Padre Luciano Fulvi e Maria Bonino, sono due vite offerte per l”Africa. Padre Luciano, ucciso un anno fa nella notte fra il 30 e il 31 marzo a Gulu in Uganda, è annoverato tra i martiri missionari che si ricordano il 24 marzo, nella giornata in cui si fa memoria di Mons. Oscar Romero, assassinato 25 anni fa a San Salvador (Pierangelo Monti).
La dottoressa Maria Bonino, di Biella, proprio lo scorso 24 marzo, giovedì della settimana santa, è morta a 51 anni in Angola, colpita dal virus di Marburg, contratto mentre curava i bambini colpiti da questa tremenda epidemia.
Le cause delle loro morti e i contesti sono diversi, ma in questi giorni accomuniamo questi due missionari, nell”unica testimonianza di amore per i poveri. Il parroco di Maria Bonino, nell”omelia delle esequie (senza la salma sepolta in Angola) presiedute dal suo vescovo nella cattedrale di Biella mercoledì 30 marzo, richiamando l”insegnamento di Gesù ha detto: chi tiene la sua vita per sè, la perde, chi la dona, la trova; ora Maria vive nello splendore della luce del Risorto che qui celebriamo.
Don Luigi Mazzuccato, direttore del CUAMM, l”ONG dei Medici con l”Africa, di cui la dr.ssa Bonino era volontaria da 24 anni, ha ricordato il suo servizio prestato con umiltà , determinazione e professionalità alle popolazioni africane del Burkina Faso, Tanzania, Uganda e negli ultimi due anni a Uige in Angola.
Nel mese di ottobre nella zona di Uige si sono presentati i primi sintomi del virus di Marburg – così chiamato dal nome della città tedesca dove fu identificato nel 1967 – simili ad Ebola: entrambi virus letali di cui ancora non si conosce la cura. Maria ha lanciato l”allarme, ma l”Africa è lontana … e le istituzioni internazionali si sono mosse con lentezza, così con Maria sono già morte 115 persone, quattro infermieri locali e un dottore coreano.
Della morte di 100 bambini angolani nessuno ha parlato, la notizia della morte di mia figlia Maria, che è europea, ha fatto il giro del mondo, questa la constatazione della mamma Gabriella, riportata dal suo parroco, che molto legato a questa generosa famiglia di Biella.
Maria, già aderente all”Azione Cattolica, ha scelto di dedicarsi ai bambini malati dell”Africa e in mezzo a loro ha trovato il senso della sua professione e della sua vita. Quando stava in Italia e lavorava nell”ospedale di Aosta, si lamentava del poco lavoro e confessava di non meritare l”alto stipendio che prendeva come medico. Nel reparto di pediatria di Uige che lei dirigeva, erano ricoverati oltre 10 mila bambini.
Maria lavorava dal mattino alla sera tardi, senza risparmiarsi. Era una donna dolcissima, piuttosto schiva, umile, ma capace di grandi decisioni così la descrivono suor Dorina Tadiello e la dottoressa Maresa Perenchio di Ivrea, che l”hanno conosciuta in Uganda.
In una lettera all”amica Maresa tempo fa descriveva così la situazione: Il lavoro è tanto. I bambini sono disastratissimi, con delle infezioni pazzesche… Insomma ogni cosa diventa una sfida… L'aereo bisettimanale del Pam non porta carichi: non puo' atterrare perchè l'aereoporto militare non lontano da qui ha la pista occupata da aerei militari e non lascia posto ai voli civili. Così ci stanno finendo le scorte di medicine, ma pare che non importi a nessuno.
Suor Dorina che come medico alla fine del 2000 lottò a rischio della vita contro l”epidemia di ebola nel Lachor Hospital di Gulu in Uganda, accomuna l”amica Maria agli operatori sanitari che là si sacrificarono per lo stessa causa, in particolare l”eroico primario dott. Matthew Lukwiya.
Suor Dorina in questi giorni ripensa anche al Padre comboniano Luciano Fulvi, che ha trovato sgozzato nella sua casa il 31 marzo 2004 a Gulu. Essendo medico ha potuto farne l”autopsia e preparare la salma per la sepoltura. Sulle circostanze della sua morte non è stata fatta sufficiente chiarezza (perciò sarebbe necessaria un”indagine di una procura italiana): la versione ufficiale attribuisce l”omicidio a dei rapinatori, già arrestati, ma alcuni pensano che la sua morte sia stata premeditata da militari o servizi segreti, forse intenzionati a colpire un religioso sensibile e impegnato nell”educazione dei giovani alla pace e alla vita cristiana, in un paese in guerra da 18 anni.
Così lo descrive suor Dorina, attualmente vicaria generale delle suore comboniane: Era sempre sorridente accogliente, pronto e disponibile, con una generosità che sconcertava. Con lui si respirava un senso di libertà e apertura di orizzonti. Uomo positivo sulle persone e le situazioni, prete con una grande ricchezza spirituale, missionario entusiasta della sua vocazione. A Gulu era riuscito a far partire molte iniziative o ad animare quelle che stentavano a prendere il volo, come l”associazione dei Religiosi, il gruppo di animazione vocazionale e missionaria dell” Arcidiocesi, la pastorale giovanile Diocesana, il movimento degli studenti cristiani ugandesi. Il dolore dei giovani, laici, religiosi che l”avevano conosciuto e amato è stato inconsolabile.
Storia di martirio e di vita anche la sua.
Originario di Pescia in provincia di Lucca, ha fatto 22 anni di missione in Uganda e per 25 anni è stato formatore di seminaristi comboniani in Inghilterra. E” morto ammazzato a 76 anni nell”Uganda in cui aveva accettato di tornare, nonostante una grave operazione al cuore con 5 bay-pass.
In una lettera scritta ad un amico il 27 marzo, tre giorni prima di morire, P. Luciano aveva scritto: Quando lavoriamo con gli esseri umani e con i loro problemi ci occorre pazienza, che deve essere “divina” e senza limiti di tempo… Una persona trova la pace solo in una relazione di amore personale con la persona di Cristo.
I superiori dei comboniani e delle comboniane dopo la sua morte hanno denunciato la grave disattenzione della stampa internazionale sulle guerre africane, invitando tutti gli operatori dell”informazione a dare voce ai popoli sofferenti del continente. Siamo certi che il sacrificio di padre Fulvi e di altri 14 missionari comboniani e una comboniana, consumatisi in terra ugandese nell”arco di questi ultimi trent”anni, rappresenti uno straordinario segno di fratellanza universale.
Il dono della vita di P. Fulvi e di Maria Bonino dovrebbero servire da richiamo per tutti: per i governi e le istituzioni internazionali perchè intervengano a favorire soluzioni ai conflitti, alla miseria, alle malattie dell”Angola e dell”Uganda (come richiesto dai missionari e da tante organizzazioni impegnate nella Campagna pace in Uganda), per i mezzi di comunicazione perchè si occupino maggiormente di questi paesi dimenticati, per tanta gente dei nostri paesi del benessere, perchè seguendo l”esempio di Maria e P. Luciano, non ci lasciamo andare in un”esistenza egoistica, annoiata o affannata all”inseguimento di cose futili.
Pierangelo Monti
Coordinatore della Campagna pace in Uganda
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