Quante altre persone innocenti dovranno morire prima che coloro che filtrano il passato e il presente si rendano conto della loro responsabilità nel proteggere la nostra memoria e le vite degli esseri umani?
Di John Pilger [© New Statesman – da http://pilger.carlton.com/print. Traduzione di Loredana Stefanelli per Nuovi Mondi Media]
Come funziona il controllo del pensiero nelle società cosiddette libere? Perché i giornalisti famosi sono così ansiosi di minimizzare, quasi di riflesso, la colpevolezza di leader politici, come Bush e Blair, che condividono la responsabilità di un attacco non provocato a gente indifesa, di essere rimasti lì per distruggere la loro terra, di aver ucciso come minimo 100.000 persone, la maggior parte delle quali civili, e di aver cercato di giustificare questo crimine colossale con bugie dimostrabili? Come mai il cronista della BBS ha descritto l”invasione dell”Iraq come una rivendicazione per Blair? Perché i giornalisti radiotelevisivi non hanno mai associato lo stato inglese o quello americano con il terrorismo? Perché questi comunicatori privilegiati, con un accesso illimitato ai fatti, hanno contribuito a descrivere un”elezione inosservata, non verificata, illegittima e cinicamente manipolata, avvenuta sotto una brutale occupazione, come democratica e con l”originario scopo di essere libera e giusta?
Non leggono la storia? Oppure la storia che loro conoscono, o scelgono di conoscere, è soggetta a un”amnesia e a un”omissione tali da produrre una visione del mondo che ti fa vedere le cose solo tramite un modello etico a senso unico?
Non sto parlando di cospirazione. Questo modello etico assicura che la maggior parte dell”umanità sia giudicata in base all”utilità che ha per noi, alla sua desiderabilità o spendibilità , ai suoi meriti o demeriti: ad esempio, l”idea che i curdi iracheni siano buoni e quelli turchi cattivi. L”infallibile presunzione è che noi appartenenti all”Occidente dominante abbiamo modelli etici superiori ai loro. Uno dei loro dittatori (spesso un nostro vecchio cliente, come Saddam Hussein) uccide milioni di persone e viene considerato un mostro, un secondo Hitler. Se invece è uno dei nostri leader a fare lo stesso, viene visto nella peggiore delle ipotesi come Blair, in termini shakespeariani. Coloro che uccidono delle persone con auto-bombe sono terroristi, mentre coloro che ne uccidono ancor di più, ma con bombe a grappolo, sono nobili occupanti di una palude.
L”amnesia storica si diffonde facilmente. Appena dieci anni dopo la guerra del Vietnam, della quale feci la cronaca, un sondaggio, effettuato negli Stati Uniti, rivelò che un terzo degli americani non riusciva a ricordare da quale parte si era schierato il loro governo. Tutto ciò dimostra la forza della propaganda dominante, secondo la quale la guerra era essenzialmente un conflitto tra i vietnamiti buoni e quelli cattivi nel quale gli americani erano rimasti coinvolti con lo scopo di portare la democrazia alla popolazione del Vietnam meridionale che affrontava una minaccia comunista.
Una tale pretesa, falsa e disonesta, permeò la maggior parte dei media, tranne alcune onorevoli eccezioni. La verità è che la guerra più lunga del ventesimo secolo era una guerra mossa dall”America contro il Vietnam, nord e sud, comunisti e non comunisti. Era un”invasione non provocata della loro patria e della loro vita, esattamente come l”invasione dell”Iraq. L”amnesia assicura che, mentre vengono costantemente riconosciuti pochi morti tra gli invasori, la morte di più di cinque milioni di vietnamiti è consegnata all”oblio.
Quali sono le radici? Certo, la cultura popolare, soprattutto i film hollywoodiani, possono decidere cosa e quanto dobbiamo ricordare. L”educazione selettiva in giovane età svolge lo stesso compito. Mi è stata inviata una guida, sul Vietnam e la guerra fredda, usata dagli studenti di storia moderna per il ripasso. E” su questo testo che i ragazzini inglesi tra i 14 e i 16 anni studiano per superare il decisivo esame GCSE. Ed è sempre questo testo che permea la loro conoscenza di un periodo storico di fondamentale importanza e che influenza ampiamente il modo in cui percepiscono le informazioni attuali sull”Iraq e non solo.
