In un'intervista concessa a La Repubblica il 4 febbraio 1989, Clara Canetti,
la vedova dei banchiere dell'Ambrosiano Roberto Calvi, dichiarò che il 'vero padrone' della loggia P2 era di fatto Giulio Andreotti. Andreotti, quando parlava dei Gran maestro Gelli, aveva sempre proclamato non conosco quest'uomo” fino a quando la stampa non pubblicò una foto che mostra i due uomini, fianco a fianco, durante un ricevimento dato dall'ambasciata italiana a Buenos Aires. Articolo tratto dal libro: “SOLDI: il libro nero della finanza internazionale”
Loggia P2 (Italia)(*)
La loggia Propaganda Massonica Due (comunemente chiamata loggia P2) era tra le 600 che componevano il Grande Oriente d'Italia. La perdita del suo status di loggia segreta in seguito alla scoperta della lista dei suoi membri, un giorno del 1981, ha attirato sull'Italia l'attenzione dei media di tutto il mondo. Il caso precipiterà la penisola in una crisi profonda. Licio Gelli, il Grande maestro della P2, fuggirà in Uruguay, mentre la loggia verrà messa fuorilegge. La lista dei suoi 972 affiliati, che comprendeva trasversalmente le più importanti forze dello Stato, venne scoperta dalla sezione dei colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, il 17 marzo 1981. Bianchi e i suoi uomini stavano indagando sul banchiere della mafia Michele Sindona, che sapevano appartenere alla loggia P2. Quel giorno avevano fatto irruzione a Villa Wanda, la residenza dei Gran Maestro Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, in Toscana, dove la lista era caduta nelle loro mani. Bianchi resisterà con coraggio a tutti i tentativi di intimidazione che verranno dal suo diretto superiore, il generale della Finanza Orazio Giannini, lui stesso appartenente alla P2. L'analisi dei nomi che figuravano nella lista fornisce la prova che le massime istanze dello Stato, così come le strutture industriali e commerciali, erano infiltrate dalla loggia P2. Vi troviamo i nomi di tre ministri, tre segretari di Stato, 43 deputati di vari partiti politici… Inoltre, 43 generali, otto ammiragli – compreso tutto lo Stato Maggiore delle Forze Armate – tutti i capi dei Servizi Segreti, sia civili che militari, generali dei carabinieri, qualche generale della Guardia di Finanza, i capi della Polizia delle quattro più grandi città italiane e anche diplomatici e alti funzionari di tutti i ministeri. Per quanto riguarda i capitani d'industria, la lista comprende i nomi di Silvio Berlusconi, Roberto Calvi, Michele Sindona e Umberto Ortolani (banchiere privato e consigliere del Vaticano). Elisabetta Cesqui, procuratore di Roma, ritiene che Bianchi non abbia sequestrato che una parte della lista. Secondo lei, la lista completa comprendeva circa 2.000 nomi. Gelli è apparentemente riuscito a trasferire buona parte del materiale in suo possesso a Montevideo, in Uruguay. Nel 1984, dopo trenta mesi d'inchiesta che daranno luogo alla pubblicazione di un rapporto di 34.847 pagine, divise in 58 classificatori, una commissione parlamentare stabilirà che la loggia P2 poteva essere considerata come un circolo golpista che cercava di destabilizzare l'ordine costituzionale. La commissione descriverà il complotto con un grafico impressionante, con Licio Gelli come punto di contatto tra due piramidi. La prima piramide sta con la base in basso, la seconda ha la punta appoggiata sulla prima, capovolta. La commissione ritiene che i 972 nomi della lista facessero parte della piramide in basso, con Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi. La piramide superiore è composta dei nomi che figuravano sull'altra lista, quella che Gelli ha portato a Montevideo – in altri termini, i nomi di quelli che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. Qualche membro della commissione avanzerà un'ipotesi differente: secondo loro, non ci sarebbe stata cospirazione poiché la loggia P2 viveva in simbiosi perfetta con lo Stato italiano! In un'intervista concessa a La Repubblica il 4 febbraio 1989, Clara Canetti, la vedova dei banchiere dell'Ambrosiano Roberto Calvi, dichiarò che il 'vero padrone' della loggia P2 era di fatto Giulio Andreotti. Andreotti, quando parlava dei Gran maestro Gelli, aveva sempre proclamato non conosco quest'uomo” fino a quando la stampa non pubblicò una foto che mostra i due uomini, fianco a fianco, durante un ricevimento dato dall'ambasciata italiana a Buenos Aires a Seguito dell'elezione del presidente argentino Juan Domingo Peron, nel 1977. La loggia P2 appare sullo sfondo dietro ai grandi scandali italiani e agli “affari” vaticani degli ultimi decenni.
