t/Terra e libertà /Critical wine oramai da tre anni ha posto tre grandi questioni al mondo dell”agricoltura e della trasformazione alimentare: il prezzo sorgente, l”autocertificazione dei prodotti agricoli, le Denominazioni Comunali. A nessuno sfugge lo scarso rilievo, di riconoscimento socio-culturale e di risorse economiche, offerto dal mercato ai produttori. I consumatori, dall”altra parte, devono sopportare il peso di prodotti di dubbia qualità , a prezzi enormemente superiori a quelli pagati ai produttori.
Critical wine intende contestare radicalmente questo principio economico proponendo, accanto alla tracciabilità del prodotto, anche la tracciabilità del prezzo. Il primo e decisivo passo è l”indicazione del Prezzo sorgente, ovvero:
– è il prezzo medio al quale il produttore vende i suoi vini (o qualsiasi altro prodotto) e al quale è disponibile a venderli al consumo diretto;
– se inserito nell”etichetta, è il primo passo per rendere possibile la tracciabilità del prezzo oltre a quella del prodotto;
– evidenzia con una semplice informazione i rapporti di produzione e le appropriazioni di ricchezza che avvengono nella filiera della circolazione dei prodotti;
– può permettere la riduzione della distanza alimentare e la diminuzione della catena produzione-consumo;
– permette un maggior investimento di fiducia tra consumatori e produttori.
Il Prezzo sorgente non deve essere imposto dall”alto, ma deciso autonomamente e volontariamente da ogni produttore; e soprattutto non intende creare un ulteriore regime di controllo, ma relazioni basate sull”etica della responsabilità e della cooperazione sociale.
Il secondo passo è il Catalogo di autocertificazione Critical wine, fondato sul principio della tracciabilità massima della fi liera produttiva, comprenderà tutti i produttori di vino (e di ogni altro prodotto della terra) che vorranno aderire a principi semplici e di completa qualità . Il principio di massima tracciabilità che si intende invocare si basa sull'etica della responsabilità individuale. Il Catalogo Critical wine, dunque, non intende fondare un altro ente certificatore o di controllo in grado di surrogare le prescrizioni statuali. Tutt'altro. Parte dalla critica agli attuali sistemi europei di certificazione (in primis il biologico) per fornire ai produttori la possibilità di far conoscere la cura, l'impegno, la correttezza, la cultura su cui si basa il loro lavoro.
In sostanza, si tratta di valorizzare il lavoro agricolo e suggerire l'importanza di una relazione ricca e feconda con l'ambiente e con il mondo extragricolo sempre più impoverito (anche quando possiede immani quantità di moneta) dalla distruzione di ogni legame tra terra, cibo e uomini prodotto dall”industria dell”agri-business. E di qualificare un rapporto di fiducia e di scambio proficuo con i consumatori. Per questo il Catalogo Critical wine intende diventare uno strumento importante per creare un canale diretto tra produttori e consumatori.
Infine, le Denominazioni Comunali – De.Co. – non costituiscono un marchio di qualità (come le DOP, IGP, ecc.) ma sono la semplice certificazione Comunale dell”origine dei prodotti agricoli. Un certificato di origine che lega indissolubilmente territorio e prodotto e di cui – per dirla con Veronelli – il cittadino ha il diritto naturale inalienabile, come fosse un certificato di cittadinanza.
Le Denominazioni Comunali possono essere lo strumento per contrastare il tentativo comunitario e ministeriale di annullare i giacimenti gastronomici in favore di prodotti industriali per cui vale il principio del prodotto tipico e dell”ultima trasformazione sostanziale. Per cu i, ad esempio, l”olio extravergine di oliva risulta essere prodotto in Italia se franto in territorio italiano, indipendentemente dall”origine delle olive.
Origine, tracciabilità dei prodotti e dei prezzi sono tre chiavi per costruire una resistenza alimentare e dei consumi. Per svilupparla c”è la necessità di costruire filiere corte, attraverso l”incontro di produttori e consumatori, il consolidarsi di fiere e mercati etici, il collegamento fra i contadini e i Gruppi di Acquisto Solidali che si stanno moltiplicando nelle città .
In particolare, Critical Wine propone la costruzione di un rapporto privilegiato fra produttori e i Gruppi di Acquisto sulla base delle proposte del prezzo sorgente e dell”autocertificazione che possono divenire uno strumento ulteriore per scardinare il meccanismo della grande distribuzione commerciale nelle città .
In questo contesto si colloca l”ultima proposta di Critical wine, emersa recentemente a Verona: la costruzione di una filiera del vino protetta, ovvero una carta dei vini Critical wine in cui siano esplicitati l”autocertificazione ed il prezzo sorgente da proporre a ristoratori ed enotecari sensibili a queste tematiche oltre che al circuito dei gruppi di acquisto e dei mercati sociali.
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