Lo shopping sulla Senna è romantico e ora anche gratis

A parigi la provocatoria trovata di un gruppo di ragazzi: un mercatino in pieno centro dove gli oggetti non si pagano né si scambiano. Si portano semplicemente via. àˆ un calcio alla società di mercato. Ma simbolico, non violento. àˆ l'iniziativa d'un gruppo di  ragazzi parigini (un po' misteriosi e refrattari alle luci dei media) che hanno messo in atto un'idea semplice semplice eppure, a suo modo, radicale e potenzialmente sovversiva [Marco Cicala – il Venerdì di Repubblica 25-02-2005].


Ogni due mesi  si piazzano in punti strategici  della capitale, come il centralissimo Pont Marie, e li invadono con oggetti d'ogni tipo, nuovi o usati: cd, giocattoli, libri, mobili, indumenti, elettrodomestici, sementi,  macchine fotografìche…

A prima vista sembrerebbe  un mercatino delle pulci come tanti. La sola differenza è che qui è tutto gratis. Niente soldi nè baratti: non avete che da servirvi. Scegliere e portarvi a casa quel che più vi piace o vi serve. L'hanno battezzato Le Grand Don, il grande dono, suscitando adesioni, curiosità ma, soprattutto, sconcerto. Perché un messaggio elementare come «venite e prendetene tutti, liberamente» sorprende, spiazza, strapazza meccanismi e armature mentali dell'homo economicus.

 Ã‚«Abbiamo osservato i comportamenti della gente» racconta Enzo, tra gli animatori dell'iniziativa. «Sulle prime non ci credono, diffidano, non possono accettare l'idea di potersi appropriare di qualcosa senza pagare. Poi, una volta afferrato il principio, si crea uno strano clima di socializzzione e molti tra quelli che prendono si candidano come donatori».

Non è, ovviamente, una novità che nella società opulenta e sprecona ci si attivi in donazioni. Ma, per lo più, si tratta di momenti di «gratuità assistita», gestiti da enti caritativi pubblici, privati o religiosi e generalmente destinati ai meno abbienti. Qui, invece non c'è dietro nessuna struttura, solo un manipolo di volenterosi provocatori senza nemmeno una sede o un recapito telefonico (solo il sito web http://granddon.free.fr – indirizzo e-mail: granddon@altern.org). Tutto di spontaneo e rivolto a chiunque: banchieri come clochard. «Non ci interessa il concetto di generosità ne l'evento in sé, ma come incide sulla mentalità delle persone» spiega Enzo.

Ma la «merce» sui banchetti, da dove viene? All'inizio, un paio d'anni fa, si cominciò con le masserizie di un trasloco, poi s'è passati a svuotare cantine e soffitte, fondi di magazzino. Ma non è l'usato a prevalere. C'è chi si è innamorato a tal  punto della filosofìa Grand  Don da disfarsi di oggetti nuovi o particolarmente cari e preziosi. Nella gratuità , le cose finiscono col diventare tutte uguali, depositarle di un valore che non è più economico ma funzionale, estetico, affettivo.

Critica al capitalismo, al  principio di scambio, alla  nozione di proprietà , allo  sperpero. Nell'operazione Grande Dono c'è un po' di  tutto questo. E pure un  pizzico di spirito avant-garde che strizza l'occhio ai  Situazionisti e, prima di loro, al Surrealismo: «Andre Breton e compagnia andavano in giro per Parigi offrendo rose per vedere la reazione delle donne» ricorda Enzo. «Ma quello era un divertissement per smitizzare l'arte della galanteria e della seduzione».

Mentre, pur nel suo piccolo, il mercatino che sboccia nel centro di Parigi avrebbe forse interessato gente come l'antropologo Marcel Mauss o lo scrittore Georges Bataille, i quali studiarono le antiche culture del dono (e la loro decadenza). Osservando, però, che anche le munifiche offerte possono non essere innocenti, ma a loro volta strumento di dominio su chi non se le può permettere. Ostentazione di potere, insomma. Esattamente il contrario di quanto cerca di dimostrare la «fiera delle gratuità » che, ogni due mesi, si accende sui Lungosenna.

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