Dal Piano di rinascita piduista resta da realizzare solo la divisione giudici-pm I test psico-attitudinali una vecchia idea di Gelli
Marco Travaglio – La Repubblica 11 novembre 2004
ROMA – Ha un padre nobile l'idea di sottoporre gli aspiranti magistrati a un «esame psico-attitudinale». Un padre nobile e venerabile: Licio Gelli. Se già lo scorso anno il Gran Maestro della P2, intervistato da «Repubblica», rivendicava il copyright sulle più recenti «riforme» e si felicitava per lo stato avanzamento lavori del suo «Piano di Rinascita democratica», ingiustamente bollato di golpismo negli anni '80 e ora riabilitato dal governo Berlusconi, oggi sarà addirittura entusiasta: anche la riforma dell'ordinamento giudiziario, oltre a quella della Costituzione, gli riconosce un ruolo di precursore indiscusso. Nel Piano, scritto da Gelli & C. intorno al 1976 e ritrovato nel 1982 nel doppiofondo della valigia della figlia Maria Grazia, si leggeva fra l'altro: «Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: – la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; la normativa per l'accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)». Obiettivi entrambi centrati: la responsabilità civile fu istituita dopo il referendum craxiano dell'87; gli esami psico-attitudinali sono appena passati grazie alla «riforma» Castelli. Ma non basta. Il Venerabile invocava la «responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del Pm». Fatto! La Castelli prevede una relazione annuale del ministro sull'attività delle Procure. Gelli suggeriva una «riforma dell'ordina giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati» e «separare le carriere requirente e giudicante». La Castelli risolve anche queste faccenduole.Addirittura profetico era il Piano di rinascita a proposito dell'«ordinamento del governo»: la fotocopia della riforma costituzionale del «premier forte» appena approvata in prima lettura dalla Casa delle libertà , con la blindatura del premier che scioglie le Camere a piacere. Il venerabile Licio auspicava una «modifica della Costituzione per stabilire che il presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore». Fatto! Il Nostradamus di Castiglion Fibocchi aveva previsto persino la nascita di un partito modello «club di natura rotariana ove siano rappresentati operatori imprenditoriali e finanziari». E invitava gli adepti a “favorire le città -satellite» (tipo Milano 2, per dire).Ad «acquisire settimanali di battaglia» e a «coordinare molte tv da impiantare a catena per controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese». A «dissolvere la Rai Tv in nome della libertà di antenna». Fatto! Lievemente più prudente del confratello Silvio, Gelli si accontentava di pochi “ritocchi alla Costituzione”, non potendo immaginare la riscrittura di 43 articoli in una baita del Cadore. Quanto alla politica fiscale, si limitava all'«abbattimento delle aliquote per le donazioni»: nel 2001 l'allievo ha superato il gran maestro e le ha direttamente azzerate. Persino il rientro dei capitali dall'estero è un'idea del Venerabile: «Concessione di sgravi fiscali – scriveva nel Piano – ai capitali stranieri per agevolare il ritorno di capitali dall”estero». Nel 2002, con lo scudo fiscale, è stato accontentato. Restano, purtroppo, alcuni punti del Piano ancora inapplicati. Per esempio la pretesa di riservare l'ingresso al «Club» a «uomini omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale» (in Parlamento siede una trentina di,condannati). O la proposta di una draconiana «legislazione anti-monopolio modello Usa». Che, se importata in Italia, vieterebbe a un privato di controllare più di una tv (figurarsi sei). A ripeterle oggi, quelle idee pericolose, Gelli passerebbe per comunista. Il test psico-attitudinale lo farebbero a lui.
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