La Riforma Moratti non smette di minare le radici della scuola pubblica statale. L'ultima tegola arriva dalla circolare del Miur (Ministero Istruzione Università e Ricerca) n. 85 del 3 dicembre 2004: a partire da quest'anno, nella scuola primaria ed in quella secondaria di I grado (elementari e medie inferiori) scompaiono le pagelle ministeriali ed i criteri nazionali di valutazione degli studenti [Adista Notizie].
Al loro posto, arriva una scheda fai-da-te che, precisa la circolare, ciascun istituto nella sua autonomia potrà predisporre, “con i necessari adattamenti e con i vincoli riferiti agli apprendimenti e al comportamento”, “ispirandosi al precedente modello ministeriale, oppure elaborando modelli diversamente impostati”. L'abrogazione dei modelli e dei criteri nazionali ha fatto gridare allo scandalo sindacati e associazioni di categoria che parlano di un ennesimo attacco al valore legale del titolo di studio, perché i nuovi titoli rilasciati dalle scuole non saranno comparabili fra loro, e quindi non più riconoscibili.
Ma c'è dell'altro. La circolare spiega infatti che, “con l'intento di facilitare il compito delle istituzioni scolastiche”, sul sito del ministero sono stati messi a disposizione delle scuole alcuni modelli di schede. Ma, denuncia il “Comitato nazionale Scuola e Costituzione”, nelle schede proposte dal Miur, tra le discipline di cui si chiede la valutazione, compare anche la religione, nonostante la frequenza di questa materia sia facoltativa fin dal 1985. E poi, denuncia il Comitato, “l'art. 309 del T.U. della legislazione scolastica stabilisce con chiarezza che per quanto riguarda la religione viene redatta 'una speciale nota', da consegnare alla famiglia 'unitamente alla scheda o alla pagella'”. Questa “nota separata” è prevista già in una legge del 1930 ed è stata “confermata nel corso dell'ampio dibattito culturale e parlamentare volto a tutelare il principio di 'non discriminazione' previsto sia dal nuovo Concordato sia dalle Intese con le altre confessioni religiose per tutti gli allievi, frequentino o meno no l'insegnamento di religione cattolica, e i loro diritti costituzionali”.
Per “Scuola e Costituzione”, la circolare del Miur rappresenta quindi “un ulteriore gravissimo episodio di aggiramento della legge per via amministrativa, secondo una prassi adottata largamente dal Ministero dell'Istruzione, e particolarmente frequente in tutto ciò che concerne la normativa relativa all'insegnamento della religione cattolica”. Un giudizio a cui si associa il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese, secondo il quale decisioni come quella della circolare ministeriale portano “a far perdere all'insegnamento della religione cattolica il suo carattere di facoltatività e a porre questo insegnamento su un piano improprio. Si tratta – dice Genre – di un'ulteriore goccia dello stillicidio di decisioni che tendono a logorare la laicità della scuola a favore di una sua evidente confessionalizzazione”. Per Nicola Pantaleo, presidente dell'”Associazione 31 ottobre, per una scuola laica e pluralista”, la circolare costituisce “un nuovo tentativo di sottoporre la scuola pubblica alla camicia di forza confessionale”, a cui si può rispondere con il “superamento dell'insegnamento dell'Irc attraverso l'istituzione di un insegnamento laico e plurale di religioni nella storia che l'Associazione 31 ottobre ha messo al centro della propria azione”.
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