Le "primarie" in un Paese che vive alla giornata

Siamo un paese che vive alla giornata, e negli ultimi anni questa indole è andata amplificandosi fino ad assumere la caratteristica di una piaga. Non amo la programmazione, conscio che le umane vicende siano sottoposte in grande misura all'imponderabile, ma non posso ignorare che pianificare catene di cause ed effetti sia prerogativa umana capace di migliorare la vita comune. Le comunitàƒ si costituiscono per quello, perchàƒÂ© il lavoro di squadra permette risultati impossibili ai singoli. La squadra, o l'associazione in tal modo costituita deve darsi una minima programmazione per perseguire l'oggetto comune [Mazzetta, Reporter Associati].


Nel caso di una democrazia, la programmazione dovrebbe servire a delineare percorsi, trasparenti e controllabili, indirizzati al bene comune. Nel nostro paese sono decenni che si procede invece navigando a vista. In realtàƒ , insieme alla nozione di interesse comune, si è perso anche il senso della comunitàƒ , ormai ravvisabile solo in occasione di rilevanti vittorie sportive. Un fenomeno che ha responsabili precisi e facilmente storicizzabile. Fin dai primi anni ottanta i legami comunitari hanno preso a deteriorarsi, complice il crollo di quella barriera che dal dopoguerra aveva diviso in due l'agone politico. Caduta la barriera, aperte le porte delle gabbie dell'ex Pci, il caffè e il latte si sono mescolati e tutte le vacche sono diventate grigie. L'individualismo, il darwinismo competitivo e l'esaltazione del vincente proposte in maniera martellante dal pensiero unico televisivo hanno cambiato completamente il mestiere della politica. Nessuno partito è più monolitico, e questo sarebbe un bene se i partiti non fossero decine.

La via l'ha tracciata l'astuta pattuglia dalemiana, che dopo aver a lungo trattato con Berlusconi ha ora abbracciato senza rimorsi e senza imbarazzi la novelle politique. Con il capo che si è messo in proprio con una fondazione, dal vice in giù si sono messi in proprio a servizio dei politici. Proprio cosàƒÂ¬, Velardi ad esempio fattura 22 milioni di euro all'anno con Reti Spa, che si occupa di “consulenza” a politici ed aziende, quello che negli Usa si chiama lobbying, ed è sottoposto a regole che da noi non esistono. Il simbolo dell'avventura è il cannocchiale, preso a significare la lungimiranza; la stessa che indusse la squadra a lasciare le TV al concorrente in cambio della Bicamerale per il capo; con il senno di poi non è stato un cattivo affare, visto che a Reti Spa non mancano entrature governative e collaborazioni con l'arcipelago berluscoide; collaborazioni molto fruttuose.

Questo tipo di “service”, abbatte ogni barriera tra le seconde linee della politica, l'economia e il mondo dell'informazione; giornalisti scrivono i discorsi dei politici, notizie utili alle aziende, e piegano la realtàƒ agli interesi del cliente, mentre molti tra gli stessi politici sono a volte ridotti a fondare la loro fortuna sull'abilitàƒ e sulle relazioni di chi fornisce il “service”. Capita cosàƒÂ¬ che un oscuro esercito percorra a pagamento i corridoi nascosti della politica, mediando e suggerendo e intrigando a seconda di dove tira la pecunia. Non è strano che si producano poi leggi quantomeno bizzarre. PerchàƒÂ© è bene ricordare che l'unico idolo oggi è il denaro, unica misura rimasta dell'affermazione umana. Non stupisce che in tale marasma succeda di tutto. La sinistra si dilania dopo aver riportato una vittoria elettorale schiacciante, prevedibilissimo, e si autodistrugge per litigarsi le spoglie dell'orso ancora da catturare.