E” scandaloso. Vi si afferma che, in base al patto di Ginevra del 1954: Il Vietnam era diviso in una parte settentrionale comunista e una meridionale democratica. In una sola frase la verità viene eclissata. La dichiarazione finale della conferenza ginevrina divideva temporaneamente il Vietnam fino alle libere elezioni nazionali del 26 luglio 1956. Non c”era alcun dubbio che Ho Chi Minh avrebbe vinto e creato il primo governo vietnamita democraticamente eletto. Di sicuro, il presidente Eisenhower non aveva dubbi. Non ho mai parlato con una persona ben informata sulla situazione indocinese , scrisse, che non concordasse sul fatto che…l”80% della popolazione avrebbe votato come proprio leader il comunista Ho Chi Minh .
Non solo gli Stati Uniti non permisero alle Nazioni Unite di sovrintendere alle elezioni concordate due anni dopo, ma il regime democratico del sud era un”invenzione. Uno dei suoi inventori, l”ufficiale della CIA Ralph McGehee, descrive nel suo magistrale libro Deadly Deceits (inganni mortali) il modo in cui un brutale mandarino espatriato, Ngo Dinh Diem era stato importato dal New Jersey per diventare presidente e come venne messo in piedi un falso governo. Alla CIA, ha scritto McGehee, venne ordinato di sostenere quell”illusione tramite la propaganda (portata avanti dai media).
Furono organizzate delle finte elezioni, acclamate in Occidente come libere e giuste, mentre ufficiali americani inventavano un”affluenza dell”83% nonostante il terrore dei Viet Cong. La guida non allude a nulla di tutto questo né al fatto che i terroristi, come gli americani chiamarono i Viet Cong, erano anche dei vietnamiti del sud che difendevano la loro terra contro l”invasione americana e la cui resistenza fu popolare. La vicenda dell”Iraq è simile.
Il tono di queste affermazioni è quello del nostro punto di vista. Non è ragionevole che esistesse un movimento di liberazione nazionale in Vietnam, ma solo una minaccia comunista, solo la propaganda che gli Stati Uniti erano terrorizzati dalla possibilità che altri paesi potessero diventare comunisti e aiutare l”URRSS perché non volevano essere sorpassati, solo che il presidente Johnson era determinato a mantenere il Vietnam del Sud libero dai comunisti (con la stessa enfasi dell”originale).
Tutto ciò porta all”Offensiva del Tet del 1968, che terminò con la perdita della vita di migliaia di americani, 14.000 nel 1969, soprattutto ragazzi. Non si parla dei milioni di vietnamiti morti durante l”offensiva. E l”America semplicemente diede inizio a una campagna di bombardamento, senza accennare alle tonnellate di bombe lanciate nella storia della guerra, ad una strategia militare deliberatamente ideata per obbligare milioni persone ad abbandonare le loro case, né ai prodotti chimici utilizzati in maniera tale da modificare profondamente l”ambiente e l”ordine genetico, lasciando quasi rovinata una terra in passato molto generosa.
Questa guida riflette i pregiudizi e le distorsioni contenuti anche nei programmi di studi ufficiali, come quelli di Oxford e Cambridge, utilizzati in tutto il mondo come modelli di riferimento. In essi, la sezione riguardante la guerra fredda si riferisce all”espansionismo sovietico e alla diffusione del comunismo, senza accennare neanche per sogno all”espansione rapace dell”America. Una delle domande chiavi è: In che modo gli Stati Uniti riuscirono a contenere in maniera efficace la diffusione del comunismo? Ossia il bene contro il male, per le menti non istruite.
Ah, c”è un sacco di materiale da imparare qui affermano gli autori della guida, quindi studiate subito. Ah, non c”è stato alcun impero britannico e nel libro non c”è un solo accenno alle atroci guerre coloniali che furono modelli per l”impero successivo, nella fattispecie l”America, in Indonesia, Vietnam, Cile, El Salvador, Nicaragua, giusto per nominarne qualcuno, nel sanguinoso processo imperiale della storia moderna, di cui l”Iraq è solo l”ultima.
E adesso toccherà all”Iran? Già è iniziato il suono di tamburo. Quante altre persone innocenti dovranno morire prima che coloro che filtrano il passato e il presente, si rendano conto della loro responsabilità nel proteggere la nostra memoria e le vite degli esseri umani?
Be the first to comment on "La lotta per la memoria nelle società libere"