsavia.
Ogni guerra, ce lo insegna la storia epica dell”antica Grecia con l”assalto del Cavallo di Troia appostato nei pressi delle mura ateniesi, ha portato agli occhi dell”umanità l”inconfondibile nesso causale reale tra aggressione, occupazione e ruolo fondamentale nella direzione dei profitti nell”opera di ricostruzione e di dominio economico: quale Elena potrebbe dare una risposta esauriente alla ricerca della tucididea alathestate prophasis, ossia la fonte storiograficamente condizionante la dichiarazione di guerra contro un altro popolo, se non l”interesse imperialistico e colonialista di egemonia mercantilistica in un”ottica di pura espansione.
Sappiamo molto bene che l”uranio e il riciclaggio delle scorie nucleari a fini militari e commerciali sono gli elementi strutturanti e caratterizzanti gli interessi di profitto delle grandi potenze mondiali, in primis gli Stati Uniti: ed è questo materiale di distruzione di massa che viene impiegato in modo continuativo e costante nelle aggressioni militari promosse dall”asse della coalizione dei volenterosi a geometria variabile contro la lista degli Stati canaglia, arbitrariamente redatta. Abbiamo visto, come nel caso dei Balcani, gli effetti e le conseguenze dell”utilizzo e dell”impiego di materiale di distruzione di massa in Iraq: bambini nati deformati, soldati ammorbati da infezioni e da forme cancerogene patologiche incurabili, persone devastate nel proprio equilibrio salutare e psicofisico. Sono, questi, i risultati di guerre che vengono combattute in nome del profitto e che vengono eseguite senza eclatanti scenari di destabilizzazione percebili nell”immediato periodo. La prima guerra del Golfo venne combattuta offrendoci immagini di un deserto sabbioso, con lampi luminosi sull”orizzonte celeste, assomiglianti ai tuoni e ai fulmini pagani di un Giove autoritario adirato contro l”umanità per i peccati commessi dalla medesima. La guerra nei Balcani ha dato solo pochi anni fa i risultati di un”utilizzazione infame di materiale a uranio impoverito. Ma la violenza è ormai il filo rosso comune alle immagini di uno sviluppo occidentale fatto di consumerismo, di arrivismo individualista e pervaso da una logica tipica del più becero darwinismo sociale, esemplificato in modo chiaro e preciso dal motto latino: Mors tua vita mea.
La comunicazione di massa rende assuefatta la cittadinanza nel propinare storie quotidiane di sopraffazione e di prevaricazione fisica e psicologica: la violenza utilizzata nei parchi, le uccisioni eseguite sui marciapiedi di quartiere degradati delle megalopoli mondiali, le ritorsioni mafiose tra cosche, si confondono con le immagini truculente di una guerra permanente e continuativa, mietitrice di vittime civili in quantità a dismisura maggiore rispetto alle vittime militari, a differenza dei primi conflitti mondiali. La persuasione occulta cerca, infine, di dare motivazioni incidenti nella psicologia dell”uditore e del semplice spettatore, non più cittadino: la favola della detenzione di armi a distruzione di massa e il terrore del diverso musulmano che vuole occupare i territori del libero e democratico occidente sono gli elementi precipui utilizzati dal gotha neocons dell”Impero dei falchi per eludere le vere motivazioni che si celano dietro al conflitto.
Ho voluto portare avanti questa discussione proprio perché credo importante, alla luce del 60° anniversario di Hiroshima e Nagasaki, ricordare un grande disastro umano, uno dei più grandi disastri atomici, causati da un”aggressione militare, che hanno sconvolto l”umanità nella sua storia, che uccise migliaia di persone e che generò forme patologiche cancerogene devastanti, anche sulla genie futura. Una leggenda è nata in Giappone in questa occasione storica e proprio questa leggenda ha creato un momento di ricordo e di memoria collettivi: la storia di Sadako Sasaki, una ragazza colpita dal terribile fatto terroristico bellico. Sadako è immortalata da una statua nella piazza centrale di Hiroshima: viene rappresentata in piedi con le mani aperte ed una gru che spicca il volo dalla punta delle sue dita. Una tradizione giapponese considera che chi piega 1000 gru potrà vedere esauditi i propri desideri: il desidero di pace mosse la giovane, trafitta dalle radiazioni, di piegare le gru e di poter dare prosperità e progresso a un paese vilipeso e annientato da un atto mostruoso. Il suo sforzo non riuscà ad allungare la sua vita, ma spinse i suoi amici ad erigerle una statua nel Parco della Pace di Hiroshima. E in nome di Sadako possiamo oggi dire con fermezza che la guerra è un crimine contro l”umanità e che non esistono guerre giuste o guerre ingiuste: l”atto militare comporta il soggiacimento del più debole nei confronti del più forte, così come i governi sedicenti liberali dell”Occidente opulento soggiaciono per servilistico vassallaggio agli interessi delle grandi corporazioni e dei grandi potentati economici e finanziari, che dettano l”agenda politica in nome dell”arricchimento e della depredazione delle ricchezze e delle risorse di popoli autodeterminati.
Il ripudio della guerra non deve solamente riempire le pagine della nostra Costituzione Repubblicana antifascista ma, bensì, deve saper prospettare un futuro umano di giusto equilibrio e di forte prosperità , di eguaglianza sostanziale e di rispetto e tutela del diritto alla vita e della dignità dei popoli e dei cittadini.
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