Bolivia sull’orlo del caos

Tra scioperi della fame e scorte in esaurimento nelle principali città , la tensione sale nella completa disinformazione internazionale e con la benedizione dei ministri esuli negli Stati Uniti. Proponiamo la testimonianza di Wilson Garcà­a Mérida, giornalista “scomodo”, ci descrive la Bolivia sull'orlo del caos istituzionale e sociale. E individua un mandante. Hormando Vaca Diez, Senatore per Santa Cruz e attuale Presidente del Parlamento boliviano, cospira apertamente contro il governo di Carlos Mesa con la promessa di approvare una Legge che garantisca l”immunità alle truppe nordamericane (www.selvas.org).


In Bolivia la cospirazione é in marcia

Di Wilson Garcà­a Mérida del El Nuevo Heraldo di Cochabamba. L'autore, vittima di un grave attentato personale, ha dovuto interrompere la pubblicazione del suo giornale e Selvas.org offre a lui lo spazio giornalistico negato in Bolivia.

Traduzione italiana di Laura Pietrosanti e revisione di Cecilia Silveri – di Traduttori per la Pace

3 febbraio 2005

Portate questo terrorista fuori dal mio Palazzo fu l”ordine lapidario proferito dal senatore Hormando Vaca Diez, Presidente del Parlamento boliviano, quando il minatore Eustaquio Picachuri aveva occupato la hall principale del Parlamento â€â€� a mezzogiorno di quel martedì 30 marzo 2004 â€â€� portando addosso una cospicua carica di dinamite che esplose inaspettatamente dopo l”ordine impartito da Vaca Diez, squartando l”operaio e i poliziotti che cercavano di portarlo fuori dal Palazzo Legislativo.

Ill Senatore Vaca Diez (in primo piano, giù dal podio) e il Presidente Mesa.Eustaquio Picachuri era uno dei tanti lavoratori boliviani che, a migliaia, hanno perso il diritto alla pensione per un”irrazionale Legge sulle Pensioni promungata dalla dittatura di Sà¡nchez de Lozada. Tutti questi operai hanno perso il lavoro sotto il vecchio sistema pensionistico e, come se non bastasse, nonostante abbiano versato tutti i contributi per la previdenza sociale (che di fatto sono stati confiscati), hanno perso il diritto di andare in pensione perché non raggiungono la soglia d”età (65 anni) stabilita dal nuovo sistema imposto da Sà¡nchez de Lozada. Picachuri era un attivo dirigente di questa cosiddetta generazione sandwich e, in un disperato tentativo di opporsi all”ingiustizia, aveva cercato di costringere i legislatori a negoziare, per cui aveva fatto irruzione nell”edificio parlamentare con il corpo coperto di dinamite collegata a un detonatore elettrico che brandiva in mano come arma di dissuasione.

Secondo le rivelazione del settimanale El Nuevo Heraldo, l”azione dissuasiva di Picachuri aveva ottenuto come risultato la concessione di 24 ore di tempo per negoziare con le autorità del governo di Carlos Mesa. Il dirigente minerario aveva intenzione di portare avanti durante quelle ore uno sciopero della fame, nella hall del Parlamento, con la speranza di raggiungere i suoi obiettivi economici evitando di immolarsi. Eustaquio Picachuri voleva vivere. Alle 18:00 di quel martedì doveva aver luogo un incontro con il Viceministro delle Pensioni per trovare un accordo; ma verso le 14:30 Hormando Vaca Diez, signore e padrone del Potere Legislativo, ordinò al comandante del battaglione di polizia incaricato di sorvegliare l”edificio parlamentare di cacciare il terrorista. Obbligati a eseguire quell”ordine così insensato e criminale, i poliziotti cercarono di immobilizzare il contestatore per spogliarlo della carica di dinamite e Picachuri reagì attivando il detonatore elettrico. L”esplosione letale ridusse in macerie la hall del Palazzo. L”onda d”urto sparse, oltre alle macchie di sangue, le foglie di coca che Picachuri teneva in una borsa come investimento classico per uno sciopero della fame che non ha mai potuto iniziare. Il governo di Mesa non è riuscito a spiegarsi cosa sia successo.