Un fenomeno comune anche a destra, dove nella tempesta egocentrica anche i “service” e gli ordini stessi del padrone, faticano ormai a raggiungere la meta. La paura di una prossima sconfitta innesca la lotta per il ridispiegamento all'opposizione e la successione al liftato, occupazione molto più in voga che provare a sovvertire le previsioni di sconfitta. A sinistra, infilatisi nel classico cul de sac, adesso hanno deciso per le primarie; saranno contenti i Pasquini. Il Pasquino di Bologna che vede finalmente coronato il suo sogno, gli emuli di Pasquino de Roma che avranno materiale a volontàƒ . Primarie sciocchine, un po' inutili, un po' facete. Servono a legittimare Prodi e a dare un po' di visibilitàƒ ai candidati fintamente concorrenti. Significano anche una campagna elettorale nella campagna elettorale, per ottenere un risultato scontato; le primarie “vanno governate”, è stato detto fin da subito. In ogni caso alla visibilitàƒ non rinunceràƒ nessuno, e i service magari godranno dell'assenza d'attenzione dei concorrenti, e della sinistra, e porteranno a casa qualcosa prima del grande impegno delle politiche.

Si annuncia la candidatura di Mastella, candidati ammessi solo se segretari di partito, pare di capire, visto che ben altre personalitàƒ potrebbero concorrere. Forse a votarli andranno solo quelli di destra per far loro dispetto; le primarie hanno senso se sono aperte, non si capisce chi dovrebbe andare a plebiscitare Prodi, e per fare contento chi; il simbolico euro pare addirittura troppo per un tale nonsenso. L'unico che sembra contento e sicuro di sàƒÂ© è Rutelli, che non fa le primarie, ma è forte del contratto con il Service Vaticano e dell'iniezione di polisti in fuga è diventato addirittura arrogante, è evidente come stia giàƒ contando i “suoi” posti nel prossimo parlamento; resta da vedere quanti anni impiegheràƒ la sinistra a capire che sarebbe ora di espellerlo da ogni alleanza. Non c'è da stupirsi che poi il paese reale sia messo ancora peggio. Nulla funziona, e non serve neppure denunciarlo. Ad una lettera nella quale il decano dei giuslavoristi, Gino Giugni, denunciava la totale sopraffazione dei meccanismi di accesso all'insegnamento da parte dei novelli, e “messi in proprio”, baroni universitari, famelici nel non lasciare briciole ai meritevoli; è seguito l'annuncio di una commissione d'indagine del ministro, una lettera di un insigne collega di Giugni che parla male di lui e dei colleghi che avevano confermato la situazione. Magistratura, politici ed investigatori non hanno dato alcun segno di reazione.

Eppure Giugni arriva buon ultimo, da tempo le vicissitudini dei supereroici ricercatori italiani hanno sostituito nell'iconografia popolare della sofferenza, i tormenti dell'emigrato all'America; vivere con 600 euro mentre magari si costruiscono astronavi è degno di Dickens. Eppure una situazione come quella denunciata da Giugni, assoluta nella sua pervasivitàƒ , è una palese disintegrazione di diversi diritti costituzionali. E' una vera e propria eversione del nostro sistema formativo. Eversione, magica parola destinata a bollare chi protesta questo stato di cose; ma nel nostro paese puàƒÂ² succedere che un ciarliero giudice, in questo caso il signor Di Nicola della Procura di Bologna, riesca ad accusare di attivitàƒ eversive un gruppo di ragazzi entrato al cinema senza pagare e riceva i plausi delle autoritàƒ tutte.

A pochi giorni di distanza, forse disgustato dalle posizioni di alcuni ruttoleghisti che fanno campagna contro gli stranieri stupratori, forse emozionato dall'interesse della stampa, ha espresso dal profondo la convinzione che la “legalitàƒ ” sia minacciata serissimamente, e in prima istanza, dalle ripetute dimostrazioni di scarso rispetto della stessa, messe in scena dal Presdelcons in ogni occasione; non ultima l'esaltazione dell'economia sommersa. L'infelice accostamento tra adolescenti stupratori stranieri e Presdelcons nostro duce, ha urtato gli animi sensibili più di quanto non abbia fatto il giudizio, pur condivisibile, sulla devastante pericolositàƒ del cattivo esempio; il pesce puzza dalla testa, non è una novitàƒ . Di sicuro Di Nicola avràƒ i suoi problemi ora, e forse non avràƒ più occasione di ricorrere contro il provvedimento che ha giudicato infondato il suo giudizio. Nel buffo paese che siamo, ha sollevato l'indignazione dei politici dicendo una banalitàƒ in maniera maldestra, e ne ha suscitato il plauso diffusissimo con un pesante attacco ai diritti civili.

