Il fiscalista Uckmar Â«àˆ impossibile ridurre le tasse!»

Il taglio delle tasse agli italiani? Un”utopia, ora come ora. Una riforma che parlava nel 2001 di una riduzione di 50 miliardi di euro evidentemente non era possibile. Diciamo che siamo partiti facendo sognare, come succede quando i politici sono in cerca di consensi. Ne è convinto Victor Uckmar, fiscalista di fama internazionale.


Professore, un giudizio sulla manovra fiscale del governo.
«Intanto dalla fantasia siamo tornati alla realtà delle cose. Una riforma che parlava nel 2001 di una riduzione di 50 miliardi di euro evidentemente non era possibile».

Perchè parla di illusione?
«Perchè si attribuivano compiti già dello Stato alle Regioni senza che queste avessero un proprio gettito per sopperire alle necessità territoriali. Diciamo che siamo partiti facendo sognare, come succede quando i politici sono in cerca di consensi».

E poi?
«Poi si sono accorti che la coperta era corta. Mentre il mondo intero era in crisi per gli avvenimenti legati al terrorismo, il nostro ministro delle Finanze è andato avanti un po” alla cieca, senza rendersi conto della nuova situazione economica. Lo scenario era mutato, si dovevano modificare i traguardi, e non è stato fatto. Per non parlare del federalismo fiscale».

Parliamone invece
«Questo famigerato federalismo fiscale â€â€� si diceva: meno compiti allo Stato e più agli enti territoriali con potere tributario di questi per sopperire alle esigenze â€â€� è fallito perchè la modifica al titolo quinto della Costituzione che prevedeva il potere legislativo delle Regioni e quindi un”autonomia finanziaria locale, non ha sortito praticamente effetti. Le uniche leggi, si fa per dire, degne di nota, le ho viste in Sicilia, per le cosiddette pipe-line (tecnologie utilizzate per gasdotti e raffinerie ndr), e in Toscana, per l”esportazione del marmo di Carrara».

Risultato?
«In quattro anni la finanza locale non soltanto non stata capace di produrre 1egi, ho anche la sensazione che non ci siano le basi giuridiche e soprattutto che non ci sia la volontà ».

Il governo dice che nel 2006 tagliera le tasse agli italiani…
«Parliamo di misure molto limitate. Nessuno può nascondersi che c”è da coprire l”indebitamento pubblico, quantomeno il pagamento degli interessi relativi, e se si sta con i piedi sulla terra, la riduzione delle tasse è improponibile. Casomai la strada da seguire è un”altra».

Quale?
«Quella di tentare di ridurre gli oneri fiscali che comportano costi per le imprese. La teoria attuale è: lasciamo più soldi nelle tasche dei contribuenti, che così li vanno a spendere e si rimette in moto l”economia. Il rischio però è che questi soldi, ammesso che saltino fuori, vadano spesi in prodotti esteri per un fatto di concorrenza nei prezzi. E allora, se c”è veramente Ic spazio per una riduzione delle imposte, utilizziamolo per incidere sui gravami fiscali delle imprese».

Un esempio?
«Noi abbiamo i costi più alti in fattc di elettricità , gas, benzina. E per giunta c”è un”incidenza delle accise per cui più aumenta il prezzo di queste materie più aumenta il prelievo delle accise. Vediamo di ridurre queste ultime, permettendo alle imprese di produrre a costi inferiori».

Perchè non lo si fa?
«Perchè ciò probabilmente non porta abbastanza voti, e allora si sorvola».
Nel 2005 parte il taglio deII”lrap «Vedremo con quali effetti. Certo l”Irap è un”imposta che colpisce addirittura il costo del lavoro. Inizialmente se ne prevedeva una graduale abolizione, ma continuiamo a essere lontanti dall”obiettivo, anche perchè l”lrap rappresenta un grosso gettito per le Regioni».

L”ex ministro Tremonti ha parlato di una probabile manovra correttiva…
«Le aspirazioni di Tremonti sono ben note, vuole fare il premier, le sue dichiarazioni vanno lette come una candidatura alle prossime elezioni, e mi pare che lui stesso non ne faccia mistero».

Il supereuro, o se preferisce il mini-dollaro, minano la crescita di Eurolandia?
«Non è che gli Usa tengono basso il dollaro per ragioni di concorrenza commerciale, io ritengo che il dollaro è giù per la drammaticità del bilancio americano, parliamo d un passivo di 500 mìliardi di dollari. E finchè ci sono Cina e Giappone che comprano dollari ancora si regge, vorrei sapere cosa succede se facessero marcia indietro».

Una Hiroshima finanziaria, per dirla con l”economista dell”Aspen, Paolo Savona?
«Non ci sono dubbi».

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