L”ambasciata nordamericana si è congratulata per la morte di Eustaquio Picachuri e ha elogiato la vocazione antiterrorista del presidente del Parlamento boliviano. Vaca Diez ha respinto le proprie responsabilità evitando l”apertura di un”inchiesta e ha chiuso le porte del suo Palazzo alle vedove e agli orfani dei poliziotti che gli sono stati leali.

L”onnipotenza di Vaca Diez

Hormando Vaca Diez, secondo uomo per importanza dopo Jaime Paz Zamora nel MIR (Movimiento de la Izquierda Revolucionaria), è uno dei principali alleati dell”ex presidente Sà¡nchez de Lozada, capo in esilio del MNR (Movimiento Nacionalista Revolucionario), che è stato rimpiazzato dal suo vicepresidente Carlos Mesa durante le rivolte indigene e cittadine del 17 ottobre 2003. Mesa chiede che il suo ex alleato Sà¡nchez de Lozada sia processato per i genocidi di ottobre.

Vaca Diez intende adesso rovesciare Mesa e accedere alla Presidenza della Bolivia utilizzando la stessa via di successione costituzionale che ha rimosso Goni Sà¡nchez de Lozada. Durante la successione di ottobre, l”allora Presidente del Senato (senza lasciare la propria carica) ha preso il posto di Mesa come Vicepresidente della Repubblica e Presidente acquisito del Parlamento Nazionale. In questa triplice funzione, Hormando Vaca Diez ha accumulato un potere politico e amministrativo quantitativamente superiore a quello di Mesa. Negli ultimi due anni, durante la sopra-Presidenza di Vaca Diez, la Vicepresidenza della Repubblica, il Senato Nazionale e il Parlamento (che comprende la Camera dei Deputati) hanno incrementato i loro bilanci e la loro burocrazia di oltre il 30%, il che ha permesso a questo dirigente del MIR di creare un meccanismo di lealtà attraverso prebende e canonicati che distribuisce tra vari gruppi politici presenti nel Potere Legislativo.

Uno degli uomini più fedeli a Vaca Diez è l”attuale vicepresidente del Senato Gonzalo Chirveches, che fa da tramite con il capo della Nueva Fuerza Republicana (NFR) Manfred Reyes Villa, anch”egli interessato a rovesciare Mesa. La famiglia di Chirveches gode di cariche di privilegio nell”amministrazione parlamentare grazie a una cortesia di Vaca Diez.

Controllando così i gruppi parlamentari del MIR, del MNR e della NFR, il Presidente del Parlamento è riuscito a bloccare sistematicamente la discussione e l”approvazione della Legge sugli Idrocarburi, che è lo strumento indispensabile che il popolo boliviano ha deciso di sostenere affidando espressamente questo mandato a Mesa tramite il referendum vincolante del 18 luglio 2004 per rifondare l”impresa statale YPFB (Yacimientos Petrolà­feros Fiscales Bolivianos, Giacimenti Petroliferi Fiscali Boliviani) e sottrarre la proprietà delle riserve di gas naturale al potere delle multinazionali.

Compromessi con la morte

Trasformato in un ineffabile potere alternativo, Hormando Vaca Diez si è alleato con le imprese multinazionali che si oppongono a una Legge sugli Idrocarburi che restituisca la proprietà del gas e del petrolio ai boliviani. Dietro a questo appoggio c”è anche l”oligarchia cilena che cerca in tutti i modi di trasportare il gas boliviano nel nord del Cile a basso costo. Si sono inoltre associate a questo complotto le logge finanziarie e le mafie legate al traffico di stupefacenti che operano nella regione orientale di Santa Cruz. Di fatto, Vaca Diez rappresenta il settore più corrotto del MIR che ha mantenuto stretti contatti con famosi narcotrafficanti come Meco Domà­nguez e Oso Chavarrà­a, i quali sono stati fotografati in compagnia di questo dirigente del MIR di Santa Cruz negli anni “90.

Per chiudere il cerchio di questa cospirazione criminale e reazionaria, l”ambasciatore degli Stati Uniti David Greenlee (che fu a capo della CIA in Bolivia durante le guerre contro la coca alla fine degli anni “80) mantiene contatti permanenti con Vaca Diez per sollecitare l”approvazione di una Legge di Immunità a favore delle truppe nordamericane che, in caso di invasione e genocidio sul suolo boliviano, potrebbero sottrarsi al Tribunale Penale Internazionale.