E' un classico del nostro paese: criminali impuniti, innocenti in galera e giudici in mezzo. Eppure questa impunitàƒ di sistema non puàƒÂ² essere un valore; non puàƒÂ² essere un valore che la societàƒ sorvoli su crimini gravissimi, che nessun provvedimento abbia effetto contro la grande rapina; che la finanza sia praticamente libera porre in essere qualsiasi reato contando su complicitàƒ estese, complicitàƒ a loro volta irresponsabili, basti la considerazione che nemmeno nello scandalo Parmalat sono state sanzionate le colpevoli complicitàƒ di chi aveva il dovere istituzionale di controllo; molto istruttivo il carnet delle frequentazioni tra vertici Parmalat e vertici dei Corpi dello stato. Istruttivo quanto passato in giudizio senza colpo ferire. In effetti con il crollo delle ideologie è sparito ogni riferimento, la furia liberista ha trasformato i progressisti in conservatori e minato parecchie identitàƒ , quasi tutte.

La mancanza di identitàƒ provoca a sua volta il crollo della capacitàƒ sanzionatoria, difficile condannare chi si batte per il proprio stesso dio, l'interesse privato. Non manca qualche Merlo che parla ancora a vanvera del carattere dei comunisti e di quanto ostacolino il mercato, ma non fa primavera. Perfettamente in linea il dato, secondo il quale si abbassano le pene per i reati finanziari, preferendo le eterne ragioni dei più avidi all'interesse dei più. Per rimediare a questo triste quotidiano, secondo un guru dei service, quale appunto Velardi, occorrerebbe un leader, o più leader, ma, ammette sconsolato, non ce ne sono in giro. Forse Velardi ha in mente la figura di un leader come un prodotto, un attore da rifilare agli stolti, mentre il service si occupa della politica, e dell'organizzazione del traffico. Se saràƒ lungimirante, riusciremo forse a vedere candidato anche Costantino, a patto che abbia passato i sessant'anni; perchàƒÂ© la politica gruppettara è più simile alla mafia che ad un'arena aperta e i mammasantissima falliti che si sono mangiati il nostro futuro, si tolgono dai piedi solo quando muoiono. Ritornando alle metafore ittiche, nel nostro paese nessuno si è mai sognato di cambiare l'acqua al pesce, e anche la grande novitàƒ delle primarie è solo la stessa acqua rimestata.

Non possiamo sperare in alcun programma, non possiamo sperare in nessun rimedio, possiamo solo concederci il lusso di conservare la coscienza della realtàƒ , senza consegnarla ai servi(ce) e ai signori che pagano le loro fatture. I cittadini comuni sono si possono permettere nessun service, in questo momento possono solo permettersi di assistere composti e contare le monetine per arrivare a fine mese. Nessuno vuole essere scambiato per un pericoloso sovversivo, a quei pochi un po' meno timidi, gli fanno un service cosàƒÂ¬ nell'indifferenza generale. Timidi o no, il conto della rapina lo pagheremo caro, e lo pagheremo tutti; come pagheremo cari, e a lungo, i danni “di sistema” provocati dagli scassinatori dei forzieri pubblici; possiamo essere sicuri che prima o poi il programma di rientro da questa follia, qualcuno ce lo presenteràƒ , sia l'Europa o la storia; saràƒ il conto dei danni fatti dai servi(ce) negli ultimi venti anni.

mazzetta
mazzetta@reporterassociati.org

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