A Kerbala e Najaf difficilmente qualcuno si preoccupa stamattina delle copertine dei principali settimanali americani, ma ieri hanno fatto molta notizia e continuano di certo a farla oggi. Per gli sciiti, non solo iracheni, Karbala e Najaf sono città sacre, seconde solo alla Mecca: ieri, in una delle domeniche più cruente della guerra che pochi osano definire tale – e molti appaiono anche in difficoltà nel definirla guerriglia, resistenza o in qualunque altro modo comprensibile – vi sono state uccise una settantina di persone, per lo più civili iracheni inermi, per quel che se ne sa, ed altre 150 sono rimaste ferite. qualcun altro veniva assassinato al nord e da qualche altra parte si parlava di un ennesimo sabotaggio di un oleodotto. Sempre che le cronache non omettano qualcosa. Dall”altra parte dell”Atlantico si versavano intanto fiumi di parole sulla copertina del settimanale Time: per la seconda volta il presidente americano George Walker Bush, raffigurato in primissimo piano con un ritratto elettronico, è Persona dell”anno.
Un bifido “onore” toccato ad altri sei suoi predecessori: Harry Truman, Dwight Eisenhower (la prima quando era solo generale), Lyndon Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan e Bill Clinton, battuti solo da Franklin Delano Roosevelt (che però era stato eletto quattro volte). Ancor più bifido se si pensa che Persone dell”anno sulla stessa copertina furono anche, per esempio, Adolf Hitler, Josip Stalin e l”ayatollah Khomeini. L”anno scorso l”ineffabile riconoscimento era stato riservato ai soldati americani. Va chiarito che, almeno nelle dichiarazioni ufficiali dei responsabili di Time, la scelta non avrebbe alcun connotato di valore etico, non includerebbe alcun giudizio di buono o cattivo: sarebbe basata soltanto sulla quantità di influenza che il personaggio o l”idea prescelti sono riusciti a esercitare. Quasi testa a testa con Bush sono giunti questa volta il suo consigliere, stratega e “tutore” Karl Rove ma anche l”attore Mel Gibson, per il discusso film La Passione di Cristo – sugli ultimi giorni di Gesù – e il regista Michael Moore per Farehneit 9/11 sui primi vagiti del mondo uscito dalle ceneri delle torri gemelle di New York. Uno strano quartetto davvero, in cui, secondo Moore, lui e Gibson si contendono il primato di aver fatto un film comunque religioso, uno rivolto al passato e l”altro al presente di chi ha fede. La 'Passione' di Gibson si concentra sulle ultime ore della vita di Gesu'- aveva detto Moore la settimana scorsa a “Time” – e trascura il resto del suo insegnamento, mentre il mio film si collega al messaggio di Gesu' nel chiedere conto e ragione alle autorita', sull'essere uomo di pace, sull'amore del prossimo. Eppure, secondo la Religion newsriters association (Rna), un”organizzazione americana non-profit di giornalisti che scrivono di argomenti religiosi fondata nel 1949, anche Bush e il suo stratega politico c”entrano in qualche modo con la religione.
A parte il fatto che sempre 'Time' aveva già dedicato un ampio servizio al “fondamentalismo religioso” dell”autoproclamato “newborn christian” George Bush, il 15 dicembre la Rna aveva reso noto un suo sondaggio secondo il quale gli articoli sul film di Gibson e quelli sul ruolo della fede nella rielezione di Bush sono stati nel 2004 i temi di maggior spicco sui media americani tra tutti quelli a sfondo religioso. Time , sullo stesso numero che esce oggi negli Stati Uniti, riporta però anche un altro sondaggio in base al quale il 53% dei cittadini americani non è d”accordo con il presidente sulla gestione della guerra in Iraq. Politica e presunte attitudini religiose si aggrovigliano intorno alla figura di persona dell”anno e sembrano dar ragione soprattutto a Jim Wallis che sul periodico cristiano Sojourners di Washington, sotto il titolo Dangerous Religion (Religione pericolosa) ha scritto: Bush sembra ripetere di continuo lo stesso errore confondendo di continuo i concetti di nazione, Chiesa e Dio. La teologia che ne risulta non è fede cristiana ma piuttosto una religione civile americana. Nell”agosto scorso, alla vigilia della convenzione del partito repubblicano per la conferma di Bush candidato alle presidenziali, la Radio Vaticana, citata anche dall”Ansa (agenzia Nazionale di Stampa Associata) e da altre agenzie, trasmise un servizio in cui tra l”altro si affermava: ''I repubblicani si propongono di risolvere le presidenziali di novembre sul punto piu' semplice e piu' definitivo: quello dell'America da difendere contro il terrorismo. Se riescono a far passare questo punto come unica priorita' nazionale, tutta la zona buia della presidenza Bush diventa meno probabile come elemento da giudicare nel voto. Alleanze internazionali saltate, due milioni di disoccupati, una guerra preventiva contro l'Iraq diventata l'incubo di un'enorme e costosa avventura in termini di vite umane e di miliardi di dollari. L”operazione è riuscita, la zona buia non è stata illuminata , la copertina di Time, che non sembra porsi problemi di etica, aggiunge oggi se possibile un po” di buio e la guerra in Iraq., come drammaticamente testimonia la giornata di ieri, continua con violenza elettorale crescente. Altre zone buie – rigorosamente senza copertine – restano in molte parti del pianeta, dall”Afghanistan al Medio Oriente e soprattutto nel Sud del Mondo, dalla Costa d”Avorio al Congo ex-Zaire fino allo Sri Lanka dove ieri, a Homagama, poche decine di chilometri dalla capitale Colombo, è stata vandalizzata la chiesa di San Michele di Katuwana. Eppure, proprio dal Sud del Mondo, in tutto questo buio giunge forse un filo di luce per domani: l”altro grande settimanale americano, 'Newsweek', dedica la sua copertina al futuro piuttosto che al passato. Come “volto del 2005” sceglie Barack Obama, primo senatore nero negli ultimi 25 anni, democratico dell'Illinois, 42 anni, difensore dei diritti civili, discendente di emigranti giunti dal Kenya a cui la MISNA aveva già dedicato una foto e (vedi replica) un bozzetto dopo aver così annunciato, sin dal primo momento, la sua elezione: Intanto, qualunque possa essere il risultato finale delle presidenziali e dei voti connessi – alle 4 ora italiana erano chiusi i seggi in 43 Stati e, dopo un presunto vantaggio iniziale di Kerry sembrava in testa Bush – l”elezione certa al senato di Barack (Benedetto) Obama, un nero nato alle Hawaii ma originario del Kenya, concretizzava nello Stato dell”Illinois, una prima affermazione di quel Sud del Mondo attivo e impegnato come Società Civile nel cuore del Nord del pianeta. (Pietro Mariano Benni).
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