L”INTERVISTA A… Raffaele Costa
Le cifre sono da spavento: centocinquanta milioni di euro, circa 300 miliardi delle vecchie lire, il 15% del Pil, cioè la ricchezza annualmente prodotta dall”Italia. E” questo l”ammontare dei risparmi che lo Stato potrebbe ottenere avviando una lotta severa agli sprechi. A fornire i valori è Raffaele Costa, ex liberale, oggi deputato alla Casa delle Libertà e presidente della Provincia di Cuneo. L”unico ministro della Sanità nella storia d”Italia, come ama ricordare tornando alle sue precedenti esperienze, capace di far scendere la spesa del Servizio sanitario nazionale, senza pianti né drammi. [Articolo di Nino Sunseri – IL GIORNALE DI SICILIA]
Centocinquanta miliardi di euro sono una cifra notevolissima. Più meno quanto lo Stato incassa annualmente da tutte le imposte sul reddito. Altro che taglio dell”Irpef: così si potrebbe addirittura abolirla…
«Diciamo che a bocce ferme, senza toccare nulla ci sarebbe un bel contributo alla riduzione del debito pubblico. Lo Stato potrebbe emettere meno Bot, meno Cct ed avere più spazio per gli investimenti. Ci sarebbe anche spazio per una notevolissima riduzione fiscale. Alla fine staremmo tutti meglio.
Ma e davvero possibile?
E possibile ma non è facile: ci sono posizioni consolidate, difese che nascono da presunti aspetti sociali, interessi che trovano conforto nei regolamenti.
Quali sono i mezzi a disposizione per passare dalle parole ai fatti?
Per tagliare gli sprechi bisogna lavorare con il rasoio. Usando l”ascia si fanno solo danni».
In concreto?
Prima di tutto bisogna fare una grande verifica. Non a livello nazionale, perché altrimenti s rischia di dare vita ad una commissione che dopo qualche mese diventa superflua. Piuttosto, si tratta di intervenire a livello provinciale e regionale, studiando le leggi e le loro conseguenze. Poi ci sono gli enti, naturalmente».
Un lavoraccio.
Non è facile, lo so. Ma dobbiamo farcela. Non è pensabile che il governo faccia una battaglia così forte per ridurre le imposte e poi non riesca a tagliare le spese inutili.
Qualche esempio?
Le Regioni e le Province a statuto speciale hanno privilegi enormi rispetto alle altre. Poi cӏ la moltiplicazione degli enti: in tanti fanno le stesse cose. Per non parlare degli sprechi istituzionali, sociali, internazionali, stradali e per le consulenze.
E la sanità , suo storico cavallo di battaglia?
Lasciamo perdere ho appena concluso uno studio da cui emerge che da questo settore la confusione ha raggiunto il massimo grado. Ogni Regione fa quello che vuole. Ogni Asl è diversa dall”altra. Nessuno controlla con l”alibi che ogni vigilanza preventiva diventa una ferita all”autonomia dei singoli enti.
Quale il ruolo, in questa verifica, del governo?
«Di stimolo e coordinamento. Da Palazzo Chigi, o dal Ministero dell” Economia, deve partire una direttiva in base alla quale si fa un grande monitoraggio. Prima, però, bisogna fissare i tempi. E subito dopo stabilire il meccanismo di sorveglianza. Come dicevo prima la principale ragione per cui la spesa cresce in modo ingiustitìcato è la mancanza di controlli.
Figurarsi ora che quelli preventivi non ci sono più.
«Si dice che ledano l”autonomia dei vari enti. Ma non è vero. Si é autonomi se si spendono soldi propri. Se si spendono i denari della comunità , l”autonomia è condizionata al fatto che si spendano bene. E poi a posteriori è difficile intervenire, visto che il grido di dolore della Corte dei Conti finisce inascoltato.
Da dove dovrebbe partire l”azione di risanamento?
Innanzi tutto comincerei a dare dei grandi esempi. Impedendo al Quirinale, alle Camere, agli organi costituzionali come il Csm e la Corte Costituzionale, di avere la libertà di scegliere l”entità della spesa. A differenza di quello che succede per gli enti locali, loro hanno la facoltà di spendere la cifra che stabiliscono. Ho presentato un emendamento alla legge Finanziaria ma è stato dichiarato inammissibile perché giudicato contrario alla consuetudine costituzionale. Ora ci riproverò».
Berlusconi ha puntato l”indice anche contro l”eccessivo numero di dipendenti di Palazzo Chigi.
Lo sa che dopo l”IJnità d”Italia, con Rattazzi, Ricasoli, Cairoli e Crispi, il numero massimo dei dipendenti dell”ufficio del capo del governo era di cinque unità ? Poi nel 1914 Salandra lo portò a sei, mentre nel 1921 erano saliti a nove. Oggi sono addirittura 4.300».
Non sarà facile intervenire. Nella macchina burocratica dello Stato ci sono parecchie reistenze…
La macchina resiste, ma bisogna resistere un attimo in più della macchina e avere un po” di coraggio, di sfrontatezza, per arrivare a qualche risultato.
Quanto tempo servirebbe per realizzare la rivoluzione antisprechi?
Due legislature non sono sufficienti visto che ce ne sono volute trenta per spendere in maniera dissennata.
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