Il Presidente simultaneo del Senato e del Parlamento ha preteso pubblicamente dal presidente Mesa l”approvazione di questa Legge, avvertendo che, nel caso non venga soddisfatta la richiesta nordamericana, la Bolivia perderà un importante aiuto economico per lottare contro la povertà , il che presuppone che, se Mesa non approverà la Legge, lo farà Hormando Vaca Diez. Carlos Mesa ha le mani e i piedi legati. La Legge sull”Immunità verrà contestata nelle strade dai movimenti indigeni e contadini guidati dai cosiddetti cocaleros (coltivatori di coca) organizzati nel Movimiento al Socialismo (MAS).

Il presidente Mesa ha preannunciato che rinuncerà al mandato piuttosto che usare la forza per reprimere le mobilitazioni popolari; Hormando Vaca Diez e il capo del MIR Jaime Paz Zamora hanno replicato che Mesa è un bravo bambino incapace di governare come si deve.

La cospirazione in marcia

Senza dubbio, però, il principale alleato nel complotto di Hormando Vaca Diez per rovesciare Carlos Mesa è lo stesso Mesa. Questo Presidente, entrato in politica dopo una brillante carriera giornalistica, ha caratterizzato la sua amministrazione per una politica di ostinato equilibrio bonapartista, condannando la Agenda de Octubre (che gli ha conferito l”incarico nel 2003) a una stasi che sta per provocare un violento conflitto.

Mesa è stato debole quando si è trattato di definire una politica frontale di lotta contro la corruzione dei partiti del regime precedente, che continuano ad operare nei meandri della burocrazia statale; non è stato capace di promuovere una corrente etica e libertaria nello Stato e nella società civile per suggellare il fallimento delle partitocrazie, e non ha preso posizione contro le pressioni e la corruzione esercitate dalle multinazionali per mantenere lo status quo in materia di idrocarburi, provocando ripetute crisi di governo. Il Presidente boliviano ha perso popolarità invischiandosi nei risultati di un referendum vincolante che di fatto non sono mai stati rispettati, nonostante la volontà popolare di nazionalizzare il gas e il petrolio.

Oppresso da una crisi finanziaria, di fronte a un processo di accelerato deterioramento economico e a una crescente recessione, poco prima del nuovo anno e nel bel mezzo delle feste natalizie, il governo di Mesa ha tolto la sovvenzione alle tariffe dell”autotrasporto aumentando il prezzo del carburante, una misura che ha scatenato una reazione indignata da parte dei settori popolari del paese. Questa congiuntura favorisce l”oligarchia della regione orientale di Santa Cruz, dove nelle ultime settimane si è manifestato un radicalismo di estrema destra incoraggiato da imprenditori legati ai capitali cileni, che pretendono le dimissioni di Mesa. Il Comité Cà­vico Pro Santa Cruz, che conta tra i suoi attivisti gruppi neofascisti come Nacià³n Camba e Juventud Cruceà±ista, ha radicalizzato le sue azioni di pressione bloccando l”aeroporto internazionale di Viru Viru e assediando l”edificio della Prefettura. Il prefetto Carlos Hugo Molina, un giovane intellettuale socialista, è stato minacciato di linciaggio.

Di fronte a questo panorama, la sinistra boliviana è confusa e divisa. Settori radicali della sinistra tradizionale si associano alle proteste di Santa Cruz chiedendo le dimissioni di Mesa, mentre forze della sinistra democratica, come quelle rappresentate dal senatore Filemà³n Escà³bar, fanno appello al popolo per serrare le file in difesa del regime di Mesa.

Il principale partito della sinistra parlamentare, il MAS, diretto dal leader cocalero Evo Morales, è spaccato da una crisi interna frutto di questi dilemmi. Morales ha chiesto le dimissioni di Mesa pretendendo elezioni anticipate, ma dopo pochi giorni lo stesso Evo ha dichiarato di appoggiare il Presidente in un ridicolizzato Messaggio alla Nazione che è stato trasmesso in televisione da vari canali privati.

Però chi sorride e si frega le mani di fronte a questo deterioramento del processo democratico boliviano è Hormando Vaca Diez, il nuovo uomo dell”Ambasciata nordamericana e ariete dell”impunità genocida